Se porta il pasto da casa paga 1,5 euro, se usufruisce del servizio mensa della scuola solo 1 euro. E’ la nuova “tariffa” per l’assistenza durante la pausa pranzo che alcuni istituti scolastici di Torino, dove da anni è partita la battaglia contro il caro mensa, hanno deciso di adottare per il nuovo anno scolastico di fronte ai tanti bambini che si presentano in aula con il panino preparato da mamma e papà. Il caso è nato alla primaria Duccio Galimberti dove i genitori hanno denunciato per primi l’istituzione di questa sovrattassa: “Si tratta ovviamente di un abuso; l’assistenza gratuita (o meglio, pagata con le tasse) è già garantita dai docenti, già stipendiati dallo Stato”, scrivono sulla loro pagina Facebook.

A mandare su tutte le furie i genitori non solo è il fatto che questo costo non era previsto, ma che vi sia persino una differenza tra chi porta il pranzo da casa e chi usufruisce del servizio mensa. Moduli di questo genere girano anche alla scuola media Dante Alighieri: “Una mamma – spiega l’avvocato Giorgio Vecchione che sostiene la lotta dei genitori pro “schiscetta” – ci ha segnalato un modello dove la famiglia doveva scegliere tra l’opzione pasto domestico e quello della refezione scolastica con dei costi per il primo di 240 euro annui per la consumazione settimanale (dal lunedì al venerdì) e di 160 euro annui nel secondo caso”.

Alla Galimberti la dirigente scolastica ha spiegato che questi soldi serviranno a pagare le cooperative che si occuperanno dell’assistenza dei bambini che non usufruiranno della refezione il cui numero resta incerto. A sfoderare la spada contro la nuova tariffa è Vecchione che è andato a riprendere la nota dell’ufficio scolastico regionale del 14 ottobre 2016 scritta dal direttore Fabrizio Manca all’indomani della sentenza della Corte d’Appello proprio sul tema della refezione scolastica: “Quell’atto recita testualmente che la sorveglianza e l’assistenza educativa da parte del personale docente verrà garantita a tutti gli allievi secondo le consuete modalità. Differenziare il costo della tariffa di assistenza maggiorando quella dei bambini che portano il pasto da casa, crea un ingiustificato motivo di discrimine tra alunni”.

Un altro problema, emerso in questi giorni dalle segnalazioni di alcuni genitori, è quello per cui in alcuni istituti è stato negato il pasto da casa in attesa di nuovi sopralluoghi dell’Asl, senza fornire a mamme e papà alcun tipo di tempistica: “Questi controlli – spiega il legale divenuto noto in tutt’Italia per la sua battaglia per il panino da casa – sono già stati fatti lo scorso anno, consentendo che si svolgesse regolarmente un uso condiviso del refettorio. Se andavano rivisti ed aggiornati, scuole e Comune, avrebbero dovuto muoversi in tempo utile senza lasciare scuole e famiglie allo sbando”. Intanto venerdì la dirigente dell’istituto comprensivo Duccio Galimberti ha convocato un incontro proprio per spiegare ai genitori la questione della tariffa.