Estendere il periodo di reintroduzione dei controlli alle frontiere da 6 mesi a un anno, fino a un massimo di 3 anni consecutivi. Dopo le sollecitazioni di Francia, Germania, Austria, Danimarca e Norvegia, che hanno chiesto di rivedere il trattato di Schengen, la proposta della Commissione europea arriva puntuale. Lo stesso presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, nel suo discorso sullo stato dell’Unione di poche settimane fa, si era mostrato fiducioso nei confronti di Schengen proponendo di farvi entrare anche Romania, Bulgaria e Croazia. E il commissario per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos, grande sostenitore del Trattato, nel presentare la proposta della Commissione ha ribadito: “Se Schengen dovesse morire, temo che sarà l’inizio della fine dell’Europa”. Ma che cos’è e come funziona lo spazio di libera circolazione che non sembra trovare pace?

Frontiere aperte (ma c’è chi dice no) – La Convenzione di Schengen è il trattato internazionale che regola l’apertura delle frontiere tra i Paesi firmatari e che applica l’omonima convenzione firmata dai primi Stati nel 1985. I primi ad aderirvi furono Benelux (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), Germania Ovest e Francia. Via via negli anni a seguire sono entrati nell’accordo gli altri Paesi che attualmente ne fanno parte, tra cui l’Italia nel 1990. Lo spazio Schengen – l’area in cui è in vigore il Trattato e dunque non ci sono controlli alla frontiere – comprende al momento 29 Paesi: vi fanno parte tutti i Paesi Ue tranne Regno Unito e Irlanda, che vi hanno rinunciato in base alla clausola di opt-out, e tranne Cipro, Croazia, Romania e Bulgaria, che hanno sottoscritto la Convenzione ma in cui questa non è ancora in vigore. Nell’area Schengen sono inclusi anche Paesi non Ue: Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein. A questi si aggiungono il Principato di Monaco, che partecipa tramite la Francia, e San Marino e Vaticano attraverso l’Italia.

Chi ha sospeso la libera circolazione – In questo momento sono 6 i Paesi in cui la libera circolazione prevista da Schengen è sospesa. In cinque di questi – Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia – il Trattato è sospeso dal maggio 2016 per far fronte alla crisi migratoria. Di 6 mesi in 6 mesi questi Paesi hanno reintrodotto i controlli alle frontiere (non ovunque, solo in alcuni tratti specificati) per “far fronte alla seria minaccia all’ordine pubblico e alla sicurezza interna” causate da “mancanze nel controllo dei confini esterni in Grecia e conseguenti movimenti di migranti irregolari negli altri Stati di Schengen”. La Francia, invece, ha sospeso il Trattato di Schengen all’indomani degli attentati a Parigi del 13 novembre 2015, in seguito alla dichiarazione dello stato d’emergenza da parte dell’allora presidente François Hollande. La sospensione, rimandata a causa della “persistente minaccia terroristica”, terminerà il 31 ottobre.

Ma come si ottiene la sospensione di Schengen? I controlli possono essere reintrodotti per periodi fino a 6 mesi e per un massimo di 2 anni. Per i primi 6 mesi sono i governi ad agire in automatico limitandosi ad informare l’Ue, mentre per continuare a tenere chiusi i confini oltre il sesto mese occorre fare richiesta a Bruxelles, che deve dare il via libera dopo valutazione della situazione. A Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia la Commissione Ue ha già detto che alla scadenza della deroga, l’11 novembre 2017, non sarà concessa nessuna proroga. Ma non servono per forza attentati o minacce alla pubblica sicurezza per ripristinare i controlli alle frontiere: sono sufficienti anche eventi di grande portata come campionati sportivi e vertici politici (come nel caso del G7 a Taormina dello scorso maggio).

La proposta della Commissione Ue – La novità è che la Commissione europea, per bocca di Avramopoulos, ha proposto la modifica dell’articolo 25 del Codice di Schengen, quello che attualmente permette la reintroduzione dei controlli per 6 mesi, per cause che pongono a rischio l’ordine e la sicurezza del Paese. La richiesta è di allungare questo periodo ad un anno, con la possibilità di estenderlo ulteriormente per altri 2 anni, e quindi per un totale di 3 anni, nel caso in cui il Paese ritenga che la minaccia persiste.

Il blocco “anti-Schengen” – La proposta della Commissione arriva in seguito alle pressioni da parte di Francia, Germania, Austria, Danimarca e Norvegia. Alla riunione del Consiglio Affari interni Ue del 14 settembre scorso, i 5 Paesi hanno chiesto di rendere più flessibili le regole sul ripristino dei controlli alle frontiere in caso di minacce per la sicurezza. La loro proposta prevedeva di estendere il periodo massimo di sospensione di Schengen dagli attuali 6 mesi a 2 anni per i casi di “minaccia grave alla sicurezza” e da 2 a 4 anni per i “casi eccezionali”, come attualmente in Francia per la minaccia terroristica. Richieste ammorbidite poi dalla Commissione. “Fino a quando le frontiere esterne non saranno abbastanza sicure, serviranno i controlli a quelle interne”, aveva commentato il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere. Stessa posizione dell’omologo francese Gérard Collomb. E l’austriaco Wolfagang Sobotka aveva motivato così: “Il pericolo latente delle attività terroristiche e della radicalizzazione ci mostrano che migrazione, integrazione ed estremismo sono interconnesse. Abbiamo bisogno dei controlli per osservare meglio i movimenti in Europa”.

“Modificare Schengen? Modifichiamo anche Dublino” – L’Italia non si è espressa sull’argomento, se non con una dichiarazione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che si auspica che la revisione di Schengen porti con sé anche quella del Trattato di Dublino, che vincola i migranti a presentare la domanda di asilo nel Paese di primo approdo, nella stragrande maggioranza dei casi l’Italia, e a non potersi muovere prima dell’ottenimento dello status di rifugiato, cosa che avviene anche dopo anni. “La discussione in corso su possibili modifiche di Schengen è un’ottima occasione per porre sul tavolo una discussione sulle modifiche dei cosiddetti regolamenti di Dublino: modificarne uno lasciando invariato l’altro sarebbe andare nella direzione diversa che auspichiamo, cioè lasciare il peso sui Paesi di primo arrivo“, ha detto Gentiloni. Chi rimane, dunque, pro Schengen? A parte le istituzioni europee, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto di “vedere positivamente l’obiettivo di includere anche Paesi terzi nell’area Schengen, come già Norvegia o Svizzera”, dimostrando di avere fiducia nel funzionamento del Trattato.

Le Monde: “Macron vuole reintrodurre i controlli alle frontiere”  – Segnali di insofferenza nei confronti della libera circolazione sono arrivati anche dal neo presidente francese Emmanuel Macron. Il 12 settembre il quotidiano francese Le Monde scriveva in prima pagina che l’amministrazione Macron si sta preparando a reinserire nel diritto interno i controlli alle frontiere, aboliti da Schengen. “Dietro un aggiustamento tecnico in un capitolo secondario di un progetto di legge sulla lotta al terrorismo, il governo prepara un’estensione massiccia dei controlli di identità, ai quali la polizia potrà procedere sull’insieme del territorio in nome della lotta alla criminalità transfrontaliera”. Secondo i conteggi effettuati dal giornale “due terzi della popolazione” potrebbe ritrovarsi “inglobata in questa nuova definizione di zone frontaliere in cui la polizia non ha bisogno del via libera della giustizia per lanciare operazioni di controllo”.

Il 31 ottobre, allo scadere della sospensione di Schengen concessa dall’Ue (che durava 2 anni proprio perché rientrava nei “casi eccezionali”), la Commissione europea ha già avvertito che non ci saranno altri prolungamenti legati alla questione migranti, dunque la Francia non potrà approfittare dei controlli alla frontiera per gestire più facilmente l’ingresso dei richiedenti asilo. Cosa che invece aveva auspicato Macron poche settimane fa. Per questo, secondo Le Monde, “il governo ha scelto di introdurre nel diritto comune alcune disposizioni che attribuiscono alla polizia più o meno le stesse prerogative che nei periodi eccezionali” nel controllo delle zone frontaliere.