È Franco La Torre l’assessore alla Legalità designato Fabrizio Micari, il candidato governatore sostenuto dal Pd e da Angelino Alfano. È il figlio di Pio La Torre, il segretario del Pci assassinato a Palermo il 30 aprile del 1982. Lo ha annunciato lo stesso rettore dell’università di Palermo durante una conferenza stampa a Catania. “Sono onorato di potere servire la mia terra”, è il commento di La Torre, che ha spiegato di non aspettarsi un invito simile. A preoccuparlo è soprattutto il fatto che è quello alla Legalità è un assessorato mai esistito finora. “Quando c’è stata una prima o una seconda volta si può sempre imparare dagli errori – spiega – quando si è i primi a ricoprire un ruolo è ancora più difficile, ma io cercherò di fare del mio meglio”.

L’assessore designato ha sottolineato di non essere “un maresciallo dei carabinieri né  il capitano della Guardia di Finanza faccio altro, per me la legalità non è catturare il mafioso ma attuare la democrazia. La mafia – aggiunge – opera per rubarci il bene pubblico, rubandoci i nostri diritti fondamentali, la legalità e l’affermazione dei diritti”.

La delega che gli spetterebbe in caso di vittoria di Micari, comunque, non sarebbe solo alla Legalità ma anche la cooperazione, compresa quella internazionale. “Da trent’anni mi occupo di sviluppo e cooperazione nel Mediterraneo”, spiega Franco La Torre, che nel 2013 era stato candidato alle elezioni politiche con Rivoluzione civile di Antonio Ingroia. “Ognuno fa i suoi errori – sorride – non rinnego le mie scelte, ma dico che alla luce di come si sono poi svolti i fatti, potevo risparmiarmi quella candidatura”.

Già dirigente di Libera, La Torre due anni fa era entrato in rotta di collisione con don Luigi Ciotti. “Mi ha cacciato con un sms. Nemmeno con una telefonata ma con un sms. Perbacco, ho 60 anni e penso di meritare rispetto e buona educazione”, aveva detto il figlio di Pio La Torre in un’intervista all’Huffington Post. Il motivo della “espulsione” era da collegare all’intervento di La Torre all’assemblea di Libera, a inizio novembre del 2015, nella quale il figlio del politico ucciso dalla mafia aveva toccato alcune questioni sulle quali, secondo lui, l’associazione era apparsa assente, come Mafia Capitale, ma soprattutto gli arresti a Palermo del presidente di Confindustria regionale e del magistrato che guidava l’organismo per i beni confiscati, Silvana Saguto.