Quanta energia assorbe, ogni mese, chiedersi se la propria fattura sarà pagata o se saremo costretti a cercare un nuovo lavoro? Federico Limpangui, 40 di Roma, la sua stabilità economica è andato a cercarla in Francia sette anni fa. Ma avere uno stipendio fisso come architetto, non significa smettere di essere alla ricerca, tutt’altro. “La stabilità economica ti aiuta ad avere una certa tranquillità emotiva. In Italia ero sempre sul chi va là. In Francia, ho imparato a finire il turno e staccare la spina, pensare ad altro”. È stata la tranquillità economica a permettergli di dedicarsi alle sue passioni, che per Federico significano Capoeira, arte marziale brasiliana, la bio-edilizia e suonare in due gruppi come percussionista. Così, mese dopo mese, mentre in Italia passava i pomeriggi a preoccuparsi di dovere essere pagato, lo stipendio fisso dello studio di architettura francese gli ha permesso di avere il coraggio di inseguire i suoi veri interessi: lasciare l’architettura (e Parigi) e trasferirsi nell’assolata Marsiglia tra corsi di Capoeira e azioni di sviluppo sostenibile in Africa e Sudamerica attraverso delle associazioni a cui il 40enne romano ha aiutato a dare vita.

Ho deciso di partire dallo ‘stivaletto’ dopo diversi anni di esperienza in studi più o meno deludenti

Si racconta dall’ultimo piano di una tipica palazzina marsigliese anni Venti. L’Italia la chiama “lo stivaletto”, non è chiaro se con ironia o per affetto. “Ho deciso di partire dallo stivaletto dopo diversi anni di esperienza in studi più o meno deludenti”. Mostrava un curriculum con laurea in architettura e un master in Architetture eco-sostenibili e tecnologie per l’ambiente, ma la prima domanda era sempre: “Hai la partita iva”. “Anche se eri un dipendente, ti chiedevano di aprirla. Il che, significava zero diritti da dipendente e zero indipendenza da libero professionista”. Le difficoltà in Italia non erano solo una questione di soldi: sono le giornate che scappano dalle mani quando il turno di lavoro finisce la sera tardi o è richiesto di stare davanti al computer anche i fine settimana. È la passione che viene meno, quando le proprie conoscenze in eco-costruzione non sono mai richieste. Così arriva la voglia di partire, “verso la Francia, perché conoscevo già la lingua”. L’arrivo in un mondo in cui “se sei dipendente hai un contratto e non lavori in nero o come falso dipendente”. E mentre in Italia il lavoro lo si trova tramite amici di amici, a Parigi “il 75% delle offerte sono organizzate tramite l’agenzia governativa per l’impiego. In Francia, lo stato sociale esiste ancora”. Un anno nella capitale, e poi la voglia di scendere a sud, accettando l’offerta di un piccolo studio di architettura marsigliese.

Poi un giorno, ci si rende conto che non doversi preoccupare dello stipendio ci dà la libertà e il tempo di fermarci a giudicare quello stesso posto di lavoro per cui abbiamo tanto lottato. “Lavorare ore davanti un computer e stare al telefono con fornitori e tecnici mi stava alienando”. Così Federico ha scelto di prendersi una pausa con l’architettura e tentare una strada che arricchisca più il cuore, insegnando Capoeira in varie scuole pubbliche di Marsiglia e Cassis e in progetti dedicati a persone diversamente abili, “e ideando piccoli progetti di sviluppo eco-sostenibile in Africa”. L’ultimo in Togo, per la creazione di cucine auto-costruite a bio-gas per i villaggi rurali, realizzato con la neonata associazione francese che Federico ha fondato insieme a sua sorella, Green okapi vert, che sta per allargare i suoi orizzonti in Camerun e Costa d’Avorio.

Lavorare ore davanti un computer e stare al telefono con fornitori e tecnici mi stava alienando

Con la mente a Marsiglia, un piede in Africa e il secondo in Sudamerica, grazie a quell’arte marziale che Federico ha iniziato a praticare a Roma ben 17 anni fa. “Axé-professor è la seconda associazione a cui collaboro, creata dieci anni fa in memoria di Andrea Liberati, il mio primo insegnante di Capoeira. Grazie ad Axé-professor abbiamo creato a Salvador, in Brasile, una casa famiglia per accogliere ragazzi in situazione di difficoltà”.

L’appartamento di Federico si trova nel centro di Marsiglia, città eterogenea dove convivono quartieri popolari e benestanti, francesi, cinesi, senegalesi, nord-africani e – da qualche anno – un italiano in più. “Non c’è niente di cui stupirsi. L‘Italia è sempre stato un Paese di emigrazione, non vedo la novità. L’importante è non partire perché ‘fa fico’ ma perché si ha un obiettivo irrealizzabile in Italia”.