Osman Matammud è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni. Il 22enne di origine somala in carcere dal settembre scorso nel capoluogo lombardo e imputato a Milano con l’accusa di avere ucciso, torturato e stuprato decine di persone in un campo in Libia., è stato giudicato colpevole dalla Corte d’Assise, presieduta da Giovanna Ichino, dopo circa 5 ore di camera di consiglio. Il giovane rispondeva di omicidio plurimo, sequestro di persona a scopo di estorsione di alcune centinaia di suoi connazionali e violenza sessuale su decine di ragazze.

Il 22enne rendendo dichiarazioni spontanee in mattinata aveva detto: “Sono innocente, non ho mai commesso i fatti di cui mi si accusa”. Il giovane ha assicurato alla Corte di avere “sempre detto la verità” e ha sottolineato di volersi “affidare alla giustizia italiana”. Secondo le indagini coordinate dal pm Marcello Tatangelo, il giovane sarebbe stato uno dei capi di Bani Whalid, un campo nei pressi della capitale Tripoli, dove avrebbe perpetrato violenze sessuali, omicidi e torture nei confronti di decine di persone rimaste sotto sequestro fino a quando non avessero ottenuto il denaro con cui pagare il viaggio verso l’Europa. Secondo il pm, Matammud è “un sadico, uno che si diverte a torturare e a uccidere. Ha solo 22 anni, e si è sentito onnipotente ad avere nelle sue mani la vita di centinaia di persone”. Diversa la ricostruzione del difensore, l’avvocato Gianni Carlo Rossi, secondo cui il giovane “non era uno dei capi del campo di Bani Whalid, ma un migrante che ha viaggiato con altri migranti”. Presenti questa mattina in aula due delle presunte vittime di Matammud. In totale nel processo sono stati sentiti 17 migranti (alcuni in aula, altri in sede di incidente probatorio) che sarebbero stati seviziati, stuprati dal somalo o che avrebbero assistito alle sue violenze.