Si è dimesso poche ore dopo l’arrivo dell’avviso di garanzia per concorso in calunnia. Eletto il 10 marzo scorso  Pierluigi Marquis lascia la presidenza della Regione Val d’Aosta. Dal misterioso ritrovamento di 25mila nella scrivania nell’ufficio del governatore sono trascorsi poco più di tre mesi. Ed è proprio per quel motivo che Marquis è finito indagato, insieme al suo segretario particolare Donatello Trevisan e all’ex presidente del Consiglio regionale Marco Viérin.

L’ipotesi formulata dagli investigatori è che il denaro, di cui Marquis aveva denunciato il ritrovamento alla polizia il 22 giugno, siano stati messi nell’ufficio del Presidente della Regione dopo il 10 marzo, data del suo insediamento. Assieme al denaro alla polizia era stata consegnata anche altra documentazione, tra cui una tessera bancaria in uso al precedente presidente, Augusto Rollandin. Per questo gli inquirenti credono che potesse trattarsi di un “pacchetto preconfezionato” ai danni dello stesso. La notizia dell’avviso di garanzia ha scatenato le opposizioni che hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Marquis: il governatore, però, ha deciso di dimettersi. “Non ci sono elementi che consentano, allo stato, di attribuire quei soldi a Marquis”, ha commentato l’avvocato Jacques Fosson, legale di Marquis. “Io rispondo di fronte a tutti i valdostani di quello che faccio  e sono estraneo a questa vicenda”, ha detto l’ormai ex presidente.

Nei suoi confronti e in quelli degli altri due indagati non è stata adottata alcuna misura cautelare. Non è escluso che vi siano altre persone sottoposte a indagini. Nella mattinata di oggi sono stati acquisiti dal personale della squadra mobile e della Digos della questura di Aosta documentazione, telefoni e computer degli indagati. Durante le indagini sono state sentite circa quindici persone. Marquis non è mai stato ascoltato, al contrario di Rollandin. Alcune testimonianze – secondo l’Ansa – sono state fondamentali nella svolta delle indagini che sono ancora in corso. L’ipotesi di corruzione, formulata in un primo momento, è stata abbandonata.

La Procura, a luglio, aveva aperto un fascicolo modello 45, ovvero relativo ad atti che non costituiscono una notizia reato, e delegato le indagini a Digos e Squadra Mobile, con il coordinamento dal pm Luca Ceccanti. Era stato deciso di sottoporre le banconote ad accertamenti tecnici per stabilire la data di emissione e la provenienza, ma anche i documenti che erano assieme ai soldi. A scoprire quella che si pensava potesse essere una mazzetta erano stati, verso le 21, gli operai che stavano sostituendo la scrivania in legno con una nuova in vetro nell’ufficio del presidente al secondo piano di Palazzo regionale. Lavori programmati alla sera proprio per approfittare dell’assenza degli impiegati. Durante lo spostamento del mobile il nascondiglio si era rivelato con il suo contenuto.

L’attuale presidente era stato subito avvisato e a sua volta aveva allertato la polizia. Gli agenti avevano sequestrato tutto, soldi e documenti, e portato il materiale in Questura. Il compito non facile di cercare impronte digitali sulle banconote era stato affidato alla Scientifica. C’era chi parlava di una polpetta avvelenata per l’attuale presidente, chi aveva tirato in ballo i predecessori. Dal 2002, anno di introduzione dell’euro, a Piazza Deffeyes si sono succeduti cinque presidenti: Dino Vierin (fino a dicembre 2002), Roberto Louvin (2002-2003), Carlo Perrin (2003-2005), Luciano Caveri (2005-2008) e Augusto Rollandin (2008-2017). Caveri era stato subito escluso dalla “lista dei sospettati” perché non aveva mai usato quella scrivania. Oggi il primo passo dell’inchiesta: per la procura i tre indagati avrebbero mentito accusando Rollandin che sapevano essere innocente.