Aiutarli a casa loro? Dobbiamo ripartire dall’ambiente, e “disinnescare la bomba climatica ambientale che altrimenti molto presto scoppierà”. Parola del fisico climatologo Antonello Pasini dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr) e del diplomatico italiano Grammenos Mastrojeni. Il loro libro, ‘Effetto Serra, Effetto Guerra‘ edito da Chiarelettere, contiene analisi e dati sui mutamenti climatici messi in relazione con migrazioni e guerre.

“Se il clima cambia in situazioni di povertà o non equilibrio politico diventa la goccia che fa traboccare il vaso”, dice Grammenos Mastrojeni a ilfattoquotidiano.it. “E questo è particolarmente vero nelle zone da cui vengono le persone che migrano in Italia”. Le testimonianze “che arrivano dal Sahel, dal lago Ciad ormai visibilmente ristretto, sono significative”, aggiunge Antonello Pasini. “Fino a qualche anno fa, quando arrivava Boko Haram, veniva cacciato dalle comunità locali a sassate. Ora le persone non sanno come mantenere le famiglie, quindi quando arriva Boko Haram e dice ‘ti diamo 500 dollari al mese se vieni a fare la Guerra Santa con noi’ la gente, a volte, li segue”.

9 migranti su 10 vengono dal Sahel, ricorda ancora Grammenos. “Le primavere arabe e la crisi siriana dipendono anche dal cambiamento climatico”. Una situazione che, si legge nel libro, la comunità scientifica non esita a definire come “sesta estinzione di massa” nella storia del pianeta, “sottolineando che la rapidità di sparizione delle specie è maggiore di quella documentata nei cinque grandi cicli di estinzione planetaria del passato, compreso l’asteroide che 65 milioni di anni fa decretò probabilmente la fine dei dinosauri”. “Il grosso gap è nella consapevolezza della gente”, conclude Grammenos. “Bisogna ripartire da lì”.