Autodeterminazione, aborto sicuro, no alla violenza sulle donne. Sono queste le parole d’ordine di Non una di meno, la rete femminista che il 28 settembre torna in piazza per manifestare affinché “venga riconosciuta in tutti i paesi del mondo la libertà di scelta delle donne” e “l’aborto sia ovunque libero, depenalizzato, gratuito“. L’appuntamento, a cui ha aderito anche l’Arci nazionale, vuole celebrare la Giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro, proclamata dal gruppo argentino “Ni una menos”. Da Milano a Taranto, dalle università alle piazze, la mappa delle manifestazioni attraversa tutto lo stivale con oltre 20 città interessate. L’evento a Roma, dove lo scorso 26 novembre, giorno contro la violenza sulle donne, si sono unite dietro gli striscioni duecentomila persone, è alle ore 18 in piazza dell’Esquilino. “Ci aspettiamo una partecipazione molto ampia”, racconta al fattoquotidiano.it Marta del collettivo Degender, tra le organizzatrici dell’evento.

Nelle piazze italiane per un aborto sicuro – A 39 anni dalla legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza la strada per un accesso libero all’aborto in Italia sembra ancora tutta in salita. Per il movimento femminista la “situazione è paradossale”. La media nazionale dei medici obiettori di coscienza, quelli che non praticano l’aborto, ha raggiunto ormai il 70%. In alcune regioni, come il Molise e la Campania, la percentuale tocca picchi di oltre il 90%. Senza dimenticare che il 40% degli ospedali non pratica affatto l’Igv. Numeri – su cui anche l’Onu a marzo 2017 ha manifestato preoccupazione – che costringono di fatto le donne a una corsa contro il tempo, “a spostamenti in altre regioni se non a viaggi all’estero”, scrivono le femministe. Per Non una di meno questa è una delle tante “forme di violenza che viene agita ogni giorno contro le donne”.

La manifestazione contro la violenza sulle donne – Ed è sul corpo delle donne – “terreno oggetto di conquista, un terreno da espropriare” – che ancora oggi si combatte una battaglia che va dai “media alle istituzioni”, racconta l’organizzatrice. Così, scendono in piazza per mettere la parola “fine alla strumentalizzazione” del corpo femminile. La rete non accetta “il ricatto della paura, che parla delle strade delle nostre città come di savane infestate da predatori, da cui ci si può difendere solo rinunciando alla libertà di muoversi e accettando una diffusa militarizzazione e videosorveglianza”, riporta il blog delle femministe. E tra i motivi non mancano i riferimenti ai fatti di cronaca, come gli stupri di Rimini o le violenze sulle studentesse americane a Firenze. In cui le vittime sono trattate in modo alterno come “le nostre donne” quando gli aggressori sono stranieri, o come colpevoli e lascive quando i violentatori sono italiani, o ricoprono un ruolo istituzione. “Uno stupro è uno stupro”, sempre, ribadiscono le femministe.

Secondo gli ultimi dati Istat sono quasi 7 milioni le donne che nel corso della propria vita hanno subito abusi. Nel 2016 se ne sono contate 120. Anche nel 2017 “la media è di una vittima ogni due giorni”, spiega ancora Marta una delle organizzatrici del movimento che sottolinea “nell’80% dei casi l’autore è chi dice di amare queste donne“. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740. Di cui 1.251, ovvero il 71,9% in famiglia. Mentre – secondo i dati dell’istituto di statistica – sono 3 milioni e 466mila le donne in Italia che nell’arco della propria vita hanno subito stalking, ovvero atti persecutori da parte di qualcuno. Di queste, 2 milioni e 151mila sono vittime di comportamenti persecutori proprio da parte dell‘ex partner. Ma tra i problemi da affrontare ci sono anche le mancate denunce: il 78% delle donne che ha subito stalking non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha denunciato. Quasi 8 vittime su 10. Sulla base di questi numeri Non una di meno parla di una “guerra contro le donne” a cui “noi risponderemo”, “libere dalla paura, unite nella solidarietà”. Dietro la manifestazione “c’è la volontà di uscire da una logica emergenziale degli abusi di genere”, slegata dal singolo caso di cronaca – evidenzia l’attivista Marta – “perché è una questione strutturale” che investe tutta la società.

Non una di meno, due anni di un “movimento nato dal basso” –  Come riporta la pagina Facebook dell’evento, negli ultimi due anni le piazze di tutto il mondo sono state riempite da un “rinato movimento femminista“, che vede nello slogan “coniato dalle femministe argentine”, il senso di questo nuovo processo: “Non una di meno determinata ad essere libera di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita”. La rete in Italia – rafforzatasi sull’onda dell’indignazione per il femminicidio di Sara Di Pietrantonio uccisa e bruciata dall’ex a Roma – ha al suo interno “una popolazione di donne che varia per età ed esperienze di militanza”, spiega Marta. Dalle militanti degli anni ’70, ai collettivi di oggi, fino alle case di accoglienza per chi ha subito abusi di genere. L’idea fin da subito è stata quella “di andare oltre la fiaccolata” e di strutturare un “piano femminista” che accogliesse al suo interno le richieste di un welfare più giusto per le madri, fino a fondi maggiori per i centri anti-violenza. Un movimento aperto e “nato dal basso” da una “rinnovata consapevolezza”, racconta Marta, che non è a caccia di iscritti ma vuole solo “smuovere le coscienze” per un nuovo mondo a misura di donna.