L’Ue dà un altro strappo alla corda che tiene il Regno Unito ancora legato alle istituzioni comunitarie. Il parlamento Ue ha bocciato l’andamento dei negoziati sulla Brexit, con una risoluzione approvata a larghissima maggioranza dall’aula della plenaria di Strasburgo: 557 voti a favore, 92 contrari e 29 astenuti. La motivazione riassunta in due parole: “Progressi insufficienti“. Il testo approvato è stato elaborato dal gruppo di coordinamento sulla Brexit del Parlamento europeo e presentato dai capigruppo Guy Verhofstadt (Alde), Manfred Weber (Ppe), Gianni Pittella (S&D), Gabriele Zimmer (Gue/Ngl), Philippe Lamberts e Ska Keller (Verdi) e dalla presidente della commissione per gli Affari costituzionali Danuta Hubner.

Il Parlamento, si legge nel documento, “è del parere che nel quarto ciclo dei negoziati non si siano ancora compiuti progressi sufficienti per quanto riguarda i diritti dei cittadini, l’Irlanda e l’Irlanda del Nord e la liquidazione degli obblighi finanziari del Regno Unito”. L’aula invita quindi il Consiglio europeo, se non si faranno “importanti passi avanti” la prossima settimana nel quinto round negoziale, a rinviare la sua valutazione se i progressi realizzati siano sufficienti”, passo necessario per passare alla fase due del negoziato sulle relazioni post-Brexit tra Ue e Regno Unito.

Nei negoziati sulla Brexit “non sono ancora stati compiuti i progressi necessari” e “per il momento non credo si possa dire che si possa aprire la prossima fase del negoziato”, ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, riferendo davanti alla plenaria di Strasburgo. “La posizione dell’Ue a 27 è questa: innanzitutto è necessario un accordo sulle condizioni di divorzio e poi si vedrà se potremo vivere felicemente vicini. Il discorso di Theresa May a Firenze non può essere una base negoziale e, come ha detto Michel Barnier (capo negoziatore di Bruxelles, ndr), rimane ancora molto lavoro da fare”, ha detto ancora il capo dell’esecutivo comunitario.

Nel fare il punto sui negoziati, Juncker ha detto che la situazione sui diritti dei cittadini è avanzata “ma il ruolo della Corte di giustizia europea per preservare questi diritti non è ancora oggetto di accordo”. Quanto al conto di uscita che Londra dovrebbe pagare, “May e i negoziatori britannici hanno riconosciuto che ci sono obblighi, ma il diavolo è nel dettaglio”, ha detto Juncker, chiarendo che “i 27 non dovranno pagare per la decisione del Regno Unito” di uscire dall’Ue. “Ricordo al Regno unito che la Commissione Ue è stata indicata dai 27 Stati membri come negoziatore per i 27 – ha aggiunto – e che questi negoziati fanno capo a Michel Barnier, che riferirà ai 27 al prossimo vertice europeo”.

E che già oggi ha fatto sentire la propria voce: “Non accetteremo di pagare a 27 quello che è già stato deciso a 28”, ha detto Barnier intervenendo a Strasburgo dopo Juncker. “Ancora non c’è accordo sui punti chiave – ha aggiunto – non abbiamo raggiunto progressi sufficienti per iniziare una nuova fase di negoziati”. Barnier, come Juncker, ha sottolineato che restano ancora distanti anche le posizioni sul ruolo della Corte di giustizia dell’Ue e ancora mancano soluzioni sulla frontiera con l’Irlanda del Nord. “La prossima settimana ci sarà il quinto round di negoziati – ha ricordato il negoziatore – e la nostra attitudine è positiva, vogliamo riuscire”.

Manfred Weber, intanto, è andato a testa bassa contro il ministro degli esteri di Londra, Boris Johnson: un suo licenziamento “darebbe chiarezza sul fatto che chi tiene le redini è la May”. Lo ha detto il capogruppo del Partito popolare europeo all’Europarlamento, rispondendo a una domanda in conferenza stampa. Poco dopo Theresa May ha riaffermato che il suo governo è unito nei negoziati sulla Brexit, nonostante le posizioni divergenti espresse da alcuni ministri.

La premier britannica ha parlato al canale Radio 4 della Bbc, nel corso del congresso annuale del Partito conservatore che si sta svolgendo a Manchester  e ha negato che sia  Johnson – che negli ultimi giorni ha preso le distanze dalla linea ufficiale – a guidare il processo negoziale, e ha sottolineato che l’Unione europea “sa” che i suoi interlocutori sono lei stessa e il ministro per la Brexit, David Davis. “Tutti sanno che la posizione del governo è quella che ho espresso nel discorso a Firenze” lo scorso 22 settembre, ha detto May. “Siamo uniti intorno a questa visione: in futuro avremo una relazione profonda e speciale con l’Europa”, ha proseguito. Quando le è stato chiesto perché non espella Johnson dal governo, May ha risposto di “aver scelto lei stessa l’esecutivo” e di apprezzare “una diversità di voci”.