Gianni Alemanno il 20 ottobre 2011, Ignazio Marino il 31 gennaio 2014 e Virginia Raggi il 10 settembre 2017. Centrodestra, centrosinistra, Movimento 5 Stelle. I nubifragi a Roma sono bipartisan, rispettano la par condicio, si abbattono in egual misura quasi a punire, in una sorta di karma spietato, chi aveva osato prendere in giro per gli stessi motivi il proprio predecessore. Così le bombe d’acqua cadono sulla Capitale, la città si allaga e i sindaci finiscono nell’occhio del ciclone, beccandosi pure i nomignoli creati per l’occasione: AleDanno, SottoMarino, e adesso pure NubifRaggi. A penare, sempre e comunque, sono i cittadini romani. Mentre in Campidoglio si alternano volti, storie e colori politici, al primo temporale di una certa intensità i quartieri si allagano, le strade diventano impraticabili, il trasporto pubblico collassa. Raggi, adesso, dice che “il sistema fognario di Roma non è attrezzato per eventi di questa portata” e “i mutamenti climatici ci mettono di fronte a esigenze per le quali non eravamo preparati”.

Dalla tragedia dell’Infernetto al dramma di Prima Porta
Il vulnus delle polemiche si apre il 20 ottobre 2011. Su Roma nell’arco di 3 ore si abbattono in media 120 millimetri di pioggia e 7mila fulmini. Disagi, stazioni e aeroporti allagati, ma soprattutto un uomo annegato nel suo seminterrato all’Infernetto, un quartiere piuttosto recente che si trova a metà strada fra l’Eur e il litorale di Ostia. Le polemiche travolgono l’allora sindaco Gianni Alemanno, che se la prende con la Protezione civile per “non aver previsto una pioggia di tale entità”, ma sul tema scendono in campo anche i leader nazionali del centrosinistra che chiedono le dimissioni del primo cittadino ex missino. I più arrabbiati sono i consiglieri d’opposizione del Pd, che solo due anni dopo diventeranno maggioranza con l’elezione di Ignazio Marino. Ed ecco che il karma torna a colpire. Non basta il “Piano straordinario per la pulizia di tombini e caditoie”, lanciato dall’allora assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Masini: nella notte fra il 30 e il 31 gennaio 2014 si abbattono “fra i 90 e i 130 mm di pioggia, il 15% delle precipitazioni di un anno piovoso a Roma”, scriverà il chirurgo Dem sul suo blog. Nessuna vittima, per fortuna, ma decine di sfollati nel quartiere di Prima Porta, a nord della città, e in quello di Ponte Galeria, a sud, anche a causa dell’esondazione di fossi e piccoli affluenti del Tevere, senza contare l’allagamento della linea A della metro, parzialmente chiusa per oltre 24 ore. Gli attacchi sono feroci: fotomontaggi e prese in giro nei confronti di Marino, le stilettate dell’ex maggioranza di centrodestra e l’ironia della nuova opposizione a 5 Stelle, con tanto di richiesta di dimissioni.

Lavori pubblici: “Manutenzione su 10% tombini”
Stavolta, c’è da dire, sebbene i millimetri di pioggia di media siano stati 120, il nubifragio non ha portato né vittime né sfollati, e questo è già un bene. Restano i disagi (tanti) e le polemiche (pungenti). L’Aduc, Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, aveva avvertito l’amministrazione capitolina già l’8 agosto scorso, in occasione della nomina della nuova assessora ai Lavori Pubblici, Margherita Gatta, spiegando che “la maggior parte dei tombini sono ostruiti, il che significa che quando arriveranno le piogge, la Capitale sarà allagata e potrà fare il gemellaggio con Venezia”. “È per questo – afferma ironicamente il segretario nazionale Primo Mastrantoni – che abbiamo dato la Gondolina d’Oro a Virginia Raggi. Era ovvio che dopo 6 mesi di siccità ci avrebbero attesi giorni di forti piogge, non bisogna farsi trovare così impreparati”. Ma cosa si è fatto effettivamente? Pochi giorni fa, Gatta aveva dichiarato di aver avviato una “verifica dei punti a maggior rischio occlusione su oltre 100 strade principali” e di aver “invitato anche i Municipi ad avviare tale attività delle pulizia sulle strade di loro pertinenza”. Fonti del Dipartimento Lavori pubblici spiegano che “nell’ultimo periodo siamo riusciti a manutenere il 10% dei tombini e delle caditoie”.

Raggi: “Colpa dei cambiamenti climatici”
E la sindaca in mattinata ha spiegato che “su 800mila manufatti, 720mila sono dei Municipi e 80mila dei Lavori pubblici”, aggiungendo che il Comune è intervenuto “ma c’è ancora moltissimo da fare”. “Probabilmente – ha aggiunto Raggi – il sistema fognario di Roma non è attrezzato per eventi di questa portata, di questa violenza. Ieri le fogne sputavano fuori acqua. Evidentemente i mutamenti climatici ci mettono di fronte e esigenze per le quali non eravamo preparati”. Dall’assessorato all’Ambiente, inoltre, affermano che “solo ad agosto sono stati puliti oltre 1.600 km di strade in città, con ben mille interventi complessivi per rimuovere foglie e aghi di pino dai tombini”. A Ilfattoquotidiano.it, l’assessore Giuseppina Montanari annuncia: “Vogliamo capire quale sia l’origine strutturale del problema degli allagamenti che si ripete da anni a fronte di precipitazioni intense. Quando in poche ore cade la pioggia che non è caduta per mesi, qualsiasi città va in affanno. Dopo esserci occupati della pulizia delle strade, vogliamo occuparci anche della capacità del sistema idrico di smaltire le acque meteoriche”.

Dov’è il nuovo capo della Protezione civile?
Al di là delle polemiche sulle previsioni meteo e sulle azioni di prevenzione, resta un dato di fatto. Come accaduto per l’emergenza incendi, Roma Capitale ha affrontato il nubifragio senza aver nominato un capo della Protezione civile comunale. L’interim dell’incarico, ad oggi, è ancora nelle mani del comandante della Polizia Locale, Diego Porta, che oltre due mesi fa si è già lamentato pubblicamente del “sovraccarico di lavoro” e della “necessità di assegnare questa casella”. La sindaca Raggi il 18 luglio scorso, durante una conferenza stampa, aveva annunciato che “abbiamo il nome”, lasciando intendere che a breve sarebbe stato conferito l’incarico. Il giorno successivo i giornali locali avevano anche individuato il prescelto nella figura del viceprefetto Antonio Tedeschi. Poi però qualcosa deve essere andato storto. È per questo che, in mancanza di alternative, in Campidoglio si riflette sull’opportunità di spostare definitivamente Porta alla Protezione civile e promuovere a capo dei Vigili il vicecomandante più anziano, ovvero Antonio Di Maggio.

Aggiornato dalla redazione web alle 16.24