Non era stato il capitano Ultimo a citare Matteo Renzi. Anzi il nome dell’ex premier il carabiniere che arrestò Totò Riina non l’ha mai fatto. Non nelle conversazioni con la pm di Modena, Lucia Musti. E quella frase sulla “bomba” che poteva esplodere nulla aveva a che fare con l’indagine Consip. Questo almeno secondo l’agenzia Ansa che ha pubblicato una serie di stralci dei verbali del magistrato davanti al Csm. Sono tre ore di audizione, dalle 15.30 alle 18.11 del 17 luglio davanti alla prima commissione di Palazzo dei Marescialli, 54 pagine di verbale nelle quali compaiono le distinte frasi che Musti attribuisce al colonnello Sergio De Caprio (cioè il capitano Ultimo) e al maggiore Gianpaolo Scafarto e alcune sue considerazioni sull’operato dei carabinieri del Noe. Ieri il magistrato aveva lamentato che le venivano attribuite “alcune affermazioni, anche virgolettate, che io non ho fatto ovvero che, per come riportate, non rendono in modo fedele quanto da me riferito al Csm”. Una smentita arrivata con tre giorni di ritardo rispetto agli articoli di Repubblica e Corriere della Sera di venerdì scorso.

Secondo i due principali quotidiani italiani, infatti, il magistrato avrebbe accreditato indistintamente ai due militari la seguente frase “Dottoressa lei se vuole ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba, scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi”Frase che nel titolo del quotidiano diretto da Mario Calabresi diventa: “Vogliamo arrivare a Renzi”. Musti, però, aveva ragione a smentire. E aveva a smentire anche Ultimo. “Non ho mai parlato di Matteo Renzi né con la dottoressa Musti né con altri”, aveva detto il capitano. E gli stralci del verbale davanti al Csm riportati dall’Ansa, gli danno ragione. Parlando di una riunione svoltasi a Roma in una caserma dei carabinieri, “là – dice il magistrato – mi sembravano veramente molto spregiudicati questi Carabinieri, con un delirio di onnipotenza, soprattutto il colonnello e il capitano, perché poi c’era questo maggiore De Rosa che è quello che ha firmato l’informativa in questione, che mi sembrava più equilibrato, ma gli altri due erano veramente matti. Scusi matti no, erano esagitati, non mi piaceva neanche il rapporto con l’autorità giudiziaria che avevano, perché a me avevano detto: Dottoressa, lei se vuole ha una bomba in mano, lei se vuole può fare esplodere la bomba”. Chi glielo disse questo?, chiede il consigliere Morosini. Risponde il procuratore: “Il colonnello De Caprio, mi disse: Lei ha una bomba in mano, se vuole la può fare esplodere“. “Ma con riferimento a cosa?”, viene chiesto al magistrato. “Ma cosa ne so Consigliere? Cioè io non lo so perché erano degli esagitati. Io dovevo lavorare solo sulla Cpl Concordia punto, su quest’episodio di corruzione. Io dissi: Prima ci liberiamo di questo fascicolo e meglio è.Nel frattempo secondo me il colonnello pensava che io chissà cosa avessi potuto fare, forse il suo burattino nelle mani, io non lo so che cosa avesse nella mente il colonnello”.

Il “colonnello”, cioè Ultimo, non parla mai dunque né di Consip né tanto meno di Matteo Renzi con Musti. Al contrario sarebbe stato Scafarto –  indagato per falso e rivelazione del segreto – a dire al magistrato: “Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi”, dice Musti riferendo la frase a lei detta da Scafarto”. Passaggio che sembra essere stato citato da Musti al Csm. È a quel punto che il presidente della commissione, e cioè il dem Giuseppe Fanfani , ci tiene a sottolineare: “Gli ha detto anche arriviamo a Renzi?“.Risponde Musti: “Sì, perciò che io ho detto: Mamma mia, io di questo non voglio sapere niente. Ovviamente lo dissi ai miei colleghi sostituti e dissi: Ragazzi, qua abbiamo fatto bene a liberarcene subito, perché questi sono dei matti”.

Il periodo è quello in cui a Modena era stato trasmesso uno stralcio dell’indagine sul caso Cpl-Concordia, aperta a Napoli dal pm Henry John Woodcock  – con l’informativa preparata dal Noe in cui erano state inserite le conversazioni telefoniche captate tra il generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi e l’allora presidente del Consiglio. E proprio quando nel luglio del 2015 sul Fatto Quotidiano compare l’intercettazione di quella telefonata che Musti si rivolge al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone. “Ma in che pasticcio ci sono andati a mettere?”. “Quando è successo questo inconveniente, chiamiamolo così, della pubblicazione degli articoli sul giornale, delle intercettazioni Adinolfi per intenderci – ricostruisce Musti – è lui (cioè Woodcock, ndr) che ha chiamato me, non sono io che ho chiamato lui. Cioè lui mi ha chiamato per minimizzare, era piuttosto turbato, agitato, preoccupato e niente, mi ha chiamato lui e io non l’ho chiamato, perché io quando ho visto che è successo questo pandemonio ho pensato a capire in maniera fredda: Vediamo se è colpa nostra. Io l’ho lasciato sfogare punto e basta. In realtà io ero piuttosto arrabbiata e a mia volta mi sono, tra virgolette, non sfogata perché non mi sfogo con nessuno, mi sono confrontata col procuratore Pignatone questo sì, con lui mi sono confrontata dicendo: Ma in che pasticcio ci sono andati a mettere?”.

Il magistrato ha poi raccontato di quando nell’aprile del 2015 Scafarto gli portò il fascicolo su Cpl Concordia.  “Era un prezzemolo, c’era sempre, era sempre in mezzo”.E proprio a proposito di quell’informativa, Musti solleva in più punti dell’audizione diverse critiche al modo in cui è stata realizzata dai carabinieri del Noe. Un documento che definisce “terribile“: l’informativa “è fatta per tomi – dice – in questi tomi ci si butta qualunque cosa, veramente si ci mette qualunque cosa, che poi si manda in tutta Italia”. E questo, spiega più avanti “è sinceramente come non si fa un’informativa finale, sottolineando però che “un po’ la colpa è anche nostra perché siamo noi che dobbiamo dire che le informative non si danno così”.

Quando l’allora capitano Scafarto le consegno i due dvd contenenti gli atti di Napoli (che non erano sigillati), sostiene Musti, non le disse nulla che all’interno dell’informativa c’era la telefonata tra il premier e il generale della Gdf. E quando a luglio la vicenda finì sui giornali, lei rimase completamente sorpresa. “Io e i due colleghi (coassegnatari del fascicolo su Cpl, ndr) siamo rimasti molto colpiti. È scoppiata quella che per me è stata una bomba sinceramente…siamo rimasti veramente colpiti da questa baraonda che ci ha travolto”.