La Corte Costituzionale spagnola ha sospeso la sessione del Parlamento della Catalogna prevista per lunedì, giorno in cui è in calendario uno degli ultimi atti della sfida incandescente fra Barcellona e Madrid: il Parlament catalano ha deciso di riunirsi in sessione “ordinaria eccezionale” proprio il 9 ottobre per sentire il presidente Carles Puigdemont sul referendum sull’indipendenza di domenica, dichiarato “illegale” da Madrid e stravinto dal sì con il 90%. Il partito Cup, che fa parte del fronte indipendentista, chiede che già lunedì si proclami la “Repubblica catalana” con una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza (Dui).

La consulta di Madrid ha accolto in poche ore il ricorso presentato questa mattina contro la convocazione della riunione dal Partito Socialista Catalano (Psc) referente in Catalogna del Psoe spagnolo. Non è chiaro al momento quale sarà la decisione dell’assemblea catalana nella quale gli indipendentisti hanno la maggioranza assoluta e che in una normativa approvata in settembre, anche questa bocciata dalla corte costituzionale di Madrid, ha deciso che se il ‘sì’ avesse vinto al referendum sarebbe entrata in vigore una legge di transizione di valore superiore ai pronunciamenti di qualsiasi corte spagnola.

In serata i partiti indipendentisti hanno presentato una nuova proposta di convocazione del Parlament lunedì prossimo per aggirare il veto della Consulta. La nuova convocazione, che sarà esaminata domani dall’ufficio di presidenza, prevede, riferisce Tv3, un intervento di Puigdemont senza far riferimento al referendum di indipendenza.

L’annuncio della Corte Costituzionale era arrivato poche ore dopo il monito rivolto alle autorità catalane da Mariano Rajoy: il primo ministro spagnolo ha chiesto al governatore di rinunciare “nel più breve tempo possibile” al suo progetto di dichiarare unilateralmente l’indipendenza, affermando che questa sia “la soluzione migliore” nonché quella che “eviterà danni maggiori”.

Mercoledì il presidente della Generalitat aveva risposto in un discorso alla nazione al duro intervento contro la Catalogna pronunciato martedì sera da re Felipe. Il ‘president’ si è detto deluso dal sovrano spagnolo, reo a suo parere di non avere svolto il suo “ruolo di moderazione” e essersi allineato sulla politica “irresponsabile” e “catastrofica” del governo di Madrid. Puigdemont aveva ribadito l’appello per una mediazione internazionale con Madrid, ma la decisione della Consulta, organo di nomina politica, chiude al momento ogni possibile trattativa. Mediazione auspicata dal movimento popolare ‘Parlem?‘ (parliamo), che ha convocato per sabato, attraverso i social network, manifestazioni davanti ai municipi delle principali città a favore del dialogo, chiedendo ai partecipanti di vestirsi di bianco, portare cartelli e dipingersi le mani dello stesso colore, evitando le bandiere.

La risposta del governo è già arrivata: l’unità della Spagna non può “essere oggetto di alcuna mediazione, né di alcuna negoziazione” e il “primo dialogo” che la Generalitat catalana dovrebbe recuperare è con il Parlamento e la società catalana che “ha diviso”, ha detto Rajoy in un’intervista rilasciata a Efe nel Palazzo della Moncloa, sede del governo.

Il governo, tuttavia, si è mosso sul piano economico e venerdì adotterà un decreto per agevolare l’uscita dalla Catalogna di imprese che temono una dichiarazione di indipendenza, riferisce Efe.
La norma permetterà alle imprese di spostare la sede sociale in un’altra regione senza sottoporre la decisione al voto degli azionisti. Oggi il Banco Sabadell, la seconda banca catalana, ha deciso di trasferire la sede sociale a Alicante. Una decisione analoga potrebbe essere presa da Caixa Bank. Un provvedimento aspramente criticato dal ministro dell’economia catalano Pere Aragonés: “Vogliono castigare la nostra economia”.

Le posizioni rimangono al momento inconciliabili al punto che secondo Guenter Oettinger, commissario europeo al Bilancio e la Programmazione Economica, “la situazione è molto, molto preoccupante. Si può immaginare una guerra civile in seno all’Europa”, ha detto Oettinger intervendo ad un convegno a Monaco. “Possiamo solo sperare – ha aggiunto – che fra Madrid e Barcelona si apra presto un dialogo”. Il commissario ha poi ricordato che l’Ue potrebbe porsi come mediatore solo se vi fosse una richiesta da parte del governo spagnolo. Inoltre, ha sottolineato, la Ue deve rispettare la Costituzione degli Stati membri e quella spagnola non prevede referendum secessionisti.

Ora Rajoy potrebbe invocare l’articolo 155 della Costituzione in base al quale il governo centrale prenderebbe il controllo del governo locale: Madrid potrebbe intervenire contro la comunità autonoma accusata di non aver rispettato la carta fondamentale prendendo “le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi”. Non solo: “il governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente”.  Tra le ipotesi anche quindi prendere il controllo dei Mossos, la polizia catalana, il cui capo è ora indagato dalla giustizia spagnola per “sedizione“, di destituire Puigdemont o convocare elezioni anticipate. Come chiesto a Rajoy dall’ex primo ministro Josè Maria Aznar.

La possibilità che si arrivi a una dichiarazione di indipendenza suscita perplessità anche nella regione. Tanto che La Vanguardia, il principale giornale di Barcellona, si schiera contro: vogliamo “esprimere in modo inequivoco la nostra opinione- si legge in un editoriale – la proclamazione della Dui sarebbe un tremendo errore, che porterebbe ad effetti potenzialmente disastrosi per la Catalogna”. Ma è più probabile che si crei una situazione d’incertezza, aprendo la porta all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione. “Di fronte alle azioni di forza che propongono le parti contrapposte, c’è una società che spera ed esige una soluzione negoziata del conflitto”.

La tensione nel Paese è altissima, al punto che in un’intervista alla Bild Puigdemont ha ventilato la possibilità di poter essere arrestato dalle autorità spagnole: “Non ho paura per me. Non mi stupirebbe nulla di quello che può fare il governo spagnolo. Anche il mio arresto è possibile, sarebbe una mossa selvaggia”, ha affermato il presidente della Generalitat, che ha accusato la Spagna di essere uno “Stato autoritario” e ha detto di “sentirsi già il presidente di un Paese libero”.

In Italia, intanto, l’Ambasciatore spagnolo Jesus Manuel Gracia ha smentito alcuni titoli odierni della stampa su un presunto arrivo delle forze armate spagnole in Catalogna: “Non è vero, non c’è l’esercito – ha detto il rappresentante diplomatico ad Agorà – la Spagna é molto sensibile a questo e non abbiamo voluto coinvolgere l’Esercito neanche in questo momento dove la minaccia terroristica é così grande”.