La maxi inchiesta sulle infiltrazioni dell’ndrangheta nel mondo della politica e dell’imprenditoria in Brianza comincia a dispiegare i primi effetti. La Giunta comunale di Seregno (Monza) è caduta, a seguito delle dimissioni di consiglieri e assessori di Lega Nord, Forza Italia e della minoranza, centrosinistra e liste civiche, che questa mattina hanno deciso in massa di abbandonare l’incarico.

Mercoledì sera il vicesindaco Giacomo Mariani, della Lega Nord, indagato per abuso d’ufficio, aveva annunciato le dimissioni nel corso di un incontro ad Albiate (Monza), al quale era presente anche il leader del carroccio Matteo Salvini. “Sono ventiquattro anni che sono seduto in Consiglio comunale, come assessore, come consigliere comunale e poi dieci anni da sindaco e due anni e qualche mese da vicesindaco – aveva detto Mariani dal palco – la Lega senza se e senza ma è per la lotta alla ‘ndrangheta, quando ho visto che qualcosa non andava ho fatto degli esposti”. Poi Mariani ha aggiunto: “Da qui in avanti, con quello che sta uscendo sulla stampa, verremo additati come mafiosi, tutto quello che noi non siamo. Per questo tutto il nostro gruppo ha deciso di dare le dimissioni”.

In mattinata anche hanno fatto lo stesso anche gli assessori e i consiglieri di Forza Italia: “Alla luce dei recenti eventi che hanno interessato il nostro Comune, con senso di responsabilità e rispetto dei cittadini seregnesi – comunicano i consiglieri in una nota – abbiamo rassegnato le dimissioni. Altrettanto hanno fatto i coordinatori cittadini. Il partito locale pone la massima fiducia nella magistratura e si augura che venga restituita serenità e credibilità alla vita amministrativa, alle istituzioni e alla città”.

“Non siamo mafiosi, meritiamo giustizia” dicono i cittadini di Seregno. Il Prefetto di Monza e Brianza, Giovanna Vilasi, ieri aveva confermato che il Comune è a rischio commissariamento: “Sto aspettando la comunicazione formale sulla posizione del sindaco Mazza. Credo che notificheremo al Comune la sua sospensione, le sue funzioni verranno assunte dal vicesindaco”. Che però ha dichiarato che si dimetterà. L’amarezza della cittadinanza di fronte al sospetto di essere un paese mafioso è palpabile. Sui social c’è chi ironizza (“il sindaco di Seregno diceva ‘sto con le forze dell’ordine’, accontentato”), chi si dice deluso (“oggi Seregno è più famosa, tv, giornali e radio parlano di noi, speriamo che questo evento dia a tutti la voglia di cambiare e dare a Seregno quello che si merita”). Decine di cittadini sono scesi in piazza per protesta. “Non siamo un paese mafioso” hanno scandito. Le opposizioni chiedono le dimissioni del sindaco, sottolineando che “bisogna salvare il buon nome cella città”. Tuttavia a Seregno, stando a quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata costruita anche una chiesa evangelica abusiva, realizzata in violazione delle leggi urbanistiche. A concedere i permessi, la giunta. In cambio di voti.