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Qatar, l’isolamento diplomatico non minaccia l’impero del gas

Qatargas, la più importante società di gas naturale liquefatto del mondo, ha annunciato l’accordo a medio termine con Botaş Petroleum Pipeline Corporation (Botaş). Secondo le condizioni dell’accordo, Qatargas consegnerà 1,5 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl) all’anno per tre anni. Saad Sherida Al-Kaabi, presidente e amministratore delegato di Qatar Petroleum e presidente del consiglio di amministrazione di Qatargas, ha dichiarato che questo nuovo accordo con Botaş rafforzerà ulteriormente il rapporto tra Qatar e Turchia.

Tutto ciò nonostante le misure diplomatiche e commerciali dei sauditi contro l’Emirato governato dalla famiglia Al-Thani. Il Qatar oggi è uno dei più importanti Paesi produttori ed esportatori di gas naturale e fornisce all’Italia ed a parte dell’Europa un prodotto che settimana dopo settimana arriva nei nostri porti e nei terminali di rigassificazione.

A causa dell’ dell’instabilità della Libia, di sicuro non più sinonimo di sicurezza, il Qatar oramai è il terzo fornitore di gas per il nostro Paese, avendo superato proprio oggi la Libia. Nel 2016, infatti, secondo i dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico, Doha ha consegnato all’Italia 5,8 miliardi di metri cubi di gas, coprendo pressoché la totale fornitura di gas naturale liquefatto per il nostro Paese.

Il gas qatarino finisce al rigassificatore situato a Rovigo, denominato Adriatic Lng. Il rigassificatore di Rovigo, di cui Edison è azionista, è in grado di coprire circa il 10% della domanda nazionale di gas naturale, ovvero 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno. L’impianto è gestito dalla società Adriatic LNG di cui Edison detiene una quota del 7,3%. Gli altri azionisti sono ExxonMobil Italiana Gas (70,7%) e Qatar Terminal Company Limited (22%). Il terminale Adriatic LNG è la prima struttura off-shore al mondo in cemento armato per la ricezione, lo stoccaggio e la rigassificazione di gas naturale liquefatto (Gnl).

Persino la Russia, regina dell’export si è dovuta inchinare dinanzi al Qatar. Infatti la capacità di liquefazione della Russia, nonostante le enormi riserve, è inferiore ai 30 milioni di tonnellate l’anno, contro i poco meno di 80 milioni del Qatar. A quanto pare il Qatar può godere del sostegno dell’Iran, due Paesi uniti proprio nel gas. Si tratta del South Pars/North Dome, considerato ad oggi il più grande giacimento di gas al mondo. Se la parte principale del giacimento si trova sotto la sovranità del Qatar, la parte rimanente appartiene invece all’Iran. Proprio quest’ultimo resta un produttore di alcune qualità di greggi impiegati a livello internazionale nella realizzazione di benzine e gasoli indispensabili ma che dopo la fine delle sanzioni non ha ancora raggiunto la fluidità commerciale tale da garantire la tranquillità contrattuale ed economica di prodotti e servizi con le aziende estere.

Pur di giocare ancora un ruolo geopoliticamente importante, gli iraniani hanno garantito a Doha una serie di rifornimenti fondamentali per la popolazione qatarina e soprattutto lo spazio aereo vitale alla sopravvivenza della stessa Qatar Airways all’indomani della clamorosa decisione del Bahrain, degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita e dell’Egitto nei confronti proprio del Qatar.

La partita energetica è appena iniziata e le draconiane posizioni dei sauditi sono relative ad un pericoloso asse Iran-Qatar. L’obiettivo è evitare il monopolio e una stabilizzazione dell’area tornando ad avere una fetta della torta equamente divisa anche se il Qatar ha ancora una carta da giocare, quel del gasdotto Dolphin, che con i suoi quasi 400 km trasporta il gas verso proprio gli Emirati Arabi e Oman.

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