La sindaca di Roma Virgina Raggi non sarà chiamata a testimoniare al processo che vede imputato per corruzione l’ex capo di gabinetto del Campidoglio, Raffaele Marra, in concorso con l’imprenditore Sergio Scarpellini. I legali di Marra hanno rinunciano alla presenza della prima cittadina, che in un primo momento era stata inserita nella lista testi. Il giudice ha dato disposizioni di scegliere cinque testimoni per la difesa di ognuno dei due imputati e probabilmente i legali dell’ex dirigente comunale hanno preferito evitare di inserire la sindaca perché, a causa di un’altra indagine che la vede indagata insieme a Marra, potrebbe decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Raggi e Marra sono entrambi indagati nell’inchiesta sulla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, scelto come capo del dipartimento Turismo della Capitale. La sindaca è accusata di falso in atto pubblico per aver dichiarato che aveva deciso lei da sola ogni dettaglio di tale scelta, senza consultare l’allora capo del personale del Campidoglio. Questa circostanza è smentita dalle chat tra la sindaca e il suo ex braccio destro, nelle quali Raggi rimprovera a Marra di averla ‘messa in imbarazzo’ per aver scelto il fratello Renato senza consultarla.

Giovedì si è tenuta a piazzale Clodio una nuova udienza del processo che vede imputati per corruzione Marra e Scarpellini. Secondo la pm Barbara Zuin responsabile del procedimento l’imprenditore avrebbe pagato all’ex finanziere alcuni immobili per corromperlo. Per questo i due finirono in manette il 16 dicembre scorso. Il gruppo Scarpellini ha stipulato per anni convenzioni urbanistiche milionarie che richiedevano l’emanazione di provvedimenti amministrativi da parte del Comune di Roma e della Regione Lazio, realtà nelle quali Marra ha avuto posizioni dirigenziali negli anni al centro dell’indagine. A fronte di tutto ciò, Marra acquistò dal Gruppo Scarpellini nel 2009 un appartamento a Roma con uno sconto di quattrocentomila euro: l’ex dirigente lo pagò 700mila euro anziché un milione e cento. Inoltre, nel 2013, Marra ricevette 367mila euro da parte di Scarpellini per acquistare un altro appartamento dell’Enasarco in via Dei Prati Fiscali, che intestò a sua moglie.

Entrambi si difendono dicendo che si trattò di un prestito: resta il fatto che di quasi quattrocentomila euro, in oltre tre anni non venne restituito nulla. Dopo l’arresto Scarpellini confermò di aver pagato al funzionario comunale parte dell’immobile perché la sua amicizia poteva aiutarlo sul lavoro. Oggi rinnega quelle parole e afferma che si trattò di una prova di generosità nei confronti però di una persona che ammette di aver visto non più di quattro o cinque volte in cinque anni. Inoltre in alcune intercettazioni risalenti all’estate del 2016 Marra, che di lì a poco sarebbe diventato capo del personale del Campidoglio, parlando con la segretaria di Scarpellini si definiva “a disposizione” dell’imprenditore.