Il popolo dei no vax aspetterà l’11 settembre, data d’inizio della scuola in molte regioni, per dichiarare guerra alle Asl. Da qualche giorno, girano delle linee guida stilate dall’associazione per l’Autismo, ricerca e terapie (Auret) che istruiscono i genitori su come ovviare all’obbligo dei vaccini per l’iscrizione in classe dei propri figli. Innanzitutto richiedendo al pediatra la prescrizione di esami ematici dei titoli anticorpali per ottenere l’esonero per avvenuta immunizzazione, in caso il bambino abbia già contratto la malattia. Come previsto da una circolare del ministero della Salute inviata alle Asl a metà agosto. Ma i pediatri ci vanno cauti.

“La copertura immunologica naturale spesso non basta – sottolinea Teresa Rongai, segretario Federazione italiana medici pediatri (Fimp) per il Lazio -, è dimostrato che la protezione garantita dal vaccino è molto più alta. E poi non ci sono rischi aggiuntivi tali da controindicare il vaccino a chi è già immunizzato per malattia naturale”. E non scenderanno a nessun compromesso se il genitore antivaccinista chiederà l’utilizzo dei test per quantificare la potenziale pericolosità dei vaccini per il bambino.

“Sono totalmente inutili e non hanno alcuna efficacia. Ho raccomandato a tutti i colleghi di non prescriverli”, dice la dottoressa. È questa la linea adottata ieri a Roma dal board del Calendario vaccinale per la vita di cui fanno parte la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), la Società italiana di pediatria (Sip), la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) e quella dei medici di medicina generale (Fimmg).

E chi non si è preso ancora la malattia e non verrà vaccinato dai genitori non andrà più a scuola? La risposta è un rebus. Molte famiglie sono disposte a pagare la multa. Ma una, cento, mille multe non serviranno a risolvere il problema del calo delle vaccinazioni e di una società meno protetta. Altre tornano ai metodi di una volta e organizzano “morbillo party” e “varicella party”: il genitore accompagna il proprio figlio sano a casa di un bambino infettato per favorire il contagio e quindi lo sviluppo degli anticorpi. Si prevede poi una pioggia di ricorsi contro lo Stato. E lo Stato a sua volta dovrà dirimere un conflitto tra due diritti fondamentali, quello alla salute e quello all’istruzione di tutti i bambini, vaccinati e non.