La procura di Siracusa ha chiuse le indagini sulle presunte irregolarità presenti nella documentazione depositata per presentare le liste alle elezioni amministrative del 2013. Sono 15 gli avvisi di conclusione delle indagini notificati dall’ufficio inquirente guidato dal procuratore Francesco Paolo Giordano per quella che era stata ribattezzata la Firmopoli renziana. Tra gli indagati, infatti, c’è anche il sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, eletto dal Pd ed esponente della prima ora della corrente di Matteo Renzi.

Il primo cittadino è indagato per concorso in falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. “Con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso, quale candidato a sindaco per le elezioni amministrative di Siracusa, induceva Schiavo Emanuele – consigliere provinciale della provincia regionale di Siracusa – ad attestare contrariamente al vero, che le firme relative ai nominativi di seguito indicati, apposti sugli elenchi dei sottoscrittori relativi alla presentazione di candidato alla carica di sindaco e di lista di candidati alla carica di consigliere comunale relativi alla lista Rinnoviamo Siracusa adesso“, per le elezioni amministrative del giugno del 2013, fossero state apposte in sua presenza e che le stesse fossero ‘vere ed autentiche’, circostanze non corrispondenti alla realtà, atteso che venivano disconosciute dai soggetti di riferimento”, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal procuratore Giordano e dal sostituto Antonio Nicastro.

Le indagini degli inquirenti sono state lunghe approfondite e nell’atto istruttorio sono indicate singolarmente tutte le firme presentate per sostenere le liste alle elezioni che sarebbero false.  L’avviso di conclusione delle indagini, che di solito è il preludio di una richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato anche all’ex assessore comunale alle Politiche sociali, Liddo Schiavo, l’ex presidente della Provincia, Armando Foti, sei tra ex e attuali consiglieri comunali della città aretusea, tre funzionari pubblici, re ex consiglieri provinciali. Sono tutti accusati a vario titolo di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ed uso di atto falso. A differenza dello scandalo sulle firme false che a Palermo ha portato a processo 14 esponenti del Movimento 5 Stelle, a Siracusa le liste finite nell’indagine della magistratura hanno eletto consiglieri comunali. Si tratta praticamente di tutti i simboli presentati alle amministrative del 2013 tranne quelle del Pd, del Megafono, dei 5 Stelle e del Pdl, che essendo presenti all’Assemblea regionale siciliana non avevano bisogno di raccogliere le sottoscrizioni.

L’inchiesta della procura aretusea era nata dall’esposto inviato da Giuseppe Patti, architetto ambientalista che nel 2013 era stato candidato come capolista di Cambiamo Siracusa Adesso, quando mancavano solo cinque giorni alla scadenza dei termini per la presentazione delle liste. “Io ho raccolto firme decine di volte, per elezioni, referendum, ma questi moduli sono strani”, aveva detto Patti dopo avere chiesto l’accesso agli atti della lista che lo aveva candidato senza eleggerlo. In che senso strani? “Gli elenchi – spiegava – mi sembrano un po’ troppo vergini, troppo poco vissuti.Non c’è una piega, una macchia di caffè, niente assolutamente immacolati. Per questo ho il sospetto che le firme dei sottoscrittori non siano state consegnate in originale”. Gli inquirenti avevano dunque acquisito quei moduli con le firme convocando in procura alcuni dei presunti sottoscrittori che però hanno disconosciuto la propria calligrafia.

“Questo è un fatto gravissimo. C’è stato sicuramente un reato da parte di qualcuno, ma i consiglieri hanno preso i voti in maniera legittima. È vero che senza l’appoggio di queste due liste non sarei andato al ballottaggio ma probabilmente non c’è questo numero di firme false tale da inficiare la candidatura”, aveva detto il sindaco Garozzo.  Secondo la procura aretusea, però, molte delle firme presentate per sostenere le liste sarebbero state fotocopiate ma anche totalmente falsificate. E la Firmopoli renziana si era quindi estesa praticamente a tutte le liste presentate alle amministrative del 2013.