di Carblogger

In una ricerca di Deutsche Bank del 1° ottobre, un analista ha alzato il rating di General motors da “hold” (mantenere) a “buy” (comprare). Lo studio si basa sul fatto che l’azienda americana sarà pronta con le auto a guida autonoma molto prima del previsto, addirittura si parla di trimestri e non anni. Molto prima di quanto non lo sia, allo stato attuale, Tesla.

Accanto a questa argomentazione c’è il fatto che Gm offrirà servizi legati alla mobilità alternativa e che questo business potrebbe essere separato per creare nuovo valore per gli azionisti.

Questa la premessa, ma chi ha fatto questa previsione? Si tratta di Rod Lache, lo stesso analista che, nel 2008, bollava le azioni Gm come “prive di valore”, consigliando di stare alla larga dall’azienda in vista di una prossima bancarotta. La storia poi la conosciamo. Gm ha portato i libri in tribunale, ma Stati Uniti e Canada l’hanno salvata.

Insomma, le previsioni di Lache vanno almeno lette. In questo caso non è tanto quello che dice di General motors quanto piuttosto l’altra previsione che ha fatto e che in realtà è passata un po’ in sordina. Le auto a guida autonoma saranno elettriche e questo estende di molto la loro vita. Lache aveva previsto che la vita delle “nuove” auto sarebbe stata di circa 210mila miglia, ma ha esteso questa distanza a 400mila- 1milione di miglia, dopo aver parlato con i manager di General motors. Questo ha delle implicazioni davvero importanti, lato utenti ma, soprattutto, lato aziende e indotto.

Si tratta ovviamente solo di un esercizio, ma cosa significa avere un’auto che può fare quasi 650mila km? Se ipotizziamo un consumo medio di circa 20mila km all’anno significa che si può tenere la macchina per più di 30 anni. E le case auto come faranno a fare i bilanci? Avranno meno modelli e meno turnover, meno ricavi ricorrenti. Un’auto che dura 6 lustri avrà bisogno di tanti cambi di batteria e una manutenzione che, anche se nelle auto elettriche è inferiore, sarà a scadenze fisse. Ecco quindi che subentra un nuovo modello di business che le case auto si devono inventare.

E’ quello che sta facendo ad esempio Volvo con il lancio dell’abbonamento per la XC40. Ci si abbona online, si paga un canone per due anni e poi, se non si vuole riscattare l’auto, la si restituisce. A questo punto i concessionari “ricondizionano” l’auto, proprio come si fa con i cellulari, e la offrono ancora in un abbonamento di seconda mano, che costerà meno.

Un processo che può andare avanti per tantissimo tempo visto che le auto avranno una vita sempre più lunga. I concessionari quindi non avranno più bisogno di un venditore ogni 80 auto vendute ma avranno bisogno di più meccanici nelle officine che, probabilmente, avranno una clientela più fidelizzata rispetto a quanto non accada ora.

Quindi meno auto nuove e più ricavi che arriveranno dai servizi legati alla mobilità alternativa (car sharing e compagnia cantante) ma anche concessionari molto diversi, officine più importanti e nuovi lavori che potrebbero nascere. Scatenate la fantasia, magari chiedendo prima un consiglio a Lache.

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