Una consigliera regionale è stata eletta con Saverio Romano, prima di convertirsi (insieme alla sua corrente) al verbo di Matteo Renzi. Un altro era il tesoriere del Pdl all’Assemblea regionale siciliana. Un altro ancora, invece, è stato addirittura il capogruppo del Movimento per l’Autonomia, l’indimenticabile (e quasi dimenticato) partito di Raffaele Lombardo, l’ex governatore condannato a due anni per voto di scambio. Eccolo qui il “cambio di marcia” tanto auspicato da Fabrizio Micari, il sedicente “candidato civico” alla presidenza della Sicilia. Eccole qui le immancabili novità, il nuovo corso di rinnovamento promesso urbi et orbi dall’aspirante governatore sostenuto dal Pd di Matteo Renzi e da Alternativa Popolare di Angelino Alfano.

In attesa che venerdì prossimo scada il termine ultimo per la presentazione delle liste in vista delle regionali del prossimo 5 novembre, infatti, il rettore dell’università di Palermo ha ufficializzato i nomi del suo listino. La legge elettorale siciliana prevede che a ogni aspirante governatore corrisponda un elenco di sei nomi: sono i consiglieri regionali che entreranno automaticamente a Palazzo dei Normanni in caso di vittoria. Un’ipotesi in questo momento non accreditata dai sondaggi che vedono Micari staccato dal candidato di centrodestra, Nello Musumeci, e da quello del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, considerati i favoriti nella corsa a Palazzo d’Orleans.

Sarà anche per questo motivo che il centrosinistra ha deciso di svelare i nomi del listino e anche quelli dei primi quattro assessori designati con qualche giorno d’anticipo. Tra i candidati di Micari, ecco dunque Valeria Sudano, eletta all’Assemblea regionale siciliana con il Cantiere Popolare dell’ex ministro Romano, poi transitata in Articolo 4, partito nato da una scissione dell’Udc, e da lì finita dunque tra i dem. “I miei? Il grosso è nel Pd. Una lista che non finisce più, dai più noti al sottobosco. Li ho tirati su io, come la mia amica Valeria Sudano”, aveva detto alla vigilia del voto per il referendum costituzionale l’ex governatore Totò Cuffaro, fresco di scarcerazione dopo 5 anni trascorsi a Rebibbia. Il riferimento alla deputata di Catania non era casuale, dato che Valeria Sudano è nipote di Mimmo, potentissimo ex senatore della Dc di stretta osservanza cuffariana: ora è uno dei nomi di punta di Micari. Come Nicola D’Agostino, ex capogruppo del Mpa di Lombardo all’Ars e ora in Sicilia Futura, lista fai-da-te dell’ex ministro Salvatore Cardinale.

Dentro anche Vincenzo Vinciullo, leader degli Alfaniani in consiglio regionale, dove è entrato nel 2012 con il Pdl di Silvio Berlusconi. Per il Pd, invece, trova spazio nel listino Alice Anselmo, dal 2015 capogruppo dei dem a Palazzo dei Normanni: prima era riuscita a cambiare ben sette gruppi parlamentari in soli tre anni di legislatura. Chiudono il gruppo la vicepresidente della Regione, Mariella Lo Bello, fedelissima del governatore Rosario Crocetta, e il responsabile organizzativo del Pd in Sicilia, Antonio Rubino.

“Abbiamo completato con tempi rapidi e con modalità serene la composizione del listino. È una composizione che tiene conto delle sollecitazioni dei diversi partiti che costituiscono la coalizione e che rispetta i vincoli che conosciamo”, è il commento del rettore di Palermo, che quindi conferma l’utilizzo minuzioso del manuale Cencelli per comporre l’elenco bloccato di sei candidati. Un listino che non è piaciuto a Concetta Raia, coordinatrice siciliana della corrente Sinistra Pd. “Mi dispiace che la scelta di mettere persone nel listino del presidente sia stata solo di natura verticistica, senza un confronto, senza una minima discussione con le aree che compongono questo partito”, dice la deputata regionale.

Più fluide, invece, le modalità seguite dal rettore per individuare i nomi dei quattro assessori. Tre di questi, infatti, non sono esattamente esponenti della nomenklatura dei partiti: si tratta del presidente della Comunità Sant’Egidio Emiliano Abramo, assessore in pectore alle Attività sociali, di Giuseppe Biundo, attivo nel settore della consulenza manageriale al quale sarebbero affidate le Attività produttive, più la scrittrice Giuseppina Torregrossa, titolare in caso di vittoria del centrosinistra della delega alla Cultura.

Il quarto nome invece certifica il legame della nuova avventura di Micari con la vecchia amministrazione di Crocetta: al Bilancio, infatti, il Magnifico ha indicato l’uscente Alessandro Baccei, economista fiorentino spedito in Sicilia nel 2014 da Graziano Delrio e Matteo Renzi per vigilare sui conti dell’isola. “Ho chiesto a Baccei di restare anche il 6 novembre. A lui dobbiamo gran parte del merito se il bilancio ha raggiunto le condizioni di stabilità di cui gode”, ha spiegato l’aspirante governatore. Che solo un mese fa, presentando la sua candidatura, usava parole trancianti per commentare i risultati del governo Crocetta: “È necessario un cambio di marcia“, diceva a fine agosto. Ora ci ha ripensato e ha deciso di ereditare dall’attuale presidente addirittura l’assessore al Bilancio, il ruolo più importante dell’intera giunta, che infatti era stato affidato a una sorta di subcommissario romano. Reciteranno un ruolo fondamentale nel nuovo presunto progetto civico di Micari anche una serie di deputati che negli ultimi cinque anni sono stati fondamentali per mantenere in vita il tanto criticato governo Crocetta. Uno sforzo che avevano già fatto in passato, quando i cordoni del potere erano stretti nelle mani di Lombardo e Cuffaro. Insomma per il momento quello del rettore è un cambio di marcia che somiglia tanto a una marcia indietro.

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