Manifesti con la faccia sghignazzante di George Soros e la scritta “Non lasciategli l’ultima risata”, il lancio di una “consultazione pubblica” riguardante il cosiddetto “Piano Soros” sui migranti e, adesso, la sua ufficializzazione attraverso la distribuzione di milioni di volantini e questionari. Dopo il nuovo ordinamento sull’Istruzione varato dal Parlamento di Budapest ad aprile che mira alla chiusura della Central European University (Ceu) fondata nel 1991 da Soros, il partito di governo Fidesz continua la sua campagna contro il magnate ebreo americano di origini ungheresi, considerato dal Premier Viktor Orbán il nemico pubblico numero uno. Una strategia, quella del partito nazionalista, che deve essere letta anche in funzione delle prossime elezioni politiche nella primavera 2018.

Già a luglio il partito di governo aveva lanciato la nuova campagna anti-Soros, che si sovrappone a quella anti-immigrazione, facendo affiggere centinaia di gigantografie con la faccia del magnate americano con la scritta “Non lasciategli l’ultima risata”. In quell’occasione, i vertici del partito avevano annunciato l’inizio della campagna che sarebbe culminata con la consultazione pubblica sul cosiddetto “Piano Soros” che starebbe orientando le politiche di Bruxelles sull’immigrazione. La ricostruzione dei membri di Fidesz descrive il miliardario di origini ebraiche come uno dei principali sponsor dei flussi migratori diretti in Europa da Africa, Asia e Medio Oriente. I piani di Soros consisterebbero nel permettere ad almeno un milione di migranti all’anno di entrare in Europa e vivere grazie alle sovvenzioni statali e comunitarie. L’obiettivo finale sarebbe quello di una sostituzione etnica degli europei con una popolazione composta per la maggior parte da immigrati. Il tutto con il supporto dell’élite politica europea che, sostiene il partito di governo, trarrebbe benefici economici dall’appoggio alla formazione de “L’impero Soros”.

La campagna di luglio era stata interrotta il 15 del mese, in concomitanza con la prima visita ufficiale del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Anche se il portavoce del governo, Zoltan Kovacs, dichiarò a Reuters che si trattava solo di una coincidenza, non è da escludere che lo stop alla campagna sia stato un modo per togliere dall’imbarazzo il Premier Netanyahu che a causa delle tesi complottiste su Soros dovrà poi risolvere qualche grattacapo interno: il 9 settembre, il figlio Yair ha postato su Facebook un’immagine in cui si insinuava che il magnate americano e altre forze oscure stessero controllando il mondo. Il post, pubblicato dopo la notizia di rinvio a giudizio della moglie del Primo Ministro, Sara Netanyahu, con l’accusa di peculato, è stato additato subito come antisemita. Yair lo ha subito rimosso dal profilo Facebook, ma non abbastanza velocemente da impedire a David Duke, ex Gran Maestro del Ku Klux Klan, di condividerlo.

A metà luglio, però, lo stesso Kovacs aveva annunciato che in circa sei settimane sarebbe partita la consultazione pubblica. E così è stato. Oggi, in Ungheria sono tornati a circolare milioni di volantini che chiedono ai cittadini se sono pronti a cedere alle imposizioni di Bruxelles riguardo ai ricollocamenti dei migranti da Italia e Grecia. “La Commissione Europea non ammette di stare realizzando il Piano Soros – ha dichiarato recentemente il vicepresidente di Fidesz, Lajos Kosa – Ma tutte le loro azioni si muovono in quella direzione”. Accuse che Michael Vachon, portavoce del miliardario, ha definito “fantasia”: “La posizione di Soros – aveva spiegato a luglio – è quella di richiedere un maggiore supporto da parte della comunità internazionale nei confronti di quei Paesi in via di sviluppo che, oggi, stanno accogliendo l’89% dei rifugiati. Inoltre, si chiede all’Europa di accettare centinaia di migliaia di migranti, i cui profili sono già stati interamente esaminati, attraverso un programma di ricollocamento”.

Orbán è da sempre uno dei più forti oppositori del programma di accoglienza dei migranti nell’Unione Europea e anche grazie a questo tema è riuscito a mantenere la guida dell’esecutivo, attraverso la riscoperta di un forte nazionalismo magiaro che si è concretizzato in una riforma costituzionale che limita l’operato dei tribunali e punta a un accentramento del potere in mano all’esecutivo, leggi restrittive nei confronti dei media e, ovviamente, nelle politiche anti-immigrazione, iniziate accogliendo nel luglio 2015 la proposta dei leader della destra ultranazionalista di Jobbik di costruire la rete di protezione al confine tra Serbia e Ungheria. Oggi, con le prossime elezioni di primavera e la volontà di ottenere un terzo mandato, il leader di Fidesz rispolvera la retorica nazionalista e isolazionista che tanto successo gli ha regalato. E il nemico pubblico numero uno, Geroge Soros, non può che tornare nel mirino.

Twitter: @GianniRosini