Prima la sindaca di Barcellona Ada Colau, poi il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. A poche ore dal discorso che il presidente Carles Puigdemont terrà alle 18 davanti all’assemblea catalana, che potrebbe poi approvare una dichiarazione di indipendenza, si moltiplicano gli appelli alla cautela. In una dichiarazione istituzionale sulla crisi, l’esponente di Catalunya en Comú si è rivolta al primo ministro Mariano Rajoy e a Puigdemont auspicando che “non prendano nessuna decisione che possa minare la possibilità di uno spazio di dialogo“. Il presidente della Generalitat non dovrebbe dunque dichiarare unilateralmente la secessione dalla Spagna, mentre Rajoy dovrebbe astenersi dal fare ricorso all’articolo 115 della costituzione – quello che consente di sospendere l’autonomia – per imporre la sua autorità sulla Catalogna. “Ci troviamo davanti alla crisi istituzionale più grave in questo paese dall’avvento della democrazia“, ha detto la Colau, aggiungendo che i risultati del referendum del primo ottobre “non possono essere un avallo per proclamare l’indipendenza”.

Ma l’appello non sembra essere andato a segno, almeno dalle parti di Madrid. Il governo ha infatti continuato a ribadire che impedirà con ogni mezzo l’indipendenza catalana. La numero due dell’esecutivo spagnolo, Soraya Saenz de Santamaria, ha avvertito che se il presidente dell’esecutivo della Catalogna dichiarerà l’indipendenza della regione “bisogna essere pronti a tutto” per “il ripristino della legge e della democrazia”. Quanto a Puigdemont, secondo alcuni analisti potrebbe ripiegare su una dichiarazione che rinvii di sei mesi l’indipendenza. Tusk, parlando dalla plenaria del Comitato europeo delle Regioni, gli ha chiesto di “non annunciare una decisione che renderebbe il dialogo impossibile. La diversità”, ha detto, “non deve portare al conflitto, le cui conseguenze sarebbero cattive per i catalani, la Spagna e tutta l’Europa. Cerchiamo sempre ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”.

Se proclamerà l’indipendenza, il presidente dell’esecutivo della Catalogna rischia l’arresto. O almeno è quello che ha minacciato il portavoce del Partito Popolare al governoo, con un chiaro riferimento a LLuis Companys, che nel 1934 dichiarò l’indipendenza catalana e fu subito arrestato per ordine di Madrid. “Speriamo che non verrà dichiarato nulla, perché chi la dichiarerà finirà come chi l’ha dichiarata 83 anni fa”, ha detto Pablo Casado, riferendosi a Companys. Il paragone è più che infelice perché quattro anni dopo l’arresto, avvenuto prima della guerra civile, Companys fu fatto fucilare da Francisco Franco. Casado ha poi dovuto precisare che si riferiva all’arresto, non all’esecuzione, ma comunque le sue parole non hanno contribuito a calmare gli animi.

In attesa del discorso, che si terrà alle 18, l’associazione indipendentista Assemblea Nacional Catalana aveva convocato una manifestazione a sostegno della dichiarazione unilaterale dell’indipendenza nel parco di Ciutadella, di fronte al Parlamento. Ieri sera ha deciso però di limitarla alla passeggiata di Lluís Companys. I Mossos d’Esquadra hanno del resto chiuso il parco per tutta la giornata, “per motivi di sicurezza”. Dall’alba hanno posizionato alcuni furgoni davanti all’ingresso del Parque e davanti alla sede del Parlamento. La Guardia civil dal canto suo ha chiesto alla giudice dell’Audiencia Nacional spagnola, Carmen Lamela, di ordinare il blocco dei conti dell’Assemblea Nacional Catalana e di Omnium Cultural nella causa aperta per sedizione nei confronti dei loro dirigenti, Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, nonché del capo dei Mossos d’Esquadra.

Intanto il presidente del Tribunale di giustizia in Catalogna ha deciso di affidare la responsabilità della sicurezza del Palazzo di Giustizia alla polizia spagnola, togliendola ai Mossos d’Esquadra. E continua la fuga delle aziende che temono di ritrovarsi fuori dall’Unione europea nel caso in cui la Generalitat si dichiari indipendente. Lunedì anche il gestore autostradale Abertis ha deciso di spostare la propria sede sociale da Barcellona e Madrid “al fine di mantenere la normale operatività della società e con il fine di proteggere i suoi interessi generali”. Stessa scelta per il gruppo farmaceutico Indukern. Il portavoce del ‘Govern’ catalano, Jordi Turull, ha denunciato pressioni dell’esecutivo di Madrid sulle imprese catalane perché trasferiscano le loro sedi sociali in altre regioni spagnole. Turull ha avvertito che cercando di indebolire l’economia catalana si rischia di danneggiare quella di tutta la Spagna. Secondo la stampa spagnola, si stanno registrando anche forti movimenti di fondi provenienti da conti correnti catalani. I risparmiatori stanno trasferendo i soldi nelle filiali fuori dalla Catalogna, in particolare nella cittadina di Fraga, nella provincia aragonese di Huesca, e nella vicina Aragon, a pochi chilometri da Lleida.