Ci sono i renziani sopravvissuti e quelli silurati dopo il golpe post referendum, gli uomini azienda e quelli che sono passati da essere considerati “vicini a Forza Italia” a intervistare il segretario del Pd in esclusiva. Quelli che hanno lasciato Ballarò in polemica con la libertà d’informazione declinata sullo schermo da Massimo Giannini e poi hanno ricevuto in dono poltrone di prestigio, e quelli che sono rimasti sempre in sella: centrodestra, centrosinistra, governi tecnici, ricevimenti in casa del presidente della Repubblica nell’attimo stesso in cui avveniva l’elezione al Quirinale. È viale Mazzini, il servizio pubblico televisivo sul quale Milena Gabanelli ha acceso i riflettori. Con la decisione di autosospendersi fino a quando non sarà varato un nuovo piano per le news, la giornalista ha fatto catalizzare l’attenzione nazionale sulle tante cariche del servizio pubblico. “Non me la sento di mettere la faccia su un prodotto che non firmo (non essendone il direttore responsabile)”, ha dichiarato la giornalista, che aveva ricevuto la proposta dal direttore generale della Rai, Mario Orfeo di codirigere Rai News e gestire il sito dell’all-news.

Un incarico importante ma subordinato comunque al direttore di Rai News Antonio Di Bella: a lui avrebbe dovuto fare capo ogni giorno la donna che è considerata il simbolo del giornalismo d’inchiesta televisivo. Per 20 anni autrice e conduttrice di una trasmissione di successo – Report che ha mandato in onda centinaia di scoop, Gabanelli è infatti per il servizio pubblico quello che Leo Messi è per il mondo del calcio: una fuoriclasse d’indubbio valore. Non c’era dunque niente di meglio da assegnargli che la condirezione di Rainews? E se così fosse, chi sono allora oggi gli uomini e le donne che gestiscono l’informazione in viale Mazzini?

Il renzismo primo modello: Campo Dall’Orto – Al piano più alto ovviamente c’è appunto Orfeo, che oltre a essere dg ricopre ad interim anche la Direzione Security & Safety. Nell’ufficio da direttore generale il giornalista è arrivato dal Tg dell’ammiraglia il 9 giugno 2017 per sostituire Antonio Campo Dall’Orto. Renziano della prima ora, animatore della Leopolda fin quasi dalle origini, l’ex direttore de La7 era l’uomo installato da Matteo Renzi al vertice di viale Mazzini nell’estate del 2015. Il giorno in cui il premier prometteva su twitter “via i partiti dalla Rai” era lontano. Sarebbe diventato lontanissimo due anni dopo, quando il fido Campo Dall’Orto sarà silurato. Il motivo? Il rapporto con l’ex premier – già compromesso dopo la batosta del referendum – si rompe dopo l’inchiesta di Report sul salvataggio del quotidiano l’Unità e i benefici che ne avrebbe tratto la nuova proprietà, la Pessina costruzioni. L’ex dg non aveva ostacolato la messa in onda della trasmissione di Rai3, subissata nelle stesse ore di lettere per minacciare querele, e alla fine si era dovuto arrendere al cda che aveva bocciato il piano delle news.

La scalata di Orfeo: il “golpe renziano” – A sostituirlo ecco Orfeo, ex direttore del Mattino e del Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone, già numero uno del Tg2 dal 2009 su proposta dell’allora dg Mauro Masi ai tempi del governo di Silvio Berlusconi, poi promosso alla guida del principale telegiornale del servizio pubblico da Luigi Gubitosi, quando a Palazzo Chigi sedeva Mario Monti. Nel giugno scorso, dunque, ecco l’ennesimo passo avanti in carriera con un solo voto contrario tra gli otto membri del cda: quello di Carlo Freccero, che durante le dichiarazioni sulla designazione di Orfeo ha provocatoriamente proposto se stesso come dg, annunciando di voler chiedere “un’audizione pubblica in Vigilanza per sapere chi è più competente”. Quell’audizione, ovviamente, non ci sarà mai.

Di Bella all news – Al vertice di viale Mazzini Orfeo trova al suo fianco Monica Maggioni, eletta presidente nel 2015 insieme a Campo Dall’Orto, e capace di resistere a quello che i deputati del Movimento 5 Stelle hanno definito “golpe renziano”.  Dopo Maggioni, il primo canale all-news nato in Italia è stato affidato ad Antonio Di Bella, già direttore del Tg3 e di Rai 3 (prima del reintegro di Paolo Ruffini) e figlio di Franco, direttore del Corriere della Sera costretto alle dimissioni dopo la diffusione della notizia sulla sua iscrizione alla P2 di Licio Gelli. Nei giorni della promozione di Orfeo, Antonio Di Bella sembrava destinato a prenderne il posto: la strada verso la poltrona del Tg1 gli è stata sbarrata da Andrea Montanari, già direttore del Giornale Radio del servizio pubblico radiotelevisivo, ma soprattutto ex vice dell’attuale direttore generale. Montanari può contare su sei vice: Maria Luisa Busi, Raffaele Genah, Costanza Crescimbeni, Gennaro Sangiulano, Francesco Primozich e Filippo Gaudenzi.

Nomine e vicenomine – Dal 18 febbraio 2016 Rai 1 è invece diretta da Andrea Fabiano, catapultato al vertice  della prima rete quando aveva appena 41 anni, ex vice di Giancarlo Leone, che lo ha avuto al suo fianco persino come assistente universitario al corso di Economia e Gestione dei Media alla Luiss.  Da qualche mese gli è stato affiancato – come vicedirettore con delega su La Vita in Diretta e Domenica In – Andrea Vianello, già al vertice di Rai 3 prima che il nuovo corso renziano gli preferisse Daria Bignardi (che nel frattempo ha abdicato, dimettendosi nel luglio scorso). L’organico della prima rete, però, è vasto: Claudio Fasulo è il responsabile dell’intrattenimento, Giovanni Lomaglio è il responsabile Contenitori, Valorizzazione Teche e Territorio, l’intramontabile Gigi Marzullo vicedirettore con delega sui programmi notturni, Roberta Enni responsabile di cinema e fiction, Ludovico Di Meo vicedirettore con la responsabilità di Rubriche informative e di servizio, istituzionale e inchieste (delega su UnoMattina).

Da Mediaset a Magnolia – Passando al tasto numero due del telecomando, c’è Ilaria Dallatana a dirigere. Cresciuta in Mediaset ed ex vicepresidente di Magnolia – di cui era stata tra i fondatori insieme ad un altro renziano della primissima ora come Giorgio Gori – riveste il ruolo di direttore di Rai 2 dal 18 febbraio 2016 e già nel luglio successivo ha dovuto fronteggiare accuse di censura. Il motivo? Una scena di sesso gay tagliata dalla serie Le regole del delitto perfetto . Il suo braccio destro è Marco Giudici, che si occupa di cultura e società, mentre Fabio Di Iorio, autore di lungo corso, è il responsabile dell’intrattenimento. Il conduttore di Voyager, Roberto Giacobbo, ricopre invece la vicedirezione con la responsabilità dei programmi divulgativi. E il tg? Quello è nelle mani di Ida Colucci dall’agosto 2016. In passato spesso indicata come vicina a Forza Italia e al centrodestra, Colucci è autrice dell’intervista in cui il premier Renzi andò all’attacco della “vecchia guardia Pd“, nel settembre del 2014. Cinque i suoi vice: Giovanni Alibrandi, Stefano Marroni, Rocco Tolfa, Carlo Pilieci e Andrea Covotta.

Il Tg3 val bene una messa –Fresco fresco di promozione è Stefano Coletta, a luglio passato alla direzione di Rai 3 al posto dell’uscente Bignardi, punta di diamante dell’annunciata rivoluzione della televisione pubblica, prima testa a rotolare dopo la decapitazione di Campo Dall’Orto. Il telegiornale del terzo canale è invece diretto dal 6 agosto 2016 da Luca Mazzà, arrivato per sostituire Bianca Berlinguer (ora alla guida del confermato programma di approfondimento Carta Bianca). Dieci mesi prima di quella nomina Mazzà si era dimesso da responsabile di Ballarò. Il motivo? Dopo l’attacco del deputato dem Michele Anzaldi in commissione di Vigilanza – “Tg3 e Rai 3 sono un problema, non seguono il partito”-  e gli stessi virgolettati di Renzi – che aveva parlato di “talk del martedì che fanno meno audience di Rambo” – l’allora conduttore Massimo Giannini aveva voluto replicare all’ex premier e al Pd con un editoriale sulla libertà d’informazione. Mazzà – ma anche Vianello che guidava la rete – era contrario: con il conduttore c’era stato un “confronto franco e aperto”, dicevano fonti interne al programma, ma alla fine il responsabile di Ballarò aveva chiesto di non ricevere il testo dell’editoriale via mail, dimettendosi poi da supervisore del programma. Un chiaro modo per prendere le distanze dalla linea di Giannini. Meno di un anno dopo otterrà la poltrona di direttore del Tg3, dove ha quattro vicedirettori: Maurizio Ambrogi, Carmen Santoro, Giorgio Saba e Pierluca Terzulli.

Saltare un giro – Senza dimenticare il Tgr (dove la “r” sta per “regione”), incorporato dal Tg3: dall’ottobre del 2013 il direttore della Testata Giornalistica Regionale è Vincenzo Morgante, promosso da Gubitosi (prima era caporedattore del Tgr Sicilia), confermato da Campo Dall’Orto e con amicizie di un certo livello:  era tra i pochi estranei – se non l’unico – ammessi in casa da Sergio Mattarella per seguire l’elezione al Quirinale davanti alla tv insieme alla famiglia. Chiudono il conto i sei vicedirettori di Di Bella a Rai News: Alessandro Casarin, Mirella Marzoli, Filippo Nanni, Lorenzo Ottolenghi, Sabina Sacchi ed Enrica Toninelli. Gabanelli seppur con la delega “allo sviluppo dell’area web e del data journalism” sarebbe stata una fra tanti. Ha preferito aspettare.

(Ha collaborato Giulio Pasqui)