Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che sta per intervistare la Luce. Altre considerazioni.

1. Vi rendete conto? La Luce. Incredibile. Vi è lode, intrisa di sicumera oltremodo crassa.

2. La vittoria della Juve, in casa contro la Fiorentina, era assai prevedibile. Ma non è stata scontata. Ottimo Bentancur, prezioso Mandzukic, cattedratico Barzagli. Higuain non è un caso e si ritroverà, ma per ora gira al minimo. Allegri imbufalito per un finale con troppi patemi, benché in superiorità numerica: quando è arrabbiato, nei dopopartita, dà il meglio di sé ed è godibilissimo, anche se Pjanic (trattato come un mezzo peracottaro) non avrà certo gradito.

2 bis. Decisivo il 20esimo della ripresa. Pioli, che ormai è Michael Stipe, chiede a Badelj di ispirarsi ai REM e gli canticchia Drive per motivarlo. Lui però non capisce, pensa che sia una canzone di Povia, si incupisce e si fa espellere. Spiace.

3. Napoli spaventoso. Spa-ven-to-so. Poche volte ho visto un’esplosione di forza, bellezza e grandeur marchiana come quella dei primi 15’ della ripresa. La squadra era sotto, ma il Che Gue Sarri era sereno, che di per sé è un ossimoro perché “Sarri sereno” è come dire “Renzi politico”. Aveva ragione: in cinque minuti rovescia la partita, sale 3-1 e trova pure il quarto gol nel finale. La Lazio (falcidiata da tre infortuni) aveva tritato il Milan ed è un’ottima squadra, ma il Napoli l’ha spazzata via: il Commodoro Marxista può nascondersi quanto vuole, ma lo scudetto è cosa tra lui e Allegri. Alla pari, o giù di lì.

3 bis. Il genio espresso da Mertens è di un bello che fa male.

4. Ho sin qui parlato poco della Roma perché fatico a decifrarla. Ha vinto a valanga con due squadre che a oggi paiono davvero deboli per la Serie A, ha perso immeritatamente con l’Inter, ha vinto immeritatamente con l’Atalanta. E in Champions, pur soffrendo, è stata l’unica italiana a non avere perso (ma giocava in casa). Di Francesco mi piace, ma ha bisogno di tempo: glielo daranno? Qualcosa si comincia a vedere. Criticare Dzeko è lecito, ma assai dadaista. Così, a occhio, pare squadra da terzo-quinto posto. Si vedrà. Intanto, esulto per Florenzi: ragazzo d’oro, il suo ritorno è una gran bella notizia.

5. Un Verdi deluxe, e un bel Bologna, mettono sotto per più di un’ora l’Inter. I nerazzurri, tra Crotone e Dall’Ara, potevano prendere un punto e ne hanno presi 4: è così che si vincono campionato, Champions League, regionali in Sicilia e il Palio della Gnocca di Bettolle.

6. Il Milan ha 12 punti dopo 5 partite: non accadeva dal 2003. Punti preziosi, perché ora arrivano SampRomaInter (sarà gogna, calvario e martirio. Sangue ovunque). Biglia è un giocatore che al Milan mancava da 10 anni. Rodriguez un po’ grezzolone, ma utile. Kessie sempre straripante e sempre pronto a premere tutti i pulsanti a caso della Playstation quando deve passare/tirare. André Silva va atteso, Abate lo si attende da dieci anni.

6 bis. Calhanoglu è insondabile: gli fai un complimento, e un secondo dopo inciampa da solo. Fa una cazzata, e un attimo dopo inventa un assist filtrante col contagiri. È più umorale di Cacciari.

7. È un bel Torino. Si complica la vita a Udine, ma sulle ali di Belotti e Ljajic (molto meno di Niang) vince e si issa a 11 punti. Bravi. Vediamo però se anche quest’anno, puntualmente, riesce a giocare un ottimo derby. Per poi perderlo. Nei secondi finali.

8. Vinci 3-0, e finisce 3-3. Vinci 2-0, e termina 2-2. Vinci 2-0, e finisce ancora 2-2. Così le ultime tre partite del Pescara di Zeman. Un mix di sfiga, immaturità e limiti congeniti nel calcio estetizzante del Boemo. Ahi. Ma io ero, resto e resterò zemaniano. Semper fidelis.

9. Petagna ha già segnato due gol. Contenti per lui e per l’Atalanta. Ma perché continua a pettinarsi come Elvis nel ’57 e fa di tutto per mettere su il fisico di Ivan Drago?

10. Dal Libro delle Agnizioni Memorabili. “In quel tempo, l’Arcangelo apparve e disse: “Scanzi, è giunto il giorno in cui devi incontrare la Luce”. Passava di lì Nardella, che tutto ilare commentò: “Bravo Scanzi, finalmente tu intervisti il Renzi!”. L’Arcangelo lo incenerì con agio. Poi passò Toni Servillo, che disse: “Scanzi, salutami Mertens“. L’Arcangelo sorrise e non corresse Servillo, ma solo perché gli era piaciuto parecchio Le conseguenze dell’amore. Poi venne Scanzi. Lo scriba si mise gli occhiali da Sole, perché altrimenti la Luce non c’è modo di intervistarla, e disse: “Sia dunque Lode“. Vi fu un bagliore enorme a Milanello: era davvero giunto il tempo”. A lunedì, ma vedrete che ci sentiremo prima.