Sta cercando di apparire sempre meno in televisione ma non ce la fa davvero: da una parte c’è il suo istinto naturale ad “esserci”, sempre là dove il centro dell’attenzione prende forma, e dall’altra la meticolosa cura a circondarsi sempre di “assistenti” pronti a rimetterlo al centro (anche quando sarebbe più utile per tutti, non solo per lui, starsene da parte).

Questa ansia di protagonismo lo porta spesso a sbagliare misura anche le poche volte (poche in confronto a prima) che lo si vede sbraitare, come faceva una volta, per ipnotizzare con la sua devastante parlantina anche il pubblico più distratto, e con le sue suadenti promesse (da marinaio) anche il più dubbioso sostenitore della concretezza.

Forse, adesso che ha sostituito le promesse con le polemiche, nessuno glielo dice, perché è diventata talmente vasta la cerchia degli “amici” di cui si è circondato che non riesce più a girarsi da nessuna parte senza trovare qualcuno pronto a riverirlo ed applaudirlo. Eppure sarebbe opportuno che qualcuno dei “suoi” glielo dicesse: “Stai attento! La polemica non è il tuo campo, se non la sai fare bene ti si ritorce contro… e poi porta sfiga!”.

Sì, è proprio così. L’uomo che solo nove mesi fa era ancora l’uomo più potente d’Italia nonostante la pesante sconfitta della sua riforma più importante (bocciata pesantemente dal popolo più per colpa dei suoi pacchiani errori di strategia che per convinta contrarietà) ora non sa più cosa inventare per convincere qualcuno a credere ancora a ciò che dice. Allora non si trattiene più e polemizza con tutti pur sapendo (spero) che può servire a galvanizzare un poco solo i suoi fidi “pretoriani”, non certo il vasto pubblico, cui basta ormai solo vederlo apparire per sentire l’epidermide del cuoio capelluto rizzarsi immediatamente cercando difesa da quella visione urticante.

E’ arrivato dunque quel momento ampiamente prevedibile, e previsto, che se non sei capace di farti da parte da solo, lo faranno gli altri.

Ma chi è quel “Minniti”, saltato fuori praticamente dal nulla? Messo in quella importante posizione ministeriale per la sua esperienza di comando sulle “truppe” dell’apparato pubblico, ma con nessun peso sul piano politico. Qualcuno, tra i soliti frequentatori fissi dei talk show politici aveva già cominciato a deriderlo moderatamente per il suo modo tutto pratico di parlare in televisione di equilibri interni ed internazionali, come se parlasse ad una classe di giovani apprendisti metalmeccanici durante un’esercitazione pratica.

Che ne sa questo “ruota di scorta della classe politica italiana” di cosa ci vuole davvero per risolvere gli annosi problemi dell’Italia?

Che va a fare in Libia lui, che è ministro degli Interni? Crede forse di fermare i barconi carichi di migranti con le sue ridicole “lezioni di canto corale” buone forse solo per le ginnasiali? Spera forse che qualcuno lo ascolti? Perché non si limita ad organizzare meglio i campi di accoglienza per ospitare più gente che arriva affamata e disperata dall’Africa? Non sarebbe meglio se facesse un buon decreto ministeriale per obbligare i sindaci recalcitranti ad accogliere più gente?

Sono gli stessi che intanto, come unico atto esecutivo e legislativo in tema migratorio, proponevano di approvare subito la legge dello “Ius Soli”.  Nessuno capiva la logica (perversa) di approvare una legge di concessione automatica della cittadinanza al semplice concretizzarsi di alcune (poche) semplici condizioni di permanenza a chi è già in Italia. Se diamo la cittadinanza, fermiamo i barconi carichi di migranti? No, dicevano, ma compiamo un atto di civiltà verso quelli che sono trattati come persone di serie B a casa nostra.

Va bene, dico io, ma il problema non erano i barconi in numero crescente, compresi quelli che affondavano con tutto il suo carico umano? Se aumentiamo e miglioriamo l’accoglienza si fermeranno? Certamente no, anzi! E poi, se si vuole normalizzare con la cittadinanza quelli che sono già regolari da anni in Italia perché non chiamare la legge come negli Usa? Loro sono gli unici al mondo ad avere lo Ius Soli vero, ma usano per normalizzare i richiedenti il termine “naturalization” mica “Ius Soli temperato”.

Dopo però ho capito che quella dello Ius Soli era solo una tremenda trappola di Renzi a Gentiloni per far cadere il suo governo col voto di fiducia e quindi reclamare subito le elezioni. Per fortuna Gentiloni non c’è cascato. E per fortuna che adesso c’è Minniti nel governo, ex comunista vero, concreto sulla fattibilità delle cose, capace di andare avanti senza correre, ma capace anche di schivare le buche, come Gentiloni. Lui ha sorpreso tutti e, con un colpo di bacchetta magica i barconi li ha fermati davvero. Adesso lo ringrazia anche l’Europa, chissà se riuscirà ad intercettare anche gli elettori italiani.

E Renzi? Lui deve fermarsi completamente almeno per un giro. Io glielo avevo già detto ma lui ascolta solo i suoi prediletti (perché tanto dicono solo quello che piace a lui!).