Sempre più “nuovi italiani”, soprattutto tra i giovanissimi: il 41% dei 184.638 che lo scorso anno hanno ottenuto la cittadinanza è under 20. Ma meno permessi di soggiorno. Crollati, in particolare, quelli per motivi di lavoro. E’ quello che emerge dai dati Istat sui cittadini non comunitari che vivono nella Penisola. Da diversi anni, è la premessa dell’istituto di statistica, “si è passati dall’epoca delle migrazioni per lavoro e – successivamente – per famiglia a quella caratterizzata da nuovi flussi sempre più spesso motivati dalla ricerca di asilo politico e protezione internazionale“.

Così spiega perché durante il 2016 siano stati rilasciati 226.934 nuovi permessi di soggiorno (il 5% in meno rispetto all’anno precedente) di cui però solo 12.873 per lavoro, il 41% in meno rispetto al 2015. Continua, invece, la rapida crescita dei nuovi permessi per motivo di asilo e protezione umanitaria che raggiungono il massimo storico: 77.927, il 34% del totale.

Sono sempre più numerosi poi i cittadini non comunitari che acquisiscono la cittadinanza italiana: 184.638 nel 2016, da meno di 50mila del 2011. Sono stati soprattutto albanesi (36.920) e marocchini (35.212), che insieme rappresentano oltre il 39%. L’incremento ha riguardato con maggiore rilevanza i giovanissimi: bambini e ragazzi con meno di 20 anni rappresentano il 41,2% di coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2016. Seguono India (9.527) Bangladesh (8.442), Pakistan (7.678) e Repubblica di Macedonia (6.771). Tra il 2015 e il 2016 sono aumentate le acquisizioni di cittadinanza dei brasiliani che verosimilmente diventano italiani in base allo ius sanguinis. Spicca tra i primi dieci paesi l’assenza della Cina, una collettività numerosa e caratterizzata da un periodo di presenza sufficientemente lungo per consentire l’accesso alla cittadinanza per residenza.

Circa 61mila dei giovani nuovi cittadini, sottolinea il report, sono nati in Italia. Nel 67% circa dei casi registrati nel 2016, il passaggio dalla cittadinanza straniera a quella italiana è avvenuto senza che i giovani interessati abbiano mai vissuto direttamente l’esperienza migratoria. E’ molto aumentato il numero di coloro che ricevono la cittadinanza per trasmissione dai genitori e di coloro che, nati nel nostro Paese, al compimento del diciottesimo anno di età, scelgono la cittadinanza italiana: sono passati da circa diecimila nel 2011 a quasi 76mila nel 2016. Se passasse la legge sullo ius soli, questi ragazzi potrebbero chiedere la cittadinanza senza attendere di avere 18 anni, dopo il superamento di un ciclo scolastico nel nostro Paese.

Tra il 2012 e il 2016 sono stati oltre 541mila i cittadini non comunitari divenuti italiani. Di questi, più di 24mila si sono poi trasferiti all’estero nello stesso periodo. La stabilizzazione sul territorio comporta anche una crescita del numero di famiglie con un cittadino extra Ue, che hanno superato la soglia di 1,3 milioni Di queste, quelle “miste” in cui è presente almeno un italiano, sono oltre 328mila (il 24,5% del totale).