Contrariamente a quanto si pensi, non è stato Out of Time (1991) il disco più celebrato dei R.E.M, bensì Automatic For the People (1992), uscito proprio il cinque ottobre di venticinque anni fa. Album che celebrava il gruppo di Athens con diciotto milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Possiamo affermare che l’album in questione sia anche il più bello concepito dai tre? La ricchezza policroma della discografia non aiuta certamente a fare luce. Quando si parla di Michael Stipe e soci occorre fare riferimento a una serie consistente di dischi inappuntabili. Per chi scrive, ai tempi di Automatic for the People, i Rem erano già morti e sepolti da almeno un lustro (salvo poi resuscitare clamorosamente con Monster (1994) e nel 1996 con New Adventures in Hi-Fi). Fu Green (1988), per il sottoscritto, l’ultimo grande disco concepito. Ciò nonostante la soggettività in musica lambisce i territori ampiamente sconsacrati delle opinioni e, guarda caso, si contrappone all’oggettiva bellezza di canzoni eterne, diffuse lungo una carriera cominciata nel 1980 e terminata ufficialmente nel 2011.

In termini discografici è ragionevole affermare che “inizio, centro e fine” definiscano l’iperbole musicale di una band. Generalmente i lavori migliori sono riconducibili al periodo iniziale, così come i cosiddetti dischi della maturità inscrivibili alla fase centrale della carriera. Ragionare invece sull’ultimo periodo non è semplice: gli album solitamente perdono di qualità e così, il tempo della fine, pare non arrivare mai. Diciamolo chiaramente, le rockstar su quel palco mettono radici ben più salde che quelle dei politici sotto la sedia! A differenza dei governanti, però, dietro la precisa volontà di non ritirarsi, si nasconde sovente un unico (e per certi versi) romantico motivo: il musicista fuori dal palco non sa che fare. In effetti, riflettendo, quale altro luogo potrebbe permettergli di essere artisticamente se stesso? Quale altro posto meglio di quello potrebbe restituire la magia scaturita da un atto creativo? Non è forse per questo che Mick Jagger e soci (ma possiamo estendere il concetto a molti altri), ancora oggi, saltano come grilli da una parte all’altra del mondo? Se crediamo nell’arte e nella musica, allora non è possibile sostenere che i soldi, siano l’unico reale motivo per non mollare.

Ma siccome è sempre l’eccezione a fare la regola, Stipe e soci hanno invece dimostrato che giù dal palco sanno starci, eccome! Il trio, nel 2011, ha deciso di abbandonare le scene. Mike Mills a riguardo ha detto a Repubblica: “Ci siamo sciolti per diverse ragioni. La prima era che il contratto con la Warner era finito e avremmo dovuto ragionare su cosa fare e, francamente, non ne avevamo voglia. La seconda è che il music business come noi lo conoscevamo è morto. Tutto sta cambiando e a noi non è che il nuovo faccia impazzire. La terza è che volevamo essere la prima band della storia a sciogliersi perché voleva farlo e non perché ci eravamo costretti”. Capito l’antifona? Dimenticate quindi il lato romantico qui sopra addotto, il gruppo ha deliberatamente organizzato la propria fine.

Il solito dj qualunque, riflettendo sulla scelta dei Rem, applaude incondizionatamente. Perché sarà pur vero che, a suo dire, l’intera discografia non è inappuntabile, tuttavia, nel corso degli anni, hanno saputo mantenere intonsa una cifra che, nel mondo del rock, è ancora più preziosa: lo stile.

 

9 canzoni 9 … dei R.E.M

Lato A

Drive

Radio Free Europe

Fall on Me

The One I Love

Lato B

World Leader Pretend

Texarcana

Crush With Eyeliner

Leave

Electron Blue