Fermo restando il mio – più volte ribadito (anche su questo blog) – favore scontato per la profilassi delle malattie, ho sempre pensato e continuo a pensare che la legge fatta dal governo sui vaccini sia brutta, sbagliata, incivile e per certi versi assurda. Ma perché? A parte le ragioni di merito su cui abbiamo discusso tanto, quali sono le motivazioni vere che spiegano questa apparente assurdità?

Continuo a credere, considerando tutto, che al governo non interessava fare una buona legge per gli italiani ma solo ottemperare a degli accordi internazionali in ragione dei quali l’Italia è diventata paese capofila per la vaccinazione del mondo. Mi riferisco all’accordo di Washington del 29 settembre 2014 raggiunto tra il nostro paese, l’industria farmaceutica e il Global health security agenda.

Nessuno si è mai chiesto ma perché proprio l’Italia? E la risposta più plausibile non è perché abbiamo degli igienisti e degli epidemiologi famosi nel mondo, o perché l’Istituto superiore di sanità è davvero superiore, o perché noi siamo più bravi degli altri, ma è ragionevolmente geopolitica: noi siamo al centro del Mediterraneo e quindi siamo la porta di ingresso per l’Europa degli immigrati.

Per comprendere certe forzature quindi dovremmo vedere la nostra legge come qualcosa di straordinario cioè quasi come una misura eccezionale che va ben oltre il calo della copertura vaccinale e ben oltre l’ambito strettamente nazionale. Vediamo le forzature, quelle più importanti.

1. La prima è stata quando il governo, sui vaccini, decide di “scippare” l’iniziativa legislativa al Parlamento e di giocarsela tutta di corsa per conto suo attraverso un incomprensibile decreto d’urgenza obbligando il parlamento con la fiducia a chinare la testa;

2. la seconda è stata quando i vaccini da atti consensuali, come consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità, sono diventati in modo ingiustificato trattamenti sanitari obbligatori;

3. la terza: la flagrante anti-costituzionalità delle norme;

4. infine, la quarta sul piano scientifico dove la mistificazione è massima. Vi sono vaccini nei quali prevale il vantaggio del singolo su quello collettivo per i quali non ha senso imporre l’obbligatorietà e invocare l’interesse collettivo (almeno sei su dieci).

Pochi giorni fa, la ministra Beatrice Lorenzin molto compiaciuta dei complimenti ricevuti dall’Europa sulla legge vaccini, alludendo a Romania e Francia, ha dichiarato “anche altri paesi stanno seguendo la rotta tracciata dal nostro Paese” fino a auspicare che “in tutta Europa siano resi uniformi i calendari vaccinali in modo da poter rendere omogenea la copertura dei bambini di tutta l’Unione europea” (Quotidiano Sanità, 13 settembre 2017).

Questa dichiarazione me ne ha fatto ricordare un’altra, sempre del ministro Lorenzin, fatta in occasione di quell’accordo internazionale che ho citato prima. Essa mi colpì non poco perché, a parte essere difforme da quella tecnica dell’allora presidente Aifa che si limitava a parlare di calo della copertura vaccinale e di ostilità crescente dell’Occidente verso i vaccini, sembrava preoccupata prevalentemente proprio di questioni geopolitiche. Eccola, giudicate voi:

“Sul tema della salute dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale (….) Il nostro Paese si trova al centro dell’area mediterranea e le molte crisi internazionali hanno portato a nuovi imponenti flussi migratori. È necessario rafforzare i controlli nei confronti di malattie endemiche riemergenti come polio, tubercolosi, meningite o morbillo. Se vogliamo evitare il collasso dei sistemi sanitari del Vecchio Continente dobbiamo rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa (…) Abbiamo già sufficiente esperienza per coordinare campagne di prevenzione contro nuove possibili epidemie”.

Questa dichiarazione avvalora i nostri sospetti, i nostri dubbi, e ci consente di gettare una nuova luce su una legge che non a caso ha finito con il dividere il nostro paese creando così tanto scompiglio.

Le dichiarazioni del ministro Lorenzin ci fanno comprendere che il calo della copertura vaccinale, fenomeno che non mi sogno di negare, è usato in realtà dal governo italiano, come giustificazione per mettere in campo una politica di difesa dell’Europa e per esportare un modello di profilassi coercitivo da rendere omogeneo in tutti i paesi d’Europa contro i pericoli di epidemie relativi agli immigrati.

La Lorenzin, ministro della Salute, parla di “malattie endemiche riemergenti” che rischiano di “collassare” i sistemi sanitari e propone di “rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa” rendendo “uniformi i calendari vaccinali in tutta Europa”. Il problema è che, tanto la Lorenzin quanto la Global health security agenda, vedono al momento solo fantasmi dal momento che oggettivamente non esistono epidemie e meno che mai epidemie causate dagli immigrati.

Mi si obietterà, immagino, che le autorità sanitarie internazionali hanno il dovere di prevedere i problemi. D’accordo, ma qualsiasi previsione comunque deve basarsi su dei dati, su dei fatti e non essere strampalata e implausibile.

Di cappellate fino ad ora queste autorità ne hanno fatte parecchie gridando a epidemie inesistenti, obbligandoci a comprare enormi quantità di vaccini per poi buttarli nel cesso, e solo per pararsi le terga dalle responsabilità. Resta il fatto che, anche prevedendo epidemie improbabili, non ha senso approvare una legge tanto irrazionale sulla base delle angosce dell’Europa e degli interessi dell’industria farmaceutica.

Ma secondo voi, ha senso per proteggere l’Europa da rischi inesistenti, obbligare i paesi sviluppati a profilassi discutibili come se fossero paesi sottosviluppati e per di più minacciati da epidemie che non esistono? Questa legge sui vaccini è un ballon d’essai dietro il quale vedo tanta imbecillità nazionale e internazionale, tanti affari e poco amore per i cittadini.

Se volete approfondire il tema, in edicola trovate Fq Millennium, “Il vaccino dell’obbligo”