Il terrorismo è, per definizione, un atto che mira a generare paura, tensione e terrore sia nei presenti all’evento sia in chi osserva a distanza (o, nel caso più comune, in tv). Il signor Stephen Paddock era un signore di 64 anni che abitava a Las Vegas. Per ragioni ancora tutte da capire, decide di prendere un po’ delle armi che (presumibilmente) possedeva a casa sua e decide di andare a usarle in un luogo pubblico.

Come riportano, nella stanza dell’albergo Mandalay Bay si trovavano almeno dieci armi da fuoco. Ad ascoltare le registrazioni una delle armi mi sembrerebbe un Ak47. Durante il concerto si sentono scaricare almeno tre interi caricatori (il tempo tra uno e l’altro immagino sia il tempo che l’uomo impiegava per inserire un nuovo caricatore). Sono già morte 58 persone, sono oltre 500 i feriti. La stampa americana lo ha già definito (a ragion veduta) la più grande sparatoria della storia americana dal 1949 (in termini di morte).

L’assassino (ma non lo si chiami terrorista) è poi stato trovato morto suicida nella sua camera. Tutto tragico ma non si può parlare di terrorismo. La Treccani, nel caso qualcuno non apprezzi Wikipedia, definisce “terrorismo” l’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti di aerei e simili”. Una definizione che mi sembra combaciare, nelle azioni, a quella compiuta dal signor Paddock.

I suoi motivi restano ancora oscuri. Nulla vieta che fosse parte di qualche gruppo locale che voleva destabilizzare l’ordine costituito. Su Wikipedia esiste una lista (forse non aggiornatissima) di organizzazioni terroristiche domestiche. Per intenderci composte da cittadini americani. Stando a quello che so mentre scrivo, non è stata ancora dichiarata la religione dell’uomo. Plausibilmente, ma bene inteso è una mia supposizione, dal cognome, l’età e la provenienza il killer era un caucasico, protestante.

Non è islamico, non ha urlato “Allah è grande” e probabilmente non aveva (come invece è successo in Canada) una bandiera dell’Isis in macchina (o in camera). Mancando questi elementi, allo stato attuale, il signor Paddock non viene definito terrorista. Non è una cosa strana possedere armi da fuoco in America. Anzi, uno dei capi saldi della rivoluzione americana è di permettere a chiunque di possedere armi da fuoco.

Ora, appare sull’Indipendent  che l’Isis ha dichiarato la paternità di questo attacco. Lo ha detto, come riporta il giornale, tramite la sua agenzia stampa (perché si ricordi che anche i terroristi moderni hanno un’agenzia stampa). Sarà vero? Posto che le generalità e la storia di quest’uomo sono ancora tutte da approfondire, se diamo per buono la mia tesi sulla sua religione e razza vedo complesso che un protestante cristiano faccia un attacco terroristico in nome di Allah.

Nel comunicato, l’Isis ci tiene a specificare che il signor Paddock si era convertito “pochi mesi fa”. Giusto in tempo per divenire un terrorista. È credibile tutto questo? Certamente torna utile all’Isis cercare di colpire ogni evento di natura marcatamente violenta (siano incidenti macchine contro pedoni, bombe e sparatorie) come attività di cellule terroristiche o lupi solitari.

In termini di marketing la cosa è estremamente efficiente. Quello che tuttavia mi lascia perplesso è, anche assumendo che non vi sia alle spalle l’Isis, questo evento non è considerato un attentato terroristico. Malgrado la definizione più comunemente diffusa, il terrorismo non è una cosa che fanno solo gli islamici. I combattenti dell’Ira, in Irlanda, erano cattolici cristiani, eppure erano terroristi. Un esempio, questo, che dovrebbe far riflettere sulla facilità di etichettare alcuni fenomeni.

Quindi se un islamico (non per forza fedele all’Isis) decide di sparare sulla folla, è per definizione un terrorista (per il vecchio assioma “terrorista uguale islamico”).

Se un cristiano protestante (bene inteso vi sono numerose fedi, potrebbe anche essere un mormone, un ebreo, un ateo, un hindi, un Taoista) allora non si può parlare di terrorismo. Si può più correttamente parlare di un “atto violento, il cui sviluppo ha avuto luogo in un punto di ritrovo pubblico ed ha interessato poco meno di 600 persone tra morti e feriti.”

In effetti, descritto come sopra, forse fa meno paura. Non per questo fa meno male.

@enricoverga