Esattamente dieci anni fa, il 21 settembre 2007, moriva a Lione, all’età di 78 anni, Lorenzo Tomatis, medico, ricercatore, scienziato di primissimo ordine, ma “scomodo”, nonché raffinato scrittore.

Per ricordare la sua figura e i suoi insegnamenti, l’Isde – del cui Comitato scientifico internazionale è stato presidente del fino alla sua morte – dedica un convegno ad Arezzo il 28 e il 29 settembre, nel corso del quale verrà consegnato il “riconoscimento Lorenzo Tomatis” ai familiari del dottor Vincenzo Migaleddu, coraggioso medico, strenuo difensore della sua terra di Sardegna, purtroppo prematuramente scomparso.

Dopo la laurea in Medicina a Torino, Lorenzo Tomatis si recò negli Stati Uniti, mosso dalla passione della ricerca e soprattutto, come ebbe a scrivere, “dall’idea che per essere d’aiuto all’umanità sofferente avrei dovuto studiare medicina e che il mio compito sarebbe stato di debellare il grande flagello del cancro“.

Alla ricerca nel campo della cancerogenesi si dedicò in effetti per tutta la vita, mettendo a punto tecniche innovative di colture cellulari ed esperimenti di cancerogenesi su animali che gli permisero di intuire e studiare, fra i primi al mondo, fenomeni quali la cancerogenesi perinatale, transplacentare e multigenerazionale. A 38 anni tornò in Europa lavorando per oltre 25 anni alla Iarc (Agenzia per la ricerca sul cancro) di cui fu direttore per oltre 11 anni, fino al 1993.

Alla Iarc mise a punto la costruzione delle Monografie sulle sostanze cancerogene fra cui ad esempio asbesto, cadmio, nichel, Ddt, tricloroetilene, benzene. Le Monografie sono tuttora pietre miliari della cancerogenesi occupazionale e non solo. Il metodo da lui inventato per la costruzione delle monografie era la creazione di gruppi di lavoro cui erano invitati a Lione i più grandi ricercatori del settore, ma anche i rappresentanti dei lavoratori e quelli delle ditte produttrici. I lavori andavano avanti per settimane, fino a che il testo finale non veniva redatto, spesso nascevano conflitti, ben comprensibili visto che si discuteva della sorte di sostanze che avevano ricadute economiche anche enormi, ma i conflitti erano trasparenti e alla fine erano solo le evidenze scientifiche quelle che avevano l’ultima parola.

Tomatis è stato tuttavia anche un grande scrittore e nei suoi libri – sempre strettamente autobiografici – traspare tutto il tormento e l’amarezza di chi vede prevalere, anche nel mondo della ricerca e della scienza, l’interesse privato e non quello della difesa della salute attraverso l’eliminazione delle nocività, per lui obiettivo prioritario della ricerca medica.

Credo che le seguenti frasi tratte dai suoi libri, possano spiegare meglio di qualsiasi parola quanto sopra:

1. “…come alla luce di un lampo mi parve d’un tratto di capire come, avvalendosi di ipotesi e dati scientifici credibili e potendo contare sul sostegno di ricercatori rispettati e seguiti, la complessità reale del problema venisse spinta deliberatamente verso una confusione scientifica che faceva il gioco di certi interessi che sentivo muoversi sullo sfondo senza essere riuscito a individuarli con precisione”;

2. “…la capacità di indurre tumori negli animali esprimeva una proprietà assoluta, la cancerogenicità, una proprietà legata alla natura della sostanza e che, se osservata in una specie, si sarebbe pertanto espressa in qualunque specie, compresa quella umana… Ciò non garbava all’industria chimica perché poteva significare una improvvisa battuta d’arresto di una produzione o della vendita di un prodotto, o la sua eliminazione, in ogni caso una perdita di profitto. Cominciò così l’attacco alla sperimentazione animale…”;

3. “…Era cominciata l’inarrestabile ascesa, questi almeno erano i loro piani, di un’epoca nella quale ciascuno sarà colpevole del proprio male e avrà colpa del proprio cancro: fai l’esame di coscienza, guarda un po’ indietro, cos’è che hai fatto per procacciartelo o non fatto per evitarlo. Ci penseremo noi a proteggervi, vi daremo noi da mangiare quello che vi fa bene, le pillole preventive, l’aria sporca e filtrata e l’acqua sporca e trattata, noi vi daremo gli ospedali dove verrete a farvi diagnosi brillanti e a sborsare dei bei denari…”;

Per il suo rigore morale e il suo profondo senso etico si scontrò duramente con i potenti interessi in gioco, sempre più influenti nell’impedire la ricerca, distorcere i risultati, impedire la pubblicazione dei risultati non graditi o promuovere studi che avessero risposte precostituite e non esitò a denunciare la deriva della stessa Iarc , diventata a suo parere troppo morbida nei confronti delle pressioni della grande industria, dopo la sua uscita di scena nel 1993.

In chi l’ha conosciuto, anche solo attraverso i suoi libri, ha lasciato un ricordo indelebile anche perché la sua umanità era pari al suo spessore come scienziato.

Ricordare i suoi insegnamenti e soprattutto cercare di attuarli è l’obiettivo principale di noi medici dell’Isde.