C’era una volta il cinema muto e poi è sopraggiunto quello sonoro, mandando in crisi gli attori dalla voce problematica. Nel 2011 è uscito nelle sale The Artist, un film non solo in bianco e nero, ma anche muto, prodotto in Francia, che ha fatto incetta di premi, sia per i suoi indubbi valori, sia perché giocava la carta del passatismo nostalgico, dal rendimento assicurato. Ne discorro perché, nella stampa, vi sono le rubriche:

a) mute, prive di replica;

b) corredate di commenti;

c) dialoganti, dove il giornalista risponde ai lettori.

In futuro potrebbero esservi quelle miste, che inizino da un commento d’attualità, seguite da commenti dei lettori, alcuni dei quali passibili di replica. Chissà. Tutto questo sproloquio lo anticipo perché vorrei rispondere ai diversi lettori che si sono prodotti in qualche invettiva su quanto succede in Israele, confondendo i dettami della religione ebraica con i dettami della legge statale di Israele. Anzitutto, Israele è uno Stato ebraico, ma non è uno Stato confessionale: le sue leggi sono laiche. Nella basic law dei territori palestinesi limitrofi, invece, si stabilisce che le sue leggi siano basate sulla Sharia. Più precisamente, nei territori governati dall’Autorità nazionale palestinese, la Sharia è la fonte principale del diritto; a Gaza, governata da Hamas, l’islamizzazione è addirittura ancor più radicale.

Dunque, quando si asserisce che Israele è uno Stato teocratico, lo si confonde coi suoi vicini: Israele è, senza alcun dubbio, uno Stato laico, perché vi è separazione fra Stato e religione. Tuttavia, malgrado i diversi tentativi fatti in sede legislativa, in Israele esiste soltanto il matrimonio religioso, ragion per cui ciascuno contrae matrimonio secondo e attraverso la propria fede e con i propri rabbini, imam, preti. Vi sono, comunque, norme sul diritto di famiglia e princìpi generali che si applicano a tutti, onde evitare ingiustizie. Lo stesso vale per il divorzio. Inoltre, in Israele, le convivenze producono effetti giuridici. Quanto ai matrimoni omosessuali, il diritto garantisce agli omosessuali la maggior parte dei diritti matrimoniali riconosciuti alle coppie eterosessuali e i matrimoni omosessuali ufficializzati all’estero sono riconosciuti in Israele.

Certamente non è possibile riassumere in poche righe il sistema giuridico israeliano. Tuttavia, consiglierei agli ipotetici lettori del blog di leggere il diritto israeliano attraverso gli occhiali giusti, che sono quelli di una grande democrazia. Non c’è nulla di male nell’andare a cercare soltanto le fonti che demonizzano Israele e gli ebrei, per poi travasarle nei commenti. Ossia, non c’è nulla di male, purché si sia consapevoli che, trattandosi di informazioni sostanzialmente fallaci, è tutto tempo sprecato. Ma, anche sprecare il tempo è in fondo un diritto fondamentale.