Ci ha scritto un libro nel 2014 (Milano sull’acqua. Ieri, oggi e domani, ed. Skira). Due anni dopo l’ha messo come obiettivo nel programma elettorale per diventare sindaco. Ora Beppe Sala può cantare vittoria, almeno per metà: il suo progetto per la riapertura dei Navigli sarà sottoposto a referendum. Da tenere nella primavera 2018, abbinandolo alle Regionali o alle Politiche, per abbattere i costi. “Intendiamo chiedere ai cittadini se condividono o meno questa scelta – ha detto Sala in consiglio comunale – Riteniamo che un dibattito pubblico sulla materia sarebbe certamente utile”. L’ordine del giorno presentato dal capogruppo del Pd Filippo Barberis, in cui si è deciso di procedere con la consultazione popolare per decidere se andare avanti o meno con il progetto, è stato approvato con i 27 voti favorevoli della maggioranza, l’astensione dei consiglieri del M5s e la non partecipazione al voto del centrodestra. Unico voto contrario quello di Basilio Rizzo (della lista di sinistra Milano in Comune).

Il progetto, presentato da Sala a luglio, prevede la riapertura dei Navigli in due fasi. La prima, che il sindaco di Milano vorrebbe vedere completata entro il 2022, prevede la riapertura di 2 chilometri d’acqua (su un totale di 7,7) per un investimento di circa 150 milioni di euro. Si tratta del prolungamento della Martesana in via Melchiorre Gioia, passando in corrispondenza della Conca dell’Incoronata-San Marco e della futura fermata della metropolitana Sforza-Policlinico, arrivando in piazza Vetra e infine nella nuova Darsena. In questa fase si potranno sfruttare i lavori per la realizzazione della nuova linea blu della metro, la M4.

La seconda parte del progetto, quindi la riapertura completa dei 7,7 chilometri di Navigli, avrà bisogno di un investimento di circa 350 milioni, per un totale di 500 milioni di spesa. “Sulla seconda parte si deciderà più avanti – ha detto Sala – quando la città avrà metabolizzato gli impatti di un cantiere così rilevante come quello della M4”. In ogni caso, continua il sindaco “il progetto è costruito in modo tale che, se per qualunque motivo in futuro si riterrà di non procedere alla riapertura completa, esso avrà una sua grande validità autonoma“. E alle critiche dell’opposizione sul fatto che già 6 anni fa a Milano si era tenuta una consultazione popolare (con esito positivo) sulla possibile riapertura dei Navigli, Sala ha risposto che il progetto attuale è “concreto, misurabile, tecnico e specifico, con costi, scadenze e trasformazioni urbane ben definite, metro per metro. Ci sono tutti gli elementi che possono consentire una scelta collettiva consapevole“.

Basilio Rizzo, che ha espresso l’unico voto contrario in consiglio comunale, ne fa una questione di “priorità politica”. “La priorità di un sindaco dovrebbe essere quella di diminuire le diseguaglianze sociali in città e invece questo progetto le aumenta, perché è una pura e semplice opera di abbellimento che riguarda i soliti quartieri”, spiega il consigliere di Milano in Comuneilfattoquotidiano.it. “Mi sono ripromesso che, prima di votare un qualunque provvedimento, valuterò a vantaggio di chi quel provvedimento andrà. E la riapertura dei Navigli, fatta così, avvantaggerà solo pochi cittadini. Inoltre non possiamo permetterci di spendere 500 milioni su questo progetto, soldi sulla cui disponibilità non c’è certezza“, continua Rizzo. Su questo punto Sala ha detto che chiederà “alla Regione e allo Stato di fare la propria parte” e che “un impegno particolare lo metteremo per reperire fondi europei“. “Un ruolo rilevante potranno poi averlo i privati: contiamo sulla loro generosità”, ha spiegato il sindaco in consiglio comunale, aggiungendo che il Comune da parte sua impegnerà fondi in conto capitale fino al 2022.

Secondo Rizzo, anche nel merito il piano di Sala non convince. “Il progetto non ci è mai stato illustrato nei dettagli e ne conosciamo, a grandi linee, solo la prima parte – continua il consigliere – Inoltre l’elemento della navigabilità dei Navigli è stato messo da parte: si tratta solo della riapertura di alcuni tratti, non collegati tra loro, che riemergeranno qua e là con delle sorte di laghetti“. Altri provvedimenti, conclude, “migliorano la qualità della vita di un cittadino, a partire dall’edilizia popolare. Io l’avevo detto a Sala: un sindaco dovrebbe vivere in periferia, per rendersi conto dei problemi di una città”.