Oltre cinquanta milioni di euro distratti. Un raggiro possibile grazie a uno stratagemma: ha dismesso attività e partecipazioni della sua azienda, attiva nel settore dell’editoria, a soggetti giuridici a lui riconducibili. Almeno secondo gli uomini della guardia di finanza che su disposizione del gip del tribunale di Torino hanno arrestato Vittorio Farina, noto per essere uno dei principali stampatori italiani oltre che per i suoi vecchi legami col faccendiere Luigi Bisignani. L’accusa per l’imprenditore 62enne è di bancarotta fraudolenta aggravata. Farina è amministratore unico della Bei Ilte, la società di Moncalieri che stampava le Pagine Gialle dichiarata fallita nel 2016.

Tra le contestazioni mosse dagli inquirenti c’è quella di avere venduto lo stabilimento produttivo della società, a Moncalieri, e di avere utilizzato il ricavato – 60 milioni di euro – per finalità estranee agli interessi dell’impresa. L’amministratore avrebbe anche predisposto, secondo l’accusa, bilanci di esercizio non corrispondenti alla realtà dei fatti societari.

Negli anni scorsi con la sua Dprint Farina aveva affittato dalla Guido Veneziani Editore le testate Stop e Vero. Nello stesso periodo , l’uomo scelto in un primo momento da Matteo Renzi per rilanciare L’Unità aveva tentato di acquisire dal gruppo di Moncalieri la Enerprint.

Il nome di Farina, però, era diventato famoso soprattutto per la sua vicinanza a Luigi Bisignani. Lo stampatore e il faccendiere hanno un’antica consuetudine d’affari. Alla fine del 2004 la coppia  comprò per poi rivendere un blocco di 1.100 immobili ceduti da Banca Intesa. Gran parte parte di quei palazzi, del valore complessivo vicino a 200 milioni di euro, venne girato a una società della galassia di Marco Tronchetti Provera e di Pirelli Real Estate. Nel 2011, invece, aveva tentato di acquisire alcune testate messe in vendita da Rcs mediagroup. Giornali storici come il Mondo, ma anche testate molto conosciute come Novella, Visto, Max, oltre ad Astra e Ok salute.