Kazuo Ishiguro vince il Nobel per la Letteratura 2017. Ad un anno dallo shock del Nobel a Bob Dylan, l’accademia svedese torna sul suo storico solenne incedere e offre una delle più convenzionali premiazioni da inizio secolo. Niente proseguimento sull’altare della scelta pop, pur tra le pagine scritte e non tra le strofe di un brano musicale con il solito Haruki Murakami alla finestra come favorito e di nuovo a secco, il Nobel rimane comunque con ascendenza nipponica.

Kazuo Ishiguro ha 62 anni, è figlio di genitori giapponesi trasferitesi a Guildford in Inghilterra nel 1960 quando lui aveva sei anni, e una volta diventato adulto è stato naturalizzato cittadino inglese. In 35 anni di carriera ha pubblicato sette romanzi scrivendo i primi due sul tavolo della sala da pranzo. L’ultimo libro è Il gigante sepolto (2015), in Italia con Einaudi, casa editrice che ha pubblicati anche quattro romanzi tra i suoi sei precedenti. I più conosceranno l’autore britannico perché il suo terzo romanzo, Quel che resta del giorno (1989) è diventato un celebre film diretto da James Ivory con Anthony Hopkins protagonista nella parte del silente maggiordomo tuttofare tra anni venti e trenta in una magione della campagna inglese. Come del resto la straziante opera Never let me go (Non lasciarmi, 2005), incompreso racconto sci-fi dal straziante afflato umanista, che divenne un film straordinario e sottovalutato di Mark Romanek con Keira Knightley, Carey Mulligan, ed Andrew Garfield.

“La sua scrittura è una miscela tra Jane Austin e Franz Kafka, a cui va aggiunto qualcosa di Marcel Proust, infine il tutto va agitato senza esagerare”, ha spiegato dopo l’assegnazione la segretaria dell’accademia del Nobel, Sara Danius. “È uno scrittore di grande integrità morale. Non si è mai guardato attorno nel comporre le sue opere sviluppando invece un universo estetico tutto suo”. La Danius ha poi affermato che il suo titolo preferito di Ishiguro è l’ultimo, Il Gigante sepolto, anche se Quel che resta del giorno rimane “un grande capolavoro che inizia come un libro di P.G. Wodehouse e finisce con qualcosa di kafkiano”. “È uno scrittore molto interessato a comprendere il passato, ma non come farebbe uno scrittore proustiano. Non vuole salvare il passato bensì esplorare cosa dentro di esso si deve dimenticare per sopravvivere in primo luogo come individuo, poi a livello sociale. Abbiamo appena scelto un romanziere assolutamente brillante, spero che questa nostra decisione renda felice il mondo”.

Al di là dell’ultimo romanzo, Il Gigante sepolto, Ishiguro adotta lo stile narrativo della prima persona e di questo protagonista ne fa emergere gradualmente inadeguatezze sociali, blocchi psicologici, impacci emotivi. Si veda il maggiordomo Stevens, protagonista di Quel che resta del giorno, ma anche la prima persona al femminile del suo romanzo d’esordio, Una vista pallida delle colline (1982) dove è Etsuko, una donna giapponese di mezza età, a rivelare la propria difficile collocazione in un contesto ambientale e culturale occidentale. Non a caso l’accademia del Nobel nella motivazione breve per il premio ha affermato  “che in romanzi di grande forza emotiva (Ishiguro) ha scoperchiato l’abisso sotto al nostro illusorio senso di connessione con il mondo”. Otto gli anni d’attesa per uno strano e affascinante romanzo all’apparenza storico come Il Gigante sepolto; mentre bastarono quattro settimane per scrivere Quel che resta del giorno nell’estate del 1988, rinchiuso in una casa a Sud di Londra e obbligato dalla moglie a scrivere ogni giorno dalle 9 alle 22.30, escluso la domenica, con un’ora di pausa per pranzo e due per la cena.

Sposato con l’assistente sociale Lorna MacDougall da oltre trent’anni, laureatosi in letteratura nel 1978, Ishiguro è anche un costante suonatore di chitarra, tanto che l’amico Salman Rushdie – altro perenne deluso dall’assegnazione del Nobel per la Letteratura – ha dichiarato al Guardian in onore dell’amico non con una certa ironia: “Tante congratulazioni al mio vecchio amico Ish, il cui lavoro ho ammirato ed amato fin dai tempi di Una vista pallida delle colline. E poi lui suona la chitarra e scrive brani musicali. Arrenditi Bob Dylan!”.