Il primo voto sul Rosatellum bis è la dichiarazione di come i partiti vorranno la prossima legge elettorale: la commissione Affari costituzionali della Camera, infatti, ha respinto l’introduzione delle preferenze. Resteranno, cioè, le liste bloccate, sia pure molto brevi, cioè composte tra 2 e 4 nomi. Detto ancora più facilmente: resteranno i parlamentari “nominati“, nel senso che il posizionamento dei loro nomi in lista sarà deciso dai vertici dei partiti. Il Rosatellum – è bene ricordarlo – prevede che il Parlamento venga composto per i due terzi circa (64 per cento) con il sistema proporzionale con mini-liste bloccate. Il resto dei seggi viene assegnato invece con il maggioritario uninominale, cioè con il confronto tra candidati di coalizione. Proprio contro i “nominati” e a favore di un meccanismo di scelta diretta dei parlamentari da parte degli elettori è rivolto l’appello del Coordinamento democrazia costituzionale che il Fatto ha fatto proprio anche con una petizione su Change.org.

L’emendamento respinto, per l’esattezza, proponeva la doppia preferenza di genere per il listino proporzionale. Era stato presentato da Alfredo D’Attore, di Mdp. Il relatore della legge Emanuele Fiano (Pd) aveva espresso parere negativo e la maggioranza che sostiene la legge ha bocciato la proposta di modifica. A sostenere il Rosatellum sono Pd, Forza Italia, Lega Nord, Alternativa Popolare e altro polviscolo parlamentare tra i centristi di governo. Contro la legge sono schierati il Movimento Cinque Stelle, Sinistra Italiana, Fratelli d’Italia, ma anche un pezzo di maggioranza, cioè Mdp-Articolo 1.

Un secondo no tra l’altro ha respinto un altro emendamento che proponeva il ritorno alla legge elettorale di giugno (il primo Rosatellum), frutto dell’accordo tra i 4 “Grandi” Pd, Forza Italia, M5s e Lega Nord e poi franata dopo i primi voti a scrutinio segreto. In questo caso si trattava di un sistema proporzionale misto tra maggioritario e proporzionale (era paragonato al tedesco, anche se c’entrava ben poco). Anche questa proposta di modifica era firmata da Mdp ma altri analoghi sono stati presentati da M5s, Sinistra Italiana e dallo stesso Articolo 1, con leggere variazioni l’uno dall’altro. L’effetto è che sale la tensione tra Pd e Mdp: “Si è formata a sostegno del Rosatellum una maggioranza che spacca la maggioranza di governo e che non è nemmeno istituzionale – dice D’Attorre – perché viene approvata una legge fatta apposta per colpire e isolare Mdp e per escludere il confronto con la principale forza di opposizione”. Alla domanda se Mdp voterà contro il governo sul Def e la legge di bilancio, D’Attorre ha replicato: “Non risponderemo con irresponsabilità alla loro irresponsabilità. Sul Def e sulla legge di bilancio la nostra valutazione sarà esclusivamente nel merito“.

Parecchi emendamenti al testo-base del Rosatellum comunque sono stati accantonati dal relatore della legge Emanuele Fiano (che è anche capogruppo del Pd in commissione). Si tratta delle norme che introducono il voto disgiunto, indicano le soglie di sbarramento, il numero e le modalità dei collegi plurinominali, la raccolta firme per la presentazione delle liste, l’equilibrio di genere e il tema del capo della forza politica.

In particolare sul voto disgiunto potrebbe muoversi qualcosa. A chiedere una riflessione è stato proprio uno dei leader della minoranza interna democratica, Gianni Cuperlo, a chiedere a Fiano di accantonare gli emendamenti sul punto, in modo da discuterne nell’assemblea dei deputati del Pd in programma domani sera. Su questo si tenta un’intesa con Mdp, che ha presentato emendamenti in questo senso. Bisogna dire che approfondimento non significa che buona disposizione ad accettare il disgiunto e si capisce già dalle parole dello stesso Fiano: “Io sono sempre favorevole ad accogliere le richieste di approfondimento e domani all’Assemblea del gruppo ce ne sarà la possibilità. Io sono contrario ma è giusto accogliere ogni richiesta di approfondimento”. A cosa serve il voto disgiunto? In sostanza rende più libero il voto dell’elettore. Ad oggi infatti, senza voto disgiunto, nonostante il Rosatellum preveda una scelta per la parte proporzionale e una per quella maggioritaria, la scheda è una sola: il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. Il massimo della libertà dell’elettore sarà barrare solo il candidato del collegio senza segnare il partito. Al contrario, non essendoci le preferenze, scegliendo il simbolo, l’elettore sarà costretto a prendersi tutto: candidato di collegio e listino con tutti i nomi bloccati. La differenza con il Mattarellum è lampante: all’epoca c’erano due schede, con una si votava il candidato del collegio (sostenuto da partiti e coalizioni), con l’altra si sceglieva il partito in cui ci si identificava di più. Il disgiunto è un meccanismo già previsto per il sistema delle Comunali: si possono scegliere candidato e partito non collegati tra loro.

Fiano ha espresso parere negativo anche sugli emendamenti alle norme sul Trentino Alto Adige e sulle minoranze linguistiche in Friuli Venezia Giulia. Nel frattempo è stato ribadito l’approdo della legge nell’aula di Montecitorio a partire da martedì prossimo, il 10 ottobre. Proprio per consentire l’esame del provvedimento, i capigruppo hanno concordato di non convocare la seduta alla Camera di giovedì per lasciare spazio ai lavori sulla riforma elettorale in commissione.

Per il M5s la legge è incostituzionale. “Come lo era il Porcellum, come lo era l’Italicum, anche questa legge elettorale qua, togliendovi la possibilità di voto è incostituzionale e va abbattuta” scrive il deputato Danilo Toninelli in un post sul blog di Beppe Grillo. “Il Rosatellum bis è un sistema elettorale che vi toglie la possibilità di scelta, il vostro voto non conta nulla“. Spiega Toninelli: “Ipotizziamo che voi vogliate votare Mario Rossi, che produce l’assegnazione di un seggio ad una persona, ma non volete assolutamente votare uno dei partiti che appoggia, in questa ammucchiata di convenienza, Mario Rossi. Non lo potete fare. Votando Mario Rossi il vostro voto si spalma proporzionalmente su tutti i partiti, anche quelli che odiate, che appoggiano Mario Rossi. Al contrario se volete andare a votare questo partito ma non volete assolutamente votare Mario Rossi perché ha un programma che non vi piace, votando questo partito automaticamente votate Mario Rossi. La vostra scelta, la vostra ‘X’ non conta assolutamente nulla”.