“Sono entrata nella stanza, ma solo per pulirle la bocca. Volevo aiutarla, ma non ho nulla a che vedere con l’omicidio”. È questa la versione della donna di 78 anni indagata per l’omicidio di Dolores De Bernardi, la degente di 91 anni della Casa di Riposo Don Guanella di Como deceduta per probabile soffocamento due settimane fa. La donna, moglie di un paziente ospitato nella struttura di ricovero, proclama la sua totale estraneità alla vicenda, ammettendo però di essere entrata nella stanza nella quale stavano riposando la vittima e un’altra paziente, 94enne, iscritta anche lei nel registro degli indagati. “Ma – trapela dagli inquirenti – più che altro per un atto dovuto”. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, la donna avrebbe infilato due guanti in lattice nella bocca della vittima, forse perché esasperata dalle continue urla e dalle lamentele provenienti dalla camera di degenza della De Bernardi. La vittima, infatti, gravemente malata, con deficit cognitivi, si trovava proprio sotto il mini appartamento nel quale, invece, alloggiano la principale indagata dell’omicidio e il marito.

A quel punto – secondo la ricostruzione – si sarebbe allontanata rapidamente dalla camera, tornando al fianco del marito al piano superiore. Il corpo senza vita della De Bernardi era stato ritrovato pochi minuti più tardi, intorno alle 18.30, da un’infermiera della struttura che in quel momento stava facendo visita nelle varie camere dei degenti. Fin dal primo istante era chiaro che la paziente non era morta per causa naturale. La donna è infatti deceduta per soffocamento. Un vero e proprio giallo all’interno di una struttura di eccellenza. Inizialmente i sospetti, più che altro per una questione di logica, si erano concentrati sulla compagna di stanza della vittima, anche lei ultranovantenne, oltre che affetta da deficit cognitivi: una pista che non convinceva viste le sue condizioni di salute. Nelle ultime ore è arrivata la svolta investigativa. Negli ultimi giorni, stando alle prime risultanze, smascherate, pare, dal personale della casa di riposo, la 78enne avrebbe arraffato dei guanti in lattice da un carrello in dotazione alla struttura e, probabilmente con l’obiettivo di depistare gli investigatori avvalorando i sospetti che si erano concentrati sulla compagna di camera della vittima, poi nascosti tre volte all’interno della camera della De Bernardi. Una volta sotto il cuscino, un’altra volta sul divano e in una circostanza anche nella borsa della degente che era indagata in prima battuta. Circostanze che le sono costate, oltre all’accusa di omicidio volontario, anche quella di calunnia. La posizione della compagna di camera della De Bernardi, a questo punto, si sarebbe di molto alleggerita (anche se resta indagata). La principale sospettata è stata interrogata a lungo davanti al magistrato titolare del fascicolo, il Pm Simona De Salvo, e agli agenti della squadra mobile di Como. Ma nessuna ammissione rispetto al delitto. La direzione, contattata telefonicamente, per il momento non rilascia dichiarazioni ufficiali.