Quando si parla di migranti, profughi e nord Africa, bisogna essere sinceri, non resta che vergognarsi di essere europei. E ancora di più, forse, di essere italiani. Con l’intervento del ministro dell’Interno e a questo punto anche degli Esteri Marco Minniti, il governo ha dato una risposta elettorale al crescente disagio dell’opinione pubblica nei confronti di un fenomeno migratorio gestito con logiche emergenziali e purtroppo, non di rado, anche clientelari. Ora che gli sbarchi si sono rarefatti e che le televisioni e i social media hanno meno immagini da mostrare a un cittadino medio sempre più sprovvisto di mezzi culturali per distinguere tra finzione e realtà, i più sembrano tirare un sospiro di sollievo.

Certamente doversi confrontare dopo una giornata di lavoro in ufficio, intervallata magari da un’ora di palestra o di zumba con un fotogramma di cadaveri galleggianti nel Mediterraneo o di un bambino morto su una spiaggia, si capisce che può impressionare gli animi più sensibili. E’ dai tempi della carestia in Biafra che i media utilizzano le immagini forti per toccare le corde dell’umanitarismo mordi e fuggi degli opulenti e un po’ annoiati cittadini occidentali.

Solo, che oltre che a manipolare i sentimenti e le emozioni, la frenesia dei media nel catturare l’attenzione distratta dell’opinione pubblica, tende anche a cancellare la memoria. Così, se chiediamo a una persona normale di raccontare le ragioni dell’intervento militare occidentale in Libia nel 2011 che ha portato alla fine del regime di Muammar Gheddafi e al conseguente sprofondamento del paese nel caos, in pochi sanno dare risposta.

Per fare sintesi, i fatti sono stati questi: inizialmente nell’est del paese erano scoppiate sommosse in parte fomentate da mercenari dei paesi della penisola saudita che avevano pagato alcune tribù della Cirenaica per ribellarsi contro Tripoli. La violenta repressione del regime di Ghedafi fu condannata prima con dure parole di biasimo da parte della comunità internazionale e di seguito perseguita con sanzioni economiche e con dichiarazioni unilaterali di interdizione al volo degli aerei del colonnello per evitare il bombardamento della popolazione inerme. In seguito a una ripetuta violazione del cessate il fuoco da parte delle forze armate fedeli alla dittatura, gli alleati occidentali diedero iniziò alle operazioni militari contro le forze leali a Ghedaffi portando in poche settimane al crollo del regime.

Gli stessi governi che sei anni fa furono così tempestivi ad agire nei confronti dei crimini umanitari di Ghedaffi contro i civili, sono oggi perfettamente a conoscenza dei traffici di esseri umani che le milizie armate hanno condotto negli ultimi due anni con intensità crescente. Conoscono perfettamente i luoghi di internamento dei migranti e le condizioni inumane in cui sono costretti a vivere. Sanno degli stupri, degli omicidi, dei traffici di organi.

Probabilmente sono anche a conoscenza dei finanziatori occulti di questi fenomeni di gestione forzata dell’immigrazione anche se su questo argomento il top secret è quasi assoluto. Quello che c’è da chiedersi allora è come mai i governi occidentali, il governo italiano, e le opinioni pubbliche così solerti a gridare il proprio sconcerto sui social media alla vista del corpo del profugo annegato sulla spiaggia non reclamano un intervento armato per smantellare i campi di detenzione e le vie del traffico di esseri umani lungo cui sono fatti muovere migliaia di disperati. Come è possibile che nessuno senta il dovere morale di agire per garantire il rispetto dei più elementari diritti della vita umana così palesemente e impunemente violati di fronte alla comunità internazionale?

Non eravate signori così attenti, così sinceramente turbati nel vedere i cadaveri dei profughi galleggiare sull’acqua del Mediterraneo? E gli italiani non sono quel popolo che anche durante le guerre mondiali si auto-descriveva come più buono degli altri? E, allora, come mai l’opinione pubblica non si attiva per chiedere un’azione risoluta per liberare dalla prigionia migliaia di persone che soffrono soprusi di ogni tipo? Basterebbero pochi raid per sgominare le bande e le reti degli sfruttatori di uomini. In fondo, assai meno impegno che non andare a devastare l’Iraq o la Siria.

Forse anche le persone liberate ci sarebbero un domani grate della nostra pressione invece di vederci come complici degli sfruttatori. Primo Levi si chiedeva tanti anni come nascono i lager. “Facendo finta di niente”, purtroppo.