Si stanno realizzando le peggiori previsioni a suo tempo formulate dal sottoscritto e da altri per quanto riguarda le disastrose scelte del governo neoliberista di Macri che con un ridotto margine di maggioranza si è insediato da quasi due anni oramai al vertice dello Stato argentino. Particolarmente catastrofico il bilancio di tale governo per quanto riguarda il trattamento delle popolazioni indigene, in particolare i Mapuche, assoggettati allo sfruttamento senza limiti delle multinazionali che, con l’assenso di politicanti corrotti, si sono appropriate delle loro terre ancestrali. Un ottimo esempio di quello che Renzi ed altri chiamarebbero “aiutare i poveri a casa loro”.

Animato dalla volontà ferrea di ripristinare il pieno dominio del capitale su ogni aspetto della società argentina, Macri ha colpito duramente, fin dal suo insediamento, i settori sociali più deboli e tradizionalmente emarginati, come i popoli indigeni, storicamente oggetto di un vero e proprio Olocausto in tutta l’America Latina e in Argentina in particolare. Come ha denunciato il Premio Nobel Adolfo Perez de Ezquivel, ha violato le disposizioni del diritto internazionale e interno che proteggono i diritti degli indigeni, come ad esempio la Convenzione approvata in materia dall’oil nel 1989 e la Dichiarazione adottata nel 2007 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Enormi appaiono al riguardo le responsabilità della ben nota società italiana Benetton. Nel corso degli ultimi anni il popolo Mapuche del Sud dell’Argentina ha attuato una serie di occupazioni per recuperare le terre che gli spettano di diritto secondo la legge sia nazionale che internazionale, colpendo in taluni casi gli interessi dei latifondisti, come per l’appunto Benetton, e dell’industria petrolifera ed estrattiva. La risposta è consistita in una vera e propria criminalizzazione delle lotte dei Mapuche, con l’esplicita richiesta dell’arresto della loro dirigenza politica tra cui in particolare Facundo Jones Huala.

Quest’ultimo è stato alla fine arrestato, come altri dirigenti indigeni, soprattutto Milagro Sala, deputata al Parlamento latinoamericano e rappresentante delle popolazioni indigene nel Jujuy nel Nord dell’Argentina, da tempo nelle galere di Macri per aver esercitato i suoi diritti politici.

La politica di Macri, che si basa su di un neoliberismo assoluto, non temperato come ai tempi dei Kirchner, sta determinando un forte aumento della povertà per la grande maggioranza della popolazione argentina. Secondo l’Unicef vi sono attualmente 5,6 milioni di bambini poveri, pari ad uno su tre. Non mancano neanche lì ciarlatani e prestigiatori che giocano con i numeri per dimostrare che tutto va bene, anzi meglio, ma è un dato di fatto indiscutibile che è attualmente oggi in condizione di povertà il 32% della popolazione mentre il tasso di disoccupazione è al 9,2%.

Come accennato, a tale massacro sociale si accompagna una violazione brutale dei diritti umani fondamentali. Non solo arresti, ma anche sparizioni, nello stile tristemente noto delle giunte militari degli anni Settanta. Come nel caso del giovane attivista Santiago Maldonado, catturato dalla Gendarmeria argentina nel corso di una manifestazione a favore dei Mapuche e del quale non si è più saputo nulla. Macri sembrerebbe quindi intenzionato a ripercorrere le orme dei Viola e dei Videla. Vari appelli, tra i quali quello della Rete italiana di organizzazioni non governative “In difesa di”, sono stati indirizzati al governo argentino affinché Santiago Maldonado sia restituito in vita ai suoi familiari e al movimento.

La stampa, sempre pronta a registrare ogni starnuto di Maduro e ad indignarsi perché alla leader dell’opposizione venezolana Tintori, imputata di detenzione ingiustificata di valuta (sono stati ritrovati duecento milioni di bolivares nella sua automobile), non è stato concesso il permesso di recarsi in Europa, sembra singolarmente disattenta a quanto succede in Argentina, nonostante (o forse proprio perché) sia implicata un’azienda italiana di successo come Benetton. Alla quale pure andrebbe rivolta la stessa richiesta, dato il suo indubbio potere nei confronti del governo argentino.