Nel giorno in cui tutti i parlamentari alla prima legislatura maturano il fatico vitalizio quelli del Cinque Stelle presentano una lettera (scarica) ai presidenti Grasso e Boldrini nella quale chiedono che venga accolta la loro personale rinuncia al privilegio. L’iniziativa è stata oggetto di una conferenza stampa alla Camera alla presenza del suo vicepresidente nonché papabile candidato premier del M5S Luigi Di Maio e di Alessandro Di Battista, i due esponenti più in vista del Movimento. “Con questo atto decidiamo di rinunciare alla pensione privilegiata: è una rinuncia di cui i presidenti della Camere devono solo prendere atto” ha detto Di Maio. “Questo è l’Armageddon dei partiti” ha aggiunto, perché “apre uno squarcio nello scenario politico italiano”. La spiegazione.


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“Questo palazzo si è rivelato il palazzo del Medioevo della politica: i partiti, da Lega a Pd passando per Fi, sono fermi al Medioevo politico e vogliono che anche l’M5S si comporti come loro” ma “non ci lasceremo trascinare”, ha rimarcato il vicepresidente di Montecitorio che ha citato l’esperienza siciliana. “Quattro mesi fa i nostri deputati regionali in Sicilia hanno già rinunciato ai loro privilegi con un atto nato dall’iniziativa di Giancarlo Cancelleri: loro sono un esempio”.

L’iniziativa, va detto, non ha alcun effetto pratico. Almeno finché non interverrà una delibera di presidenza e probabilmente fino al giorno – tra venti o trent’anni – in cui il singolo ex parlamentare rifiuterà le somme che matura oggi. E tuttavia la contromossa del M5S, che a onor del vero ha tentato in ogni modo di modificare l’automatismo della maturazione senza trovare sponde in altre forze, punta a ristabilire la linea di demarcazione coi partiti tradizionali. “Questo è un atto di rinuncia sostanziale ai vitalizi”, rimarca Di Battista. “Noi scriviamo ai presidenti Boldrini e Grasso e chiediamo di applicare la legge Fornero ai parlamentari del Movimento 5 Stelle. Chiediamo sia applicata l’autodichia: permettete a tutti i parlamentari Cinquestelle di andare in pensione come gli altri. Ci diranno che non potranno, ci scommetto. Diranno che è demagogia. Ma anche loro potrebbero rinunciare, se lo volessero. Ma non vogliono”.

Il blog di Grillo però insiste sul significato del gesto politico. “Il D-Day dei partiti è giunto”, si legge in un post che da conto dell’iniziativa. “Oggi deputati e senatori hanno maturato la loro pensione privilegiata a cui accederanno mentre tutti gli altri cittadini italiani saranno costretti ancora a lavorare per chissà quanti anni per avere un trattamento pensionistico misero. Quindi la maschera è caduta”. E torna il tema della resistenza della casta.

“Non si può fare ci diranno, perché sono coscienti che non avrebbero più scampo. Perché se lo può fare un portavoce del MoVimento, perché non lo possono fare anche gli onorevoli dei partiti? Ma tante volte ci siamo sentiti dire questa frase. Non si poteva fare di tagliarsi gli stipendi. Non si poteva fare di tagliare nettamente le spese degli affitti passivi di Montecitorio. Non si poteva fare di restituire le eccedenze delle diarie per il fondo del microcredito alle imprese. E invece – sottolinea il M5s – si può fare, eccome. Perché quando c’è da mettere la tagliola per regalare 7,5 miliardi a Bankitalia allora vale l’autodichia. Quando c’è da applicare il canguro per impedire il dibattito in Senato, allora vale l’autodichia. E allora se vale per tutti questi casi, deve valere anche quando si decide di rinunciare a un ingiusto privilegio”.

C’è chi però irride all’iniziativa. “La demagogia dei 5 stelle – dice l’ex presidente della Camera Renato Schifani di Fi – non ha mai portato a nulla e non porterà a nulla neanche sul tema vitalizi. Una discussione in merito e già in atto in Senato dove si lavorerà con attenzione e senso di responsabilità. Si tratta di una riforma dove andranno attentamente valutati i vizi di incostituzionalità. Ma con i metodi di Grillo l’unica cosa che si può ottenere è qualche like sui social, utile all’autostima del leader, ma di certo non al futuro del Paese”.

Così il questore del Senato Lucio Malan (FI): “Dalle sue lussuose ville, Beppe Grillo si complimenta ironicamente con i parlamentari che hanno raggiunto i requisiti per la pensione, contributiva. Non c’è nulla di strano che all’età prevista uno prenda una pensione sulla base dei contributi versati. È invece strano che per molti di coloro che lui ha portato in Parlamento quello da deputato o da senatore sia il primo stipendio percepito nella loro vita. Ordinariamente il compenso dei parlamentari e la loro pensione dovrebbe sostituire il guadagno che non hanno percepito nel loro lavoro. Nel caso di molti grillini – veri professionisti della politica nel senso che non hanno fatto nessun altra proficua attività – si tratta effettivamente di una insperata cuccagna. Ma per tutti gli altri è un fatto del tutto normale”.