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Catalogna, capo Mossos rischia 15 anni. Prefetto: “Chiedo scusa per violenze”. Giudice di Barcellona apre inchiesta sulla polizia

Enric Millo si è scusato con la popolazione catalana per le cariche subite il primo ottobre. E' il primo gesto distensivo mentre la tensione cresce sia sul fronte giudiziario che su quello economico

Dopo giorni di tensione crescente, il primo gesto distensivo sul fronte catalano arriva dal prefetto spagnolo della regione. Enric Millo ha “chiesto scusa” alla popolazione per le violente cariche della polizia domenica contro i seggi del referendum. “Ho visto le immagini e so che ci sono persone che hanno ricevuto percosse, spinte, e che c’è ancora una persona in ospedale, posso solo chiedere scusa a nome degli agenti che sono intervenuti” ha detto alla tv pubblica Tv3. E nello stesso giorno in cui Millo chiede scusa, un giudice di Barcellona ha ordinato l’avvio di una inchiesta sulle cariche della polizia mentre era in corso il referendum. Il magistrato ha deciso di indagare, dopo una denuncia del governo catalano, sull’operato della polizia in 23 centri elettorali nei quali risultarono ferite 130 persone e ha invitato la procura, che aveva definito proporzionato l’uso della forza da parte degli agenti spagnoli, a “non minimizzare la gravità” dei fatti.

Sempre sul fronte giudiziario, rischia 15 anni per “sedizione” Josep Lluis Trapero, capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, interrogato questa mattina al palazzo di giustizia di Madrid in quanto indagato in relazione ai fatti del 20 settembre, giorno in cui la Guardia civil fu assediata mentre perquisiva la sede del ministero dell’Economia di Barcellona nell’ambito di un’operazione contro i preparativi del referendum sull’indipendenza del 1° ottobre.

Trapero è arrivato vestito in uniforme, accompagnato da due agenti dei Mossos, anche loro in divisa. Sempre per oggi sono stati convocati dal giudice Teresa Planas dei Mossos, e i presidenti delle due organizzazioni pro-indipendenza Assemblea nazionale catalana (Anc) e Omnium Cultural, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. Tutti compaiono in qualità di indagati per reato di sedizione che prevede pene fino a 15 anni di carcere, ma le dichiarazioni saranno a disposizione soltanto di procura e legali della difesa. Vista l’attesa per l’udienza di oggi, è stato dispiegato un consistente cordone di polizia intorno alla sede del tribunale.

Intanto il cammino verso la dichiarazione di indipendenza non pare arrestarsi. Il Parlament catalano si riunirà lunedì, sfidando la sospensione della plenaria di lunedì imposta dalla Corte Costituzionale spagnola perché era atteso che in quella occasione potesse esserci una dichiarazione unilaterale di indipendenza. Lo ha annunciato alla Bbc il responsabile catalano degli Esteri, Raul Romeva, aggiungendo che il Parlamento regionale prenderà una decisione sull’indipendenza. Romeva ha aggiunto che la crisi sarà risolta con la politica e non tramite mezzi giudiziari.

 

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