“Non c’è bisogno di una nuova legge sulle intercettazioni, basta far rispettare quella che c’è già”. Lo affermava davanti alle telecamere Andrea Orlando nel 2010, all’epoca deputato Pd, commentando la stretta sulle intercettazioni proposta dal governo di centrodestra. Oggi però è lo stesso Orlando da ministro della Giustizia a difendere la riforma delle intercettazioni, questa volta firmata dal Pd. Cosa è cambiato in questi 7 anni?  “Non ho cambiato idea – ha detto a Torino a margine del convegno nazionale dei giuslavoristi italiani, rispondendo a una domanda del Fatto.it – Bisogna capire perché la legge sulle intercettazioni non è stata rispettata finora e introdurre dei meccanismi che ne garantiscano il rispetto. Non abbiamo l’intenzione di cambiare minimamente l’impianto, nel senso che non ci saranno sanzioni per i giornalisti né limitazioni alla capacità di captazione della magistratura. Ci saranno dei meccanismi più stringenti per consentire quel lavoro di ripulitura dei fascicoli, di eliminazione del materiale che non ha rilevanza penale“.