L’anno scorso l’Arabia Saudita era riuscita a far escludere dal rapporto del Segretario generale delle Nazioni unite sui bambini nei conflitti armati la coalizione che, sotto la sua guida militare, bombarda lo Yemen dal marzo 2015 . Quest’anno non ce l’ha fatta, ma le sue pressioni hanno comunque costretto l’Onu a fare un nuovo inchino.

Il rapporto diffuso venerdì, che si riferisce all’anno 2016, include sì la coalizione guidata dall’Arabia Saudita tra i paesi il cui operato nei conflitti ha causato gravi violazioni del diritto internazionale ai danni dei bambini. Ma, attenzione, per non infastidire troppo la famiglia reale saudita, è stata appositamente creata una nuova categoria: quella dei paesi che “durante il periodo cui si riferisce il rapporto hanno posto in essere misure per migliorare la protezione dei bambini”.

Quali sarebbero queste misure? Quelle che nel 2016 hanno “protetto” i bambini yemeniti uccidendone “solo” 683? O quelle che due settimane fa hanno ucciso sette bambini durante il bombardamento di un quartiere della capitale yemenita?

Secondo l’Unicef, dal 26 marzo 2015 al 31 marzo 2017 nel conflitto dello Yemen i bambini uccisi sono stati almeno 1595, quelli feriti 2542. La maggior parte dei morti e dei feriti chiama in causa la coalizione a guida saudita.