Giustizia & Impunità

Concorsi truccati, i negoziati per far vincere mogli e figlie: “Hai visto il cv di Mariù? Debole ma è il prezzo da pagare”

Anche i professori tengono famiglia. A due giorni dagli arresti decisi dal gip di Firenze, a interrogatori iniziati - tra silenzi e non ricordo - dalle carte dell'inchiesta, condotta del pm Paolo Barlucchi, emerge anche l'atteso filone del nepotismo. In una conversazione gli indagati non esitano a dire che è stato chiuso un "accordo malsano" per sistemare la compagna di un docente

Anche i professori tengono famigliaA due giorni dagli arresti decisi dal gip di Firenze, a interrogatori iniziati – tra silenzi e non ricordo – dalle carte dell’inchiesta, condotta del pm Paolo Barlucchi, emerge anche l’atteso filone del nepotismo. Poteva accadere – e in effetti è accaduto – che un docente, nominato commissario, dovesse dimettersi per incompatibilità ed è in questo quadro che salta fuori il primo caso: quello di Andrea Colli Vignarelli, ordinario a Messina interdetto dal giudice, marito di Maria Concetta Parlato, figlia del professore Andrea Parlato, ordinario nella cittadina sullo stretto. “Ha avuto buon gioco a far ritirare la moglie Maria Concetta Parlato negoziando i propri voti in cambio dell’assicurazione dell’abilitazione del coniuge nella tornata successiva, quando lui  – ragiona il gip – si sarebbe appunto dimesso per incompatibilità”. Anche per “Mariù” scende in campo anche l’ottantenne padre.

Il “negoziato per far passare Mariù”
È l’aprile del 2015 e le dimissioni incrociate di alcuni commissari creano un effetto domino che il professor Pasquale Russo – il docente che diceva al ricercatore da escludere “se fai ricorso ti giochi la carriera” – commenta così con il collega di Bologna Adriano Di Pietro: “Perché loro pensavano che la commissione prima, sarebbe stata anche la commissione seconda, dopo aver sostituito, ehm, Guglielmo Fransoni per incompatibilità. Si sono fatti male i conti perché la commissione è cambiata totalmente”. Ed è proprio Fransoni, docente a Foggia, a chiarire quali erano gli accordi: il ritiro sia di Francesco Padovani (il candidato sponsorizzato ai danni di Philip Jezzi Laroma, che poi ha denunciato tutti) sia della Parlato, moglie del suo interlocutore. “Perché noi avevamo fatto come dire? Un ticket: Mariù-Francesco. Non può essere separato: io e te abbiamo fatto un gioco di squadra e abbiamo, avevamo raggiunto un’intesa”. Già, il ticket. È in questo che il commissario Fransoni, all’esito dei lavori della commissione, avrebbe ottenuto un posto per Francesco Padovani, poi diventato ricercatore a tempo determinato a Pisa, alla tornata successiva. Per Maria Concetta Parlato il padre va a Bologna da Di Pietro: è il marzo 2015 e accompagnato dalla figlia inizia la trattativa. E in una telefonata intercettata che poi il professore bolognese parla di un candidato definendolo “mediocre”, precisando che però rientrerà nel “negoziato per far passare Mariù“.

Di Mariù parla anche il professore Fabrizio Amatucci (Università di Napoli) con il commissario spagnolo Carlos Maria Lopez Espadafor: “Ci sarebbe poi la Parlato. La Parlato tu sai che è figlia di Parlato, il professore di Palermo che è stato il mae … , un po’ per certi versi, il maestro no, ma si è laureato Zizzo (Giuseppe, Università Carlo Cattaneo Milano ndr) cioè Zizzo è un po’ legato a Parlato, ma moltissimo è legato Parlato a Di Pietro. Di Pietro e Parlato sono sempre stati molto uniti. Quindi lui può essere che poi ad un certo punto, non lo farà all’inizio, farà il nome della Parlato che è debole, vatti a vedere il curriculum. Quindi noi abbiamo un’altra arma se lui ci chiede la Parlato allora io gli comincio a chiedere di tutto perché vuol dire che il livello, hai capito? Scende. Il livello è basso“. Parlato padre si commuove, ad abilitazione ottenuta, e Di Pietro riferisce di avergli risposto tranchant: “Abbiamo dovuto accettare anche Cimino conoscendo … però Andrea, questo è stato il prezzo da pagare perché andasse all’unanimità Mariù“.

“L’accordo malsano” per la “sistemazione” della compagna
Un altro caso riguarda il professore Pietro Boria, ordinario a La Sapienza e autore del libro I Fondamenti del Diritto Tributario, che il 10 aprile 2015, parlando con il collega Eugenio Della Valle gli comunica, ben prima della pubblicazione dei risultati, chi sarebbe stato abilitato. Non per merito naturalmente, ma per tutelare un’intesa finalizzata “all’armonia”, “serenità”, e “amicizia” tra di loro. Decisioni che però indispettiscono la compagna e collega Rossella Miceli (La Sapienza, non indagata). Boria le racconta che “passano sia Fortunato che Giorgi”, quest’ultimo suo diretto concorrente nell’ateneo di riferimento, ma allo stesso tempo le comunica di aver ricevuto “un impegno morale” da Della Valle a non far presentare Giorgi per il posto a cui aspira lei: “Eugenio mi ha detto che non fa la domanda e ha preso un impegno formale in questo senso”.

La conferma dell’intesa raggiunta è contenuta in una telefonata telefonata tra Alessandro Giovannini, ordinario a Siena e finito ai domiciliari, e Adriano Di Pietro, docente a Bologna che davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il primo, parlando al telefono con il collega, il 16 aprile 2015, definisce tale convenzione come un “accordo malsano“, “legato alla sistemazione della moglie di Boria” e il suo interlocutore, condividendo tale giudizio, dice: “Ma certo, ma certo. vuoi che non lo non sappia”. Altra conferma, secondo il ragionamento degli inquirenti, arriva con la telefona di due giorni prima tra il candidato Marino e il professar Claudio Sacchetto dell’Università di Torino (per lui il gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare). Il primo, il 14 aprile 2015, racconta al secondo: “Eugenio Della Valle pare abbia fatto un accordo con Boria sulla seconda fascia: tant’è vero che, infatti, ha ottenuto Massimiliano Giorgi con la condizione che sia chiamata prima la Miceli su Roma”.

La non abilitazione di una candidata che si era opposta alla figlia di un professore
Tra i candidati bocciati  o rimandati, stando alle indagini, c’è ne è anche una, Caterina Oliva Corrado, collaboratrice dello Studio Vietar Uckmar di Genova, che aveva indispettito il professor Giovanni Eugenio Marongiu. Il docente spiega al suo interlocutore che la candidata non partecipa con impegno alle attività universitarie da lui organizzate e avrebbe commesso la “scorrettezza” di ricorrere contro gli esiti di un concorso per ricercatrice bandito dall’ateneo genovese, vinto dalla figlia Paola. A Di Pietro Marongiu dice: “… è un giudizio di merito, secondo me. Come non si meritava di diventare ricercatore, non si merita ancora di diventare”. Lo stesso giorno, trasferendosi da Bologna a Milano, Marongiu, in pellegrinaggio per far fuori Oliva Corrado, va a trovare Zizzo cui ripete le stesse argomentazioni. “Come si vedrà – chiosa il gip – la richiesta del professar Marongiu verrà accolta, in occasione della prima riunione in seduta comune dei membri della Commissione, che avverrà il 19 marzo 2015 a Bologna”.

@trinchella

Commenta!