“Per un giornalista, il non voto è l’arma estrema di credibilità”. Sarà per questo che Enrico Mentana, direttore de TgLa7, in una lunga intervista al Corriere della Sera può permettersi di dire, come fa sempre, tutto quello che pensa della politica e dei politici e anche delle prossime elezioni. Maratoneta della tv, ieri si è riposato: “Sulle elezioni tedesche, si vota fino alle sei e, alle sei e uno, si sa che ha stravinto Angela Merkel. Ieri, la vittoria di Luigi Di Maio alle primarie dei 5 Stelle era ancora più scontata. Poi, quanto al futuro, siamo nel dubbio fra il nano e il bambino prodigio: puoi solo aspettare e vedere se cresce o no”. Il giornalista, che ha chiuso l’account Twitter ma è attivissimo su Facebook, ha vinto il premio È Giornalismo, fondato da Montanelli, Bocca e Biagi, con l’imprenditore Giancarlo Aneri. Del social network dice: “Io sono sceso dalla torre e sono andato sui social per far vedere che noi giornalisti possiamo vincere “la prova confronto” fra le notizie che vanno da sole sul web e le notizie come le diamo noi” e del suo neologismo webete entrato nell’ultima edizione del vocabolario Devoto Oli, dice: “Ho risposto a un fesso che parlava con bestialità del terremoto. Non vorrei che sulla mia lapide ci fosse scritto “inventò la parola webete””. Anche perché se è vero che è l’eroe universalmente riconosciuto per il modo in cui utilizza i social network sul social, Mentana ci sta non per socializzare ma per fare il suo lavoro e anche per contrastare le bufale.

Sulle primarie del M5s il direttore dice: “Di primarie utili solo a dare un bagno democratico a un candidato è piena l’Italia. Certo, se chiedi “preferite panettone, carbone o niente?”, tutti i bimbi scelgono il panettone”. Del candidato premier pentastellato pensa: “… Ha 30 anni e come tanti politici di oggi sbaglia date, Stati, congiuntivi. Vedremo se diventerà forte o affogherà alla prima bracciata“. Il passo indietro di Beppe Grillo gli sembra naturale: “Far camminare il movimento con gambe sue è la cosa più sana che può fare. L’ideologo non è mai stato lui né lo vedo sui dossier dei grandi argomenti. Grillo non è un politico”. Sulla ingarbugliata legge elettorale Mentana spiega: “Mi sembravano migliori il Mattarellum, che ha garantito vittorie degli uni e degli altri, o il modello tedesco”. Rispetto al passato “i sistemi elettorali sono una scusa per non andare alla sostanza politica, perché nessuno sa che posizioni ha. Oggi, scegliere un premier è come fare un pranzo dove poi mangia solo uno. Renzi ha portato tutti a chiedersi se vale la pena svenarsi per far guadagnare solo lui. Fuori dal Pd chi lo vuole? Nessuno. Il problema, più che di sistemi, è di persone”.

La previsione sul voto è precisa: “Vedo favorito il centrodestra. Abbiamo una tradizione di alternanza e una maggioranza moderata che si era ritirata sulla sponda del fiume. Mancano mesi, può succedere tutto, ma quando Berlusconi scende in campo non è amore platonico. Galvanizza e polarizza. E il leader? “La sfida fra Matteo Salvini e Berlusconi non è scontata. La Lega, però, è limitata dai grillini ed è più probabile che a lievitare sia Forza Italia”. E poi “se Salvini e Giorgia Meloni vanno alti, e così i 5 Stelle, saranno i loro elettori a dire “perché no?””