Non credo sia il caso di ricostruire ancora una volta i fatti, i riscontri obiettivi a fondamento dell’inchiesta Consip che consta di ben 5 filoni investigativi (ci ha già pensato, minuziosamente e puntualmente Marco Lillo). Mi limito solo a ricordare che ha già prodotto pochi giorni fa qualcosa di molto concreto ed inoppugnabile: una condanna ad un anno ed 8 mesi, grazie al patteggiamento, per l’ex dirigente Marco Gasparri che ha fornito per centomila euro informazioni riservate sui bandi di gara ad Alfredo Romeo ed è, vale forse la pena di ricordarlo, un procedimento in corso.

E come ha tenuto a precisare su Il Fatto Quotidiano l’ex magistrato e già componente del Csm Mario Serio, in un’analisi ineccepibile che spazza via le pseudo-ricostruzioni strumentali strombazzate a pagine e reti unificate come verità inoppugnabili, in altri paesi di riconosciuta civiltà giuridica come l’Inghilterra, le interferenze su procedimenti in atto finalizzate, in parole povere, ad influenzarne il corso e l’esito inficiando in primo luogo la serenità dei magistrati, possono configurare un vero e proprio “oltraggio alla corte“.

Qui, al contrario, a seguito di una nuova fuga di notizie “ad opera di ignoti” all’interno di un procedimento avviato in forma riservata dal Csm per valutare la posizione di Henry Woodcock, contitolare a Napoli dell’inchiesta Consip ed indagato a sua volta per rivelazione di segreto d’ufficio dai colleghi di Roma, si è scatenata una gara al linciaggio dei presunti “esagitati golpisti” del Noe eterodiretti da un capo-cospiratore in toga con le impronti digitali del solito Woodcock al grido di “eversione, eversione!”. Ed in un contesto che è già difficile spiegare ad un cittadino italiano e che sarebbe pressoché impossibile far comprendere a chiunque abbia la ventura di vivere in qualsiasi altro paese europeo, è dato per scontato che su questa fuga di notizie con il contenuto dell’audizione top secret del procuratore di Modena, Lucia Musti, da cui emergerebbe in modo schiacciante l’accanimento anti-Renzi di Scafarto e di Sergio De Caprio, non si sia sollevato il benché minimo scandalo, né tantomeno siano stati oggetto di un processo mediatico o di iniziative di alcun tipo i “grandi giornali” autori di una rivelazione vietata. Ma vi ricordate cosa si è scatenato da parte degli stessi che oggi benedicono la fuga di notizie “buona” che smaschera “il trio diabolico” quando Marco Lillo ha pubblicato la telefonata di Matteo Renzi con il papi poco prima della sua convocazione dai magistrati per rispondere del traffico di influenze illecite? E nonostante che il figlio Matteo in più di un’occasione si sia compiaciuto per “l’autogol” del Fatto che pubblicandola gli avrebbe garantito una “bella figura”, anche se si è sempre tenuto alla larga dall’incontro che gli aveva proposto Marco Lillo per chiarire il riferimento a Luca (Lotti) ed il consiglio di “tenere fuori” la madre.

Chi ha avuto modo di occuparsi da Mani Pulite in poi del cosiddetto “conflitto tra politica e magistratura” e dei contorcimenti, della faziosità e del riposizionamento dei “grandi giornali” (per non parlare di tv) a seconda dell’aria che tira o dello “spirito del tempo”, come amano dire i più sofisticati non può più stupirsi di nulla. Dalle pagine intercambiabili di Stampa Repubblica, ora totalmente allineata alle testate di B. nell’invertire i ruoli tra accusati di fatti in parte già accertati o in corso di accertamento ed accusatori possibili colpevoli di errori che non inficiano l’impianto accusatorio di Consip, come ha spiegato Marco Travaglio, è tutto un rincorrere l’allarme per il disegno eversivo che mette a rischio la democrazia denunciato dallo stato maggiore renziano e un ricercare spasmodicamente la regia ed il movente.

Senza trascurare, a proposito di più o meno indebite interferenze almeno “in pectore” o vaghe pressioni su procedimenti in corso, le ricostruzioni appassionate minuto per minuto dei retroscenisti sulle aspettative di Matteo riguardo le mosse della procura di Roma: o archiviazione rapida del padre in tempo utile per la campagna elettorale o quantomeno lo stralcio, quasi fosse un atto dovuto. La “danza macabra” evocata da Mattia Feltri sulla Stampa di un paio di giorni fa e riferita al ripugnante Scafarto che sentiva “l’odore del sangue”, in perfetta  sintonia con la folta schiera di “esagitati” che da 25 anni con stili diversi e simili “risvolti eversivi” hanno scatenato “la guerra tra le istituzioni a caccia del pezzo grosso”, è quella che molti giornalisti come lui praticano abitualmente con i fatti e sembra che un numero sempre crescente di lettori se ne stia accorgendo.