Chiedono scusa al Papa “per ogni dolore” provocato “al popolo della Colombia”. In una lettera che il loro capo Timochenko, al secolo Rodrigo Londono Echeverri, ha scritto al Pontefice nel corso del suo viaggio in Colombia e diffuso sui social media le Farc domandano il perdono di Francesco per le lacrime causate ai colombiani. E’ l’ultimo passo dei guerriglieri colombiani: dopo aver firmato l’accordo di pace e abbandonato le armi, le Farc fanno un passo dentro la politica. La nascita del nuovo partito è stata sancita da un congresso costituente a Bogotà, in cui è stato presentato il programma e deciso il nome, che rimane lo stesso, ma con diverso significato. Da Forze armate rivoluzionarie della Colombia a Forza alternativa rivoluzionaria del Comune. Un acronimo che inevitabilmente rimanda ad un passato fatto di terrore, sequestri e 220.000 vittime nella selva colombiana, una ferita ancora aperta per il paese latinoamericano.

Il passaggio alla politica è uno dei punti degli accordi stipulati con il Governo di Juan Manuel Santos, che prevedono una rappresentanza politica garantita alle Farc di 10 seggi tra Camera e Senato e un finanziamento da parte dello Stato come per gli altri partiti politici. La direzione del partito, formata da 111 membri, ha eletto Rodrigo Londoño Echeverri, alias Timochenko, come presidente. Nel suo primo discorso in questo ruolo il leader delle Farc ha detto che “oggi siamo un partito che nasce, ma in un futuro non lontano saremo milioni in nuova Colombia, dove la violenza sparirà definitivamente dallo scenario politico e in cui nessuno sarà perseguitato, assassinato o fatto sparire dallo scenario politico”. Ai 1.200 delegati riuniti, Timochenko ha chiarito che “dobbiamo rivolgerci alla nazione intera, senza dogmi né settarismi”.

Uno dei punti più caldi del dibattito è stato se definirsi come un’organizzazione marxista-leninista o meno. Alla fine ha prevalso la tesi che, viste le tante correnti critiche e libertarie, ognuna deve avere i suoi referenti, ideologia bolivariana inclusa. Tuttavia, anche se il simbolo scelto è la rosa rossa dell’Internazionale socialista, il programma del nuovo partito sembra essere più riformista. Parla infatti di forme miste di economia, non mette in discussione la proprietà privata, rivendica la democrazia e si concentra nel dare impulso ai territori, soprattutto dal punto di vista ambientale e delle istanze sociali delle classi più povere. “Una società divisa da enormi disuguaglianze sociali ed economiche è terreno fertile per conflitti e ingiustizie”, ha aggiunto Londoño, che già punta alle prossime elezioni politiche del 2018 e alle amministrative del 2019, dove pensa che potranno avere maggior successo elettorale, soprattutto nelle aree dove corruzione e abbandono sono più forti.

Tuttavia, come hanno rilevato diversi analisti, la vita del nuovo partito non si prospetta facile, almeno all’inizio. Con la sua storia e realtà della base, che non è disposta ad abbandonare la propria ideologia, gli sarà difficile stipulare coalizioni con organizzazioni che non siano quelle di sinistra, come Marcia Patriottica o Unione Patriottica. Anche se il disarmo senz’altro è stato un passo molto importante, la popolarità delle Farc continua a rimanere molto bassa. Al congresso costituente, infatti, non si è presentato alcun candidato, nemmeno il capo dei negoziatori del governo con le Farc, Humberto de la Calle, né alcun membro del governo o del parlamento. Nessuno ha voluto farsi fotografare con loro.

Per contro è certo che in Colombia la crisi dei partiti ha toccato il fondo. Tanto che secondo l’ultimo sondaggio di Gallup, il partito delle Farc ha più possibilità delle altre forze politiche. Dalla loro hanno la forza della disciplina e capacità di organizzazione. Ci sono dunque forti probabilità che il partito Farc possa diventare la sinistra istituzionale della Colombia. Dipenderà dai suoi dirigenti se sarà un partito attaccato al suo passato o in sintonia con i cambiamenti che vuole, e di cui ha bisogno, il Paese.