BARRY SEAL di Doug Liman. Con Tom Cruise, Sarah Wright, Domhnall Gleeson. Usa, 2017. Durata: 115’ Voto: 3,5/5 (DT)

Fine anni settanta, Sud degli Stati Uniti. Dieci anni di vita di Barry Seal, ottimo pilota della TWA che finisce per guidare bimotori per la CIA, prima facendo foto in volo di guerriglieri e dissidenti “comunisti”, poi triangolando cocaina, armi e denaro tra il cartello di Medellin in Colombia, i Contras antisandinisti in Nicaragua e la piccola cittadina di Mena in Arkansas. A casa attendono la bella moglie bionda con pargoli che Barry irrora puntualmente di diamanti e dollari fino a quando le montagne di denaro letteralmente li travolgono ed FBI, DEA e polizia fiutano rogne. Iperbolico e concitato crime biopic (è la celebre “storia vera”) basato su una scelta fotografica mimetica che sgrana e rende polposi i colori caldi come fossimo realmente nei primi anni ottanta. La regia di Liman (è quello del primo Bourne) intriga, trascina, accelera, alternando primi piani a fuoco e fuorifuoco in alternanza con lo sfondo, avvicinando la macchina da presa in inusuali angolazioni e distanze, saltando temporalmente tra gli accadimenti di una singola sequenza per tenere sempre altissimo il ritmo della scena. Cruise con rughe conclamate, occhietti infossati e oramai un bustino da nanetto, non sta mai fermo come fosse sul set di Mission Impossible, offrendo comunque una performance da simpatica canaglia di rara vivacità. Film spassoso e vintage nel soundtrack, come nel rievocare tanti piccoli dettagli degli intrighi politici (Clinton governatore dell’Arkansas, il Reagan cowboy) di un tempo che pare vicino ma oramai già remoto.