Due nuovi fascicoli aperti per rivelazione di segreto d’ufficio. Sono quelli aperti dalla procura di Roma in relazione alle fughe di notizie che hanno riguardato il contenuto di audizioni sul caso Consip avvenute davanti al Consiglio superiore della magistratura. I due fascicoli fanno riferimento a due distinti episodi di notizie coperte da segreto apparse sui quotidiani e sono al momento contro ignoti.

Appena venerdì scorso il Corriere della Sera e Repubblica avevano pubblicato il contenuto dell’audizione del procuratore di Modena, Lucia Musti, davanti alla prima commissione Csm. Il magistrato ha riferito che l’allora capitano dei carabinieri Gianpaolo Scafartol’ufficiale del Noe indagato per falso e rivelazione del segreto, le disse: “Dottoressa lei se vuole ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba, scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi“. Il colloquio avvenne all’inizio di settembre 2016 poco meno di quattro mesi prima del deposito delle informative in cui Scafarto, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe inserito false informazioni come quella in cui la frase “l’ultima volta che ho incontrato Renzi” (Tiziano, cioè il padre dell’ex premier) viene attribuita all’imprenditore Alfredo Romeo (arrestato per corruzione e tornato libero ad agosto, ndr), mentre invece era dell’ex parlamentare Italo Bocchino, e riferita al figlio Matteo.

A tre giorni dalla pubblicazioni di quelle frasi, però, il pm Musti fa marcia indietro. E contattata dall’agenzia Ansa – che l’aveva già sentita venerdì scorso per un commento, ottenendo in cambio un no comment  – smentisce il contenuto di quell’audizione a Palazzo dei Marescialli. “Rilevo che mi vengono attribuite alcune affermazioni, anche virgolettate, che io non ho fatto ovvero che, per come riportate, non rendono in modo fedele quanto da me riferito al Csm in audizione non pubblica, conseguente a convocazione”, ha detto il magistrato aggiungendo: “Sono a disposizione del procuratore della Repubblica di Roma”. Una strana smentita quella di Musti, sopratutto perché arriva con almeno 72 ore di ritardo.

Nel frattempo, tra l’altro, proprio sulla base delle dichiarazioni accreditate a Musti, anche la procura militare ha cominciato a seguire la vicenda Consip. Allo stato, secondo quanto si è appreso, si tratta solo di un monitoraggio delle fonti aperte – in primis proprio le notizie pubblicate dai media – finalizzato a a verificare se sussistono ipotesi di reato di competenza della procura militare. Nella sua audizione – sempre secondo quanto riportato sulla stampa – Musti ha tirato in ballo anche il colonnello Sergio De Caprio, il capitano Ultimo noto soprattutto per l’arresto di Totò Riina, all’epoca comandante del Noe. Anche De Caprio avrebbe usato la stessa terminologia di Scafarto: “Lei ha una bomba in mano, se vuole la può fare esplodere”. Al Consiglio superiore della magistratura Musti ha dichiarato di aver pensato che quei carabinieri erano degli “esagitati”. Affermazioni smentite da Ultimo.  “Non ho mai parlato di Matteo Renzi né con la dottoressa Musti né con altri”, ha detto il militare venerdì scorso. Tre giorni dopo ecco la strana smentita del magistrato di Modena.