Levi Henriksen è uno degli scrittori (e giornalista, paroliere e musicista rock) più popolari in Norvegia. Con Norwegian Blues (traduzione di Giovanna Paterniti, ed. Iperborea) dà prova di possedere un’eccentrica e originalissima vena creativa, riuscendo a tessere un romanzo che passa continuamente da pagine di grande divertimento a momenti commoventi e riflessivi, oltre a dare una panoramica esaustiva e al contempo personale del mondo della musica blues.

Il romanzo narra la storia di Jim, un deluso discografico di Oslo, stanco dei continui successi preconfezionati che dominano il mercato musicale. Dopo una sbronza colossale si ritrova in campagna e rimane folgorato da un canto celestiale proveniente da una chiesetta. I vocalist sono tre fratelli ottuagenari che, sorprendentemente, molto tempo prima, hanno fatto furore con le loro hit spirituali, fino a intraprendere un leggendario tour on the road nell’America degli anni Sessanta. I Thorsen, così si chiamano i tre fratelli, si trasformano nella nuova missione di Jim: riportarli al successo e ridare un anima alla musica ormai devastata dalla pochezza delle Hit Parade. Nasce un ritratto straordinario sul mondo musicale del Novecento, fatto di aneddotti strampalati e irriverenti (tra tutti Timoteus Thorsen che sfascia il suo mandolino sul palco come l’anfetaminico Pete Townshend di The Who e Tulla Thorsen, interiormente ribelle, che ha affrontato le barriere della segregazione razziale per sposare il suo amore afroamericano). Norwegian blues è un grande romanzo che si colloca felicemente nella scaffalatura dei libri da ricordare e da rileggere. Una storia che riesce a trasmettere coraggio al lettore.

Ashley Kahn è un giornalista, critico e produttore musicale che collabora con numerose testate fra cui il New York Times, Jazz Time, Rolling Stone, Mojo. Con il Saggiatore ha già pubblicato A Love Supreme, The House That Trane Built e Kind of Blue e ora è uscito Il rumore dell’anima. Scrivere di jazz, rock, blues (traduzione di Seba Pezzani, ed. Il Saggiatore).

Si tratta di una raccolta di ricordi, articoli, pensieri che racchiudono un quarantennio di grande giornalismo: la colonna sonora di Isac Hayes per Shaft, capace di sfidare barriere e tabù convenzionali; il viaggio in pullman del gruppo gospel sudafricano dei Ladysmith Black Mambazo in America; Mavis Staples e le sue canzoni ai tempi delle lotte per i diritti civili; le registrazioni fumose di John Lennon; il voluminoso organo Hammond dello spudoratamente passionale Jimmy Smith; i demoni interiori di Billie Holiday che l’hanno travolta in una morte precoce; le riflessioni di Bruce Springsteen su Born to Run; l’amore conteso da George Harrison ed Eric Clapton; la storia di Texas Flood, l’album che fece conoscere Stevie Ray Vaughan al mondo intero…

Il rumore dell’anima è la testimonianza di una visione unica e insieme universale della musica. Colto, semplice, raffinato, inedito, intelligente: questo libro andrebbe consultato continuamente. Fa venire voglia di comprare i vinili mancanti, di reperire ulteriori informazioni su centinaia di grandi artisti, di partire e di ascoltare le sonorità più disparate. Il merito di questa immedesimazione è dato dalla maestria di Kahn, testimone, oltre che protagonista, di quello che scrive. Taccuino vivente in anni di sperimentazioni, contaminazioni tra generi e rivoluzioni sociali, quando, per citare il sottoscritto (lo so, non si dovrebbe fare) “le chitarre facevano l’amore”.