“Pensavo di esserne uscito, di essere guarito. Avevo una vita normale e una fidanzata, volevo sposarmi. Ma ci sono ricaduto e voglio essere curato“. Ha parlato così Edgar Bianchi, quando ieri si è presentato in Procura a Milano per costituirsi dopo l’ennesimo abuso, questa volta a Milano su una 13enne che stava rincasando da scuola. Bianchi è stato subito fermato e sarà sentito domani, 30 settembre, dal gip nel carcere milanese di San Vittore.

L’uomo, genovese, ha già scontato 8 anni di carcere per una ventina di violenze sessuali, tutte su minorenni. Oggi 40enne e di professione barista, nei primi Duemila ha terrorizzato per quasi un anno Genova, guadagnandosi il soprannome di “maniaco dell’ascensore”. Bianchi fu condannato in primo grado a 14 anni, in appello la pena gli fu scontata a 12. Dopo 8 anni di prigione, nell’agosto del 2014 è tornato in libertà. Nel periodo trascorso in carcere, il 40enne ha seguito un percorso psicoterapeutico e, stando a quanto precisato dal suo difensore, sentiva di “esserne uscito”. Per 3 anni avrebbe condotto una vita normale, prima a Genova e poi a Milano dove si è trasferito.

L’accusa contestata ora dal pm di Milano Gianluca Prisco è violenza sessuale aggravata dal fatto che la vittima ha meno di 14 anni e dalla recidiva reiterata. Gli inquirenti escludono che il caso della 13enne possa essere collegato a un altro caso di abuso verificatosi sempre a Milano, in via Paolo Sarpi, su una bambina cinese di 6 anni. La Procura, tuttavia, sta cercando di capire se Bianchi, stupratore seriale, possa aver commesso altre violenze in città. Lui ha negato di essere responsabile di altri abusi: a suo dire, quello commesso due giorni fa sarebbe l’unico compiuto dopo la scarcerazione.