Il legame tra la politica e le cosche, emerso nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco di Seregno Edoardo Mazza (Fi), diventa evidentissimo nella lettura dell’intercettazione riportata in una nota dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Monza Pierangela Renda.

“Ciao Marco, sei andato a votare? (…) tuo padre è andato?”. “Ciao Roberto (…) sei andato a votare o non ancora? (…) diglielo a tuo suocero se non è andato (…) devi sbarrare solo il simbolo di Forza Italia e basta!“. Così come in una sorta di “porta a porta” dei voti messo in atto, con un giro di telefonate, Antonino Lugarà, costruttore ritenuto vicino alla ‘ndrangheta finito in carcere ieri, cercava di garantire e aiutare i suoi amici. Lugarà è accusato di corruzione per aver procurato voti, anche con l’appoggio del consigliere regionale Mario Mantovani, per l’elezione del sindaco di Seregno (Monza e Brianza) Edoardo Mazza di FI, agli arresti domiciliari, in cambio del via libera alla realizzazione di un centro commerciale. Negli atti compaiono chiamate fatte da Lugarà per spingere gli elettori a votare Mazza. Chiede a tale Marco se il padre è andato al seggio e, quando gli risponde “sì, sembra sono andati”, Lugarà replica: “Dopo controllano che è andato”. Il sindaco di Seregno Edoardo Mazza, fa sapere il suo avvocato “chiarirà ogni cosa”. L’interrogatorio si terrà venerdì mattina.

Il caso Seregno era stato “denunciato” già nel 2015 dalla senatrice di Mdp, Lucrezia Recchiuti con due interrogazioni. La prima risale al 2015 in cui la parlamentare (allora Pd) chiedeva la commissione d’accesso prefettizia. Anche nel 2016 c’era stato un intervento nel corso del quale Recchiuti chiedeva una più attenta valutazione per la “situazione critica a Seregno” per un “condizionamento quantomeno indiretto della ‘ndrangheta”.